Niente di nuovo sul fronte occidentale

Avevo uno zio abruzzese che alla domanda “Ci sono novità?” lui immancabilmente rispondeva “Niente di nuovo sul fronte occidentale” poi  ho scoperto che dietro questa risposta si nascondeva un libro e un film. Mio zio ha fatto la II guerra mondiale ed è stato anche dato per disperso. La madre credeva che fosse morto a Taranto, invece lui a piedi e senza l’uniforme dell’esercito Italiano ritornò a casa mentre la famiglia stendeva il bucato. Mio padre non ricordava il fratello e quando vide quest’uomo sporco e puzzolente abbracciare la madre iniziò a correre per avvertire il padre che qualcosa di brutto stava succedendo. Mio zio inseguiva il fratellino per abbracciarlo e il fratellino urlava dalla disperazione “Chi sei tu?”. Storie di guerra e di rientri a casa.

La risposta dello zio “Niente di nuovo sul fronte occidentale” non era veritiera perché poi scoprivamo che qualcosa succedeva nel ridente paesino (morti, matrimoni e incidenti vari) e mio padre un giorno s’arrabbiò con il fratello e lui tranquillo rispose “Qualcosa succede sempre ma troppo lungo da raccontare. Troppo complicato e poi tu domandi genericamente e io genericamente rispondo”. Ecco, da quel giorno anch’io, come lo zio, rispondo così. Tale risposta non da modo di continuare il dialogo con inutili domande, in un certo senso rispondendo così tagli la conversazione e per una a cui non piace socializzare è la risposta perfetta e poi cosa cazzo vuoi rispondere ad un semplice e svogliato “Come va?” “Guarda in Siria sono morti 3 bambini, in America hanno scoperto uno che teneva segregate tre donne e per concludere è morto anche un mio zio, cazzo il mondo è proprio uno schifo e io mi sento sempre un cesso. Mio figlio rompe i coglioni e mio marito è sempre più preciso sembra che abbia sposato un ipotetico serial killer”. Vuoi rispondere così? No no quindi “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

Poi un giorno lo zio è morto e il figlio ha deciso di far venire fratelli, sorelle e nipoti a casa per prendere quello che volevano. Io andai nello studio e nella libreria notai che lo zio aveva molti libri di Erich Maria Remarque tra cui “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Non ho letto subito il libro, messo nella mia libreria e stato lì per un bel po’ prima di leggerlo.

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” racconta la storia di un gruppo di ragazzi che va al fronte nella I guerra mondiale come volontari e scoprono la tragedia della guerra e poi leggendolo scopri anche perché viene scritta quella frase alla fine del libro e capisci che dietro il fronte occidentale, come nella vita quotidiana, succede sempre qualcosa ma che agli altri può anche non interessare. Siamo interessati alle tragedie sotto casa, alle morti spettacolari e più muoiono e più diventano ne parliamo. Muore una persona in guerra o in semplice incidente stradale e allora? “Niente di nuovo sul fronte occidentale” tanto prima o poi dobbiamo morire tutti. Certo ne parliamo ma non aggiungiamo altri particolari , diciamo un breve “Poveretto” e continuiamo la conversazione parlando di cani o bambini. Amiamo la morte spettacolare e la guerra non ha niente di spettacolare e libri come questo vengono messi nel dimenticatoio perché la guerra ci sembra una cosa lontana. Ci piacciono più i libri dove la guerra è sullo sfondo e forse nasce anche una storia d’amore (vedi la Mazzantini). I libri che fanno male, come questo, meglio abbandonarli. I libri come questo dove si scopre che la guerra serve solo al potere e alla povera gente arriva solo la fame e alla disperazione lasciamoli stare. I libri come questo dove si scopre che il pacifismo non significa solo ripugnare la guerra e scendere in piazza con un bandiera costano fatica.

Nel 1933 i nazisti bruciarono e misero al bando le opere di Remarque ora ci pensa la cultura di massa. Viene quasi da pensare che cambiano gli strumenti per non farci pensare ma la zuppa è sempre la stessa ma forse non è così, forse l’uomo ha veramente modificato qualcosa però cazzo io non me ne sono accorta.

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16 pensieri su “Niente di nuovo sul fronte occidentale

      1. 1 – il libro deve essere ambientato in un epoca successiva all’anno in cui sono nato (1965)
        2 – non ci deve essere violenza
        3 – ci deve essere tanto sesso

  1. Anche mio padre favoriva questa risposta lapidaria. Lessi il libro da adolescente e, forse, feci male perche’ mi lascio’ mal disposta verso i libri di guerra – cosi mi limitai sempre e solo alle poesie di Remamrque. Forse dovrei riprenderlo in mano.

  2. Un gran bel libro sulla guerra, e non troppo citato, è per me “Nelle tempeste d’acciaio” di Ernst Jünger. Ne rimasi folgorato quando lo lessi tanto tanto tempo fa.
    Ciao, ancora vivo 🙂

  3. Bellissimo il libro di Remarque… fra l’altro a Savona alcuni forconi fascisti hanno tentato di far chiudere una libreria al grido “bruciamo i libri se non chiudete”… corsi e ricorsi storici…

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