Giorni selvaggi

Foto in evidenza di Surf’s up

Venezia quando è invasa dall’orda dei barbari ( ossia i turisti) si sente una frase ripetitiva tra le calli “Ma questi una casa non c’è l’hanno?” non so perchè ma io sorrido sempre. Dalle mie parti invece si dice “Statta’ a’ casa” ma non sorrido e conosco il motivo. La prima è una domanda, la seconda è un’affermazione. La prima sembra quasi preoccuparsi del fatto che i barbari non abbiano una casa, possiede un pizzico di compassione invece la seconda è semplicemente un mandarti in quel posto con un linguaggio pulito. E se i barbari a casa loro non stanno bene? E se avessero scelto di girare il mondo? A queste domande risponde Conrad con il bellissimo libro Lord Jim “Vaghiamo a migliaia sulla faccia della terra, illustri e sconosciuti, conquistandoci al di là dei mari la fama, la ricchezza o solo un tozzo di pane; ma mi pare che per ciascuno di noi il ritorno a casa sia come una resa dei conti”. La stessa frase lo riletta in Giorni selvaggi di William Finnegan e mi sono sentita al sicuro.

Giorni selvaggi dovrebbe essere un libro sul surf e invece è un’altra cosa. Oddio di surf se ne parla eccome ma sembra uno strumento per non vivere (fino ad un certo punto) oppure una scusa per non tornare a casa e non prendersi delle responsabilità infatti il libro è l’autobiografia del giornalista William Finnegan che gira il mondo alla ricerca delle più belle onde dove poter fare surf. Ora scritto così sembra una noia di libro invece non è così, in fondo ognuno di noi con la sua vita attraversa momenti importanti della storia del mondo. Sfido chiunque a non ricordarsi cosa stava facendo l’11 settembre 2001 poi c’è chi diventa parte di una storia del mondo e altri no ma comunque abbiamo sempre qualcosa da raccontare. L’autobiografia è proprio una bella cosa!

Il libro ha vinto il premio Pulitzer 2016 ed è anche stato consigliato da Barack Obama (poi leggendo il libro si scopre anche il motivo). Io l’ho comprato per il titolo e la copertina ma anche perchè conosco William Finnegan per alcuni suoi interessanti reportage di guerre e ammiro il suo stile, volevo intrufolarmi nella sua vita e voilà, ecco l’autobiografia.

Il surf nel libro è il modo per scoprire e girare il mondo, è semplicemente una lente d’ingrandimento. Conosco persone che fanno dei grandi viaggi ogni anno ma sembra solo per mettere una X sul mappamondo e finisce lì. Diverso invece è scoprire il mondo con uno strumento, tutto cambia e tutto ti cambia. Notate delle differenze da chi torna da un viaggio organizzato da un’agenzia e da chi cerca dei territori con determinate caratteristiche? Io sì.

E’ un bel libro da leggere perchè c’è tanta musica buona e tanti scrittori ottimi menzionati. E’ un bel libro da leggere perchè forse nelle pagine ritroverete qualche avventura della vostra vita e infine è un bel libro da leggere perchè Finnegan solo ora scrive sui posti dove trovare delle buone onde e questo mi sembra bellissimo ed esaltante. Quando ho spiegato al mio ex collega dai capelli rossi che trovavo questa cosa esaltante, mi ha guardato e subito mi ha chiesto “Perchè?” e ho parlato per circa 30 minuti, non preoccupatevi, quando scrivo faccio il riassunto. Grazie ai social veniamo a conoscenza di posti bellissimi dove vengono pubblicate foto e anche indicazioni (dove dormire, dove mangiare, cosa comprare etc etc) e qui che cambia tutto ma perchè lo facciamo? Lo facciamo per essere illustri e ricercare la fama? Lo facciamo per avere tanti “like”? Sinceramente credo che lo facciamo per sentirci ammirati però non calcoliamo le conseguenze, siamo troppo presi dal sentirci “sotto i riflettori” che non siamo consapevoli che ogni scelta causa conseguenze (leggendo la cronaca anche gravi). Leggerezza? Stupidità? Non so, semplicemente non ci fermiamo quei tre secondi per calcolare sulla bilancia i pro e i contro, siamo presi tanto dall’essere ammirati che dimentichiamo di chiederci “Sono pronta per sopportare le conseguenze?”.

Il giornalista Finnegan che ha girato il mondo per cercare l’onda perfetta non ha mai scritto sui posti dove andava ai primi giornali sul surf perchè non voleva che le sue onde libere fossero sfruttate, insudiciate e rovinate. E gli altri surfisti? Loro non hanno tenuto il segreto e quindi questi posti “dimenticati da Dio” sono diventati resort esclusivi oppure peggio hanno costruito strade e gallerie per farli raggiungere più facilmente da tutti. Io la penso un po’ come Finnegan, trovo esaltante avere delle foto solo per me e trovo esaltante nasconderle al mondo.

Un libro gentile, ecco così lo definirei e nel mondo abbiamo bisogno di tanta gentilezza!!

Surfin Usa  poteva mancare?

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7 pensieri su “Giorni selvaggi

    1. Mi fai sorridere lo sai??? Ed é una cosa buona. La maggior parte dei tuoi commenti sono sulla difensiva, “io non son sono cosí” o “io non leggo questo” ma io mica giudico. Lo sai che ti avevo pensato alla fine del post? Ora arriva lui e mi scriverá qualcosa sulla California e invece no, mi hai fatto sorridere anche in questo! 😊sei proprio un bel tipo ma questo giá lo sapevo e quando vieni a Venezia avvertimi cosí ti faccio vivere l’esperienza del bivaccare tra le bellezze di questo posto!!

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