Il lungo sguardo e dintorni

Ogni tanto compro l’inserto culturale della Repubblica “Robinson” e trovo qualche articolo interessante. Uno di questi è stato scritto da Massimo Recalcati dal titolo “Vittimismo”. Lo psicanalista inizialmente fa una distinzione dalle vittime di abusi, volenze e ingiustizie sociali e chi invece “fa la vittima” e si sofferma proprio su questo che negli ultimi tempi ha assunto il carattere di una vera e propria epidemia di massa e come non dargli ragione? Guardiamo solo l’aumento esponenziale dei ricorsi ai TAR e accade anche nei social dove l’odio colpisce con particolare violenza insomma è rarissimo trovare qualcuno in grado di riconoscere le proprie responsabilità e invece aleggia la paranoia di congiure, accordi segreti, complotti o dell’ambizione sfrenata e immorale di avversari o colleghi. La vittima, in questo caso, manifesta aggressività ed è proprio questa la base del vittimismo ipermoderno, non si soffre più per il senso di colpa anzi si esige che questa condizione sia pubblicamente riconosciuta, sostenuta e difesa.

Dopo la lettura dell’articolo ho pensato a due cose:

Primo. Il libro che ho appena finito di leggere “Il lungo sguardo” di Elizabeth Jane Howard. Ricordate il film “Il sesto senso” dove tutto viene scoperto alla fine e il vostro cervello va all’indietro per rivedere le scene alla luce della scoperta fatta? Ecco il libro è così. Prima pensi che la vittima sia lui poi lei, poi pensi che siano due stronzi e poi ritorni a difendere lei a arriva così la fine e scopri tutto! In alcune parti è un po’ scontato stilisticamente parlando però migliora e  la fine vi ripaga. Non è un capolavoro ma è scritto bene e potrebbe essere uno di quei libri da ombrellone insomma per rilassarvi in modo costruttivo e senza movimentarvi troppo l’equilibrio già precario. E l’articolo di Recalcati ritorna, nessuno dei protagonisti riconosce le proprie responsabilità e la storia va all’indietro fino all’inizio e voilà, vengono svelate le colpe di tutti e loro che hanno fatto le vittime per tutto il libro, stronzi!

Secondo. Premetto che un argomento frivolo. Io seguo l’Eurovision ogni anno e anche se a qualcuno può sembrare strano che una tipa snob e saccente può guardare tale manifestazione kitsch potrei tranquillamente obiettare che voi mi avete dato questa definizione perché io non mi sento saccente e snob anzi la mia ignoranza è infinita e senza limiti e leggendo lo penserete. Quest’anno ero sicura che l’Italia potesse vincere, avevamo tutto pure la scimmia e invece vince il Portogallo con Madredeus dei poveri, alla faccia di Mengoni e poi scopri che il cantante è malato di cuore insomma ha un sacco di problemi fisici potrebbe morire da un momento all’altro e tu pensi “Ah ecco, spiegato tutto”. Nulla da togliere al vincitore anzi è una bella canzone però ritorniamo alle parole di Recalcati. Il mio cervello in tre secondi fa questo ragionamento “E’ malato quindi per questo l’hanno votato” e io mi sento vittima del buonismo dilagante. E’ tutta colpa loro e insisto e persisto nella mia idea non vi sembra pericoloso? Io sì! E stiamo parlando solo di una gara sonora!

L’articolo si conclude con “Il vittimismo è una postura dell’uomo ipermoderno che non sa più affrontare l’urto tragico e scabroso col proprio destino. Se qualcosa va storto bisogna trovare un colpevole e bisogna che questo colpevole non coincida mai con noi stessi” ah caro Recalcati sante parole hai scritto. Se non mi avessi fermata avrei scritto una marea di stronzate sull’Eurovision, sì lo so, è solo una gara sonora, ma è nelle piccole cose che si vede l’essenza della consapevolezza.

Grazie!!!

W Moldova!

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7 pensieri su “Il lungo sguardo e dintorni

  1. Sull’Eurovision (da cui sto lontano come starei lontano da un appestato, mi scuso ma certa musica non la reggo, massimamente in TV) pure mio figlio grande ha detto la stessa cosa che hai pensato te. Uguale.
    Ma e’ il format dilagante, qualsiasi “reality” si guardi. L* sfigat* ha una carta in piu’ da giocare contro la bravura: il destino cinico e baro, la vita matrigna che con l*i s’e’ accanita piu’ che con te.

    (apprezzerai l’uso del sessualmente corretto basato sugli asterischi, spero :-P).

    E alla gGente piace di piu’ immedesimarsi in uno sfigato che in uno bravo, da sempre…

    1. Ma io mica lo guardo la musica? Principalmente lo guardo per come sono vestiti dei cantanti, le scenografie e i balletti (ricordo ancora quello della Svezia che vinse un paio d’anni fa, molto carina la scenografia) e poi vedi le tendenze nei paesi (quest’anno andava di moda Frozen) e poi è veloce l’Eurovision (poche parole dei presentatori e solo l’ultima serata dura di più) insomma Sanremo più organizzato!!! Autoreferenzialità assente e cosa più importante si notano le alleanze dei paesi anche nella musica. Storicamente l’Italia viene sempre votata da Albania e Malta insomma i blocchi sono chiari (i paesi scandinavi si votano sempre tra loro).

      Il bravo scatena invidia e parlo del bravo non di quello che azzecca la trovatina di moda del momento sia chiaro… e credo che lo amare lo sfigato sia nato con la religione cattolica ma c’è qualcosa in più … il vittimismo dilaga dagli anni ’90 da quando ci siamo resi conto che diventare ricchi non è una cosa realizzabile così e ci siamo incazzati insomma quando ci siamo accorti che l’illusione tipo Milano da bere era una grande pigliata per il culo e ci siamo incazzati e quindi ecco il vittimismo… io credo ecco!!!

      Apprezzo i tuoi asterischi … 🙂

      1. Eurovision é molto di piú 😂 immagina che l’anno scorso ha vinto l’Ucraina e quest’anno la Russia non ha partecipato… Credi ancora che siano solo canzonette?? 😋

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