Bullet park

“La paura è autocoscienza portata a un livello più elevato”

Io di John Cheever non ho mai sentito parlare ma poi vengo colpita da questo titolo “Bullet Park” (pubblicato nel 1967) che mi ricorda una canzone degli U2 e lo prendo dallo scaffale della libreria. Leggo dietro e scopro due righe scritte da Philip Roth. Sono consapevole che potrebbe essere una fregatura del tipo “Tu scrivi bene di me e io scrivo di te bene” ma poi penso che questi sono americani e non italiani. Kurt Vonnegut spendeva parole di encomio per Richard Yates e cazzo era vero. Richard Yates era bravo, sfigato ma bravo. Leggo un po’ della storia e mi frega. Storie di famiglie americane. Due personaggi dal nome strano “Hammer” (Martello) e “Nailles” (Chiodo) poi succede qualcosa nella storia. Poi scopri che Cheever abbia vinto anche qualche importante premio e quindi mi avvio alla cassa sperando che questi euro (otto/50 per la precisione) siano spesi bene.

Soldi spesi molto bene solo per il fatto che prende per il culo chi lavora con la mente umana. Non nascondo che non sopporto gli psicologi. Mi rovinano la mia esistenza lavorativa. Alcuni mi osservano durante le riunioni e io vorrei dire “Guarda che lo so di non essere normale. Sono una paranoica e fobica ma non rompo le palle a nessuno e ,cosa più importante, non ne parlerei con te e poi cazzo non ho la fissa di salvare il mondo”. Non trovo nessuna differenza tra i cattolici ferventi e gli psicologi entrambi hanno la sindrome del Salvatore ma i secondi si fanno pagare. Ognuno è libero di fare quel cazzo che vuole e di rovinarsi l’equilibrio come preferisce. Gli psicologi sono talmente bravi da farti venire fisse e paranoie e poi cazzo alla fine siamo tutti malati a livello sessuale. Ma chi non ha avuto problemi o ha problemi con il sesso? Siete patetici e poi sinceramente vi trovo anche un po’ pettegoli sempre a sparlare di quel paziente o di quell’altro paziente.  L’ultima stronzata che ho subito da questa categoria di onesti lavoratori? Una psicologa mi vuole far credere che sia “colpa” della cultura araba se un nostro ospite crede che tanti omosessuali in Italia siano conseguenza dell’acqua che beviamo. Ecco per me questo è un idiota e che non sia “colpa” della cultura araba. E’ un imbecille punto e basta! Ma torniamo al libro.

“Bullet park” è molto di più che un’accusa a chi potrebbe rovinarvi il cervello (oltre ai cattolici). E’ un continuo leggere di personaggi davanti e dietro. Uomo decoroso fuori e dentro corrotto. Famiglie perfette fuori e dentro le mura di casa con dinamiche malate insomma quello che ci circonda quotidiamente. Poi alcune volte mi chiedo anche perchè si mettono al mondo i figli e non ho una risposta convincente, alla fine forse per migliorare il genere umano? Ma vedendo i risultati credo che gli psicologi avranno molto da divertirsi e da rovinare. Io da parte mia ho scelto un ottimo lavoro, sfigati e guerre non mancheranno mai.

“Bullet park” anticipa “Rumore bianco” (1984) di DeLillo dove delle normali persone con normali esistenze iniziano a inghiottire pillole per sopportare il vuoto dentro.  “Bullet park” con l’alcool e pillole anticipa il Dylar di DeLillo.

Bello, bello, bello!!!

 http://www.youtube.com/watch?v=40XE9_L8OW0

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4 pensieri su “Bullet park

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