Sogni

Effetto Dostoevskij

“Oh please save me, save me from myself. I can’t be the only one stuck on the shelf. You said you’d always fall for the underdog”

Ci sono posti che s’incollano al cervello e li cerco dovunque, con le mani faccio cornici per inquadrare alberi o skyline che mi riportano là, anche se poi in quei posti ho provato sempre qualcosa che mi faceva girare la testa e in fondo non ci stavo proprio benissimo ma erano silenziosi e dimenticati, non segnalati da cartine, lontani dal centro e sconosciuti e si possono contare su una mano sola. Sono posti in cui non riesco a stare ferma come se ci fosse qualcosa di bollente sotto le suole delle mie Converse. Sono posti dove soffro di agorafobia e sembra di essere ritornati ai tempi dell’adolescenza dove la prima angoscia causava vertigini e tremori e c’era qualcuno che mi prendeva. Ora so difendermi con l’analgesico e non ho bisogno di nessuno. Il dottor K. ha trovato la dose adatta solo a me.

Stamattina vorrei dire alla mia segretaria che non mi passi nemmeno una telefonata perché ho un problema grave in famiglia e vorrei rimanere sola. Vorrei ordinare alla mia segretaria di dire in giro che non posso avere un altro bambino così con una bugia mi difendo da chi non si fa mai i cazzi suoi puntando tutto sul vittimismo. Vorrei dire alla mia segretaria se mi girasse gentilmente il caffè senza sputarci dentro perché l’ho vista ieri mentre lo faceva, stronza. Invece lei continua a fissarmi, in fondo non riesce a capire come io sia il capo della baracca, mi odia e io odio lei con le sue unghie rosse, i tacchi, i capelli biondi e le minigonne in fondo si sa che i primi nemici delle donne sono le donne stesse, almeno da queste parti funziona così.

Mi sono chiusa nella mia stanza. Ho sopra le dita l’analgesico, potrei ingoiarlo e fotterlo il dolore, come sempre del resto, ma una luce bianca mi ha accecata e ho provato un forte dolore al centro del cervello e sono svenuta. Mi sono risvegliata sotto un cielo nuvoloso e non c’era nessuno, ma nell’aria c’era la voce della mia segretaria che cantava una triste ninnananna. Mi sono voltata e ho visto un buco sulla strada. Non l’ingoio l’analgesico. Mi fa male al fegato. Mi dispiace. Mi sono nascosta per troppo tempo per non sentirlo il dolore. Ho spento la mia vendetta per non farmi male. Ho cancellato la rabbia con la cazzata del perdono. La mia segretaria si è messa al centro della strada con i suoi tacchi a spillo, un corto e stretto vestito bianco e con quelle unghie rosse, si è messa le mani sui fianchi e mi ha detto che non sono adatta alla lotta e che sono destinata come tutti alla morte celebrale. Non servo ad un cazzo e poi tutti dicono in giro che sono un tipo curioso, un genio ma curioso. Non ho niente di femminile, ho troppe fisse e fobie, ho sempre un viso pensieroso, mi dissocio spesso e con i miei stati di necessità sfrutto le persone. Ho buttato l’analgesico a terra e la stronza mi ha preso per i capelli e mi ha spinto verso il buco mentre continuava ad urlare “Sei una perdente e i perdenti vanno nel buco. Hanno vergogna di farsi vedere. Prendono l’analgesico per non rompere le palle. Puttana, vai nel buco”. Mi ha fatto cadere in ginocchio e ho visto l’entrata del buco. Buio, solo buio ed ho sentito un leggero fruscio ed una mano mi ha toccato i capelli. La morte. Sono sicura è la morte. La stronza spinge dall’alto per farmi cadere nel buco dove c’è qualcuno che mi aspetta.

Mi sono svegliata con un urlo e alzando gli occhi verso il soffitto sono svenuta, anche questa volta c’era qualcuno che mi ha salvato in fondo anche i perdenti possono piacere, stronza di segretaria.

 http://www.youtube.com/watch?v=Evn5DTVCbLk&ob=av2e


 It’s all in my mind

And you know I’m fine,
but I hear those voices at night
Sometimes…
The starmaker says it ain’t so bad
The dreammaker’s gonna make you mad
The spaceman says everybody look down!
It’s all in your mind
It’s all in your mind

Appena apro gli occhi c’è un’ombra di essere umano su un muro. Tocco l’ombra ed è bagnata, sembra quasi come se qualcuno si fosse vaporizzato dal troppo calore. Guardo l’orizzonte a destra e a sinistra, niente e nessuno. Anch’io voglio lasciare il segno. Impasto del fango e lascio l’impronte delle mie mani. C’è una bicicletta appoggiata al muro, inizio a pedalare, mi dirigo verso delle nuvole nere e dietro di me c’è il sole. Amo complicarmi l’esistenza. Mi alzo sui pedali.

Volevo dirlo ieri sera al tizio del bar che era inutile vantarsi di essere un’artista o poeta oppure di farmi tutti quei complimenti perché il sesso mi fa praticamente schifo e infatti l’ho dirottato sulla donna al mio fianco con le unghie dipinte di azzurro così sarà contento di sentirsi vivo e di lasciare il segno almeno su di lei. E che non mi si venga a dire che non sono un tipo caritatevole. Io penso sempre agli altri pur di salvarmi.

Non conosco il suo nome ma l’incontro ogni mattina al bar. Ho contato i segni sul mio braccio, ne faccio uno tutte le volte che lo vedo, sono venti. Qualcuno però mi ha detto che ha una donna, il contrario di me in tutto, snella, bionda, sorridente e socievole. Quando arrivo alla festa sono tutti in maschera, le candele illuminano questo odioso carnevale. Il palazzo Grimani s’affaccia sul Canal Grande, tutta questa acqua un giorno mi farà impazzire. Non volevo venire ma qualcuno mi ha detto che lui è lì. Entro nel salone principale e un uomo viene verso di me, si toglie la maschera ed è lui, quello che vedo ogni mattina.  Ma lei dov’è? Qualcuno mi prende per le spalle e mi tira a sé, mi prende la mano e mi costringe a correre dietro di lui. È un uomo. Urlo disperatamente di lasciarmi la mano.

“Non voltarti mai per nessuno motivo nemmeno se ti chiamasse Dio. Corri” mi urla mentre corre. Sembra un viso conosciuto ma sono troppo impegnata a non inciampare nel mio vestito da sera per concentrarmi a dargli un nome e poi come cazzo potrei riconoscere Dio dalla voce. Sento un’onda di calore dietro il collo e vedo il mio vestito bianco iniziare a diventare rosso “Fermati, perdo sangue” urlo “Non stai morendo, non è arrivato il tuo momento, non ti avrà. Corri”. Ha un vestito nero con tanto di gilet e cravattino ma sulle sue spalle vedo specchiarsi della luce, è fuoco. Il palazzo va a fuoco. Stiamo andando tutti a fuoco. Vorrei voltarmi ma sento il calore alle mie spalle aumentare. Non c’è la faccio più. “Basta. Io mi fermo qui” urlo “Non fare la stupida. Stai zitta e corri” “A me zitta non lo dice nessuno. Hai capito. Bastardo”. Si ferma. Mi guarda direttamente negli occhi “Non ho fatto tutta questa strada per salvare una cretina. Eppure sei andata nella tempesta non temendo niente e ora non vuoi correre un po’, visto che ti fa anche bene. Almeno una volta nei tuoi incubi fatti salvare”. Sento un rantolo di qualche bestia dietro di me. “Corri” urlo e iniziamo a correre tra calle e campi fino ad arrivare ai leoni dell’Arsenale “Qui non arriveranno” dice. Abbiamo il viso pieno di fuliggine “Ma si può sapere che cazzo vuoi da me?” e con uno strattone riesco finalmente a liberare la mia mano dalla sua, “Ti ho salvato la vita, dovresti baciarmi oppure svenirmi tra le braccia” “Stronzate all’Indiana Jones. Pensa, è la prima volta che esco viva da un mio incubo. Vuoi vedere che la mia mente si sta normalizzando?” e mi tocco le tempie. “Il creatore di sogni non la pensa così e ti perseguiterà fino alla fine dei tuoi giorni”  “E tu lo sai quanti giorni mi mancano alla fine?“ lui sorride “Ci provi sempre a leggere il futuro” mi avvicino “E quindi come premio dall’avermi salvata vorresti un bacio. Cazzo,  è uno stupido premio in uno stupido sogno“ “Ebbene sì lo voglio” Lo bacio “Vedo che non ti faccio nemmeno tanto schifo” “No tu no!” e continuiamo a baciarci.

Apro gli occhi, cazzo, non sono sudata, non ho urlato e sorrido al pensiero di non essere morta o guardare qualcuno morire … c’è qualcosa che non va ma come al solito il problema è tutto nella mia maledetta testa, solo nella mia maledetta testa.
http://www.youtube.com/watch?v=UFRrwBQxjbI&feature=related

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