Il buio oltre la siepe

David Foster Wallace scriveva che l’unico modo per “salvarci” da questi tempi era di essere compassionevoli e consapevoli. Quel “mettersi nei panni degli altri” potrebbe evitarci rabbie o non far aumentare in modo esponenziale incomprensioni. Ora spiegare che cos’è la compassione senza essere troppo “maestri” o troppo spirituali per me risulterebbe difficile quindi volete sapere come si vive pensando in modo compassionevole? Leggete un pezzo di vita dell’avvocato Atticus Finch e non avrete dubbi.  A me gli avvocati non stanno molto simpatici ma a voi questo non interessa, a voi serve solo un esempio reale di che cos’è la compassione e leggere “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee potrebbe esservi d’aiuto. Perché vi consiglio questo? E’ chiaro il motivo, leggiamo tante cose ma non riusciamo a renderle pratiche. Sapete quante persone leggono DFW e non capiscono un cazzo di compassione? Sapete quanta gente va in chiesa ma non capisce un cazzo delle parole della Bibbia? Tanta, ve lo assicuro e lo dico perché ho le prove ma siccome mi faccio i fatti miei, non sputtanerò nessuno. Leggendo “praticamente” cos’è la compassione in qualche cervello si diraderà la nebbia e diventerà realmente compassionevole e forse si comporterà meglio con i suoi simili, è chiaro adesso il motivo?

Lo so, lo so che questo libro è definito dal Presidente degli Stati Uniti D’America come uno scritto contro il razzismo e capisco anche perché lo dica ma secondo me c’è qualcosa di più che è proprio quello che cercavo di spiegarvi nelle righe di sopra. Nel mondo anglosassone questo libro è fondamentale ma anche qui è molto conosciuto anche perché fecero un bellissimo film con Gregory Peck, forse da noi non lo fanno leggere nelle scuole ed è un peccato, un enorme peccato. Ho sentito di certi libri che consigliano a scuola di questi tempi e ho avuto paura del futuro di mio figlio ma lasciamo stare, ci penserò io a costruire le letture di mio figlio sempre se vorrà diventare un lettore esperto sia chiaro.

Harper Lee era una grande amica di Truman Capote e dopo questo libro non pubblicò quasi niente, un po’ come Salinger e proprio come quest’ultimo anche lei vive in modo ritirato, non facendosi vedere troppo in giro e non rilasciando troppe interviste. Un po’ come Pynchon o lo stesso McCarthy. Nel suo libro c’è un personaggio Boo Radley che non esce mai di casa ma guarda e a modo suo aiuta i bambini protagonisti del libro. Vede il mondo solo e sempre dalla sua casa, quasi come ne avesse paura ed esce quando lo ritiene interessante e giusto, come dargli torto a queste persone che si nascondono? Anch’io vorrei vivere lontano da tutto e da tutti ma devo lavorare, devo socializzare per vari obblighi (esempio, scuola di mio figlio) e devo sentirmi dire che sono una tipa che da sicurezza quando io in realtà vorrei essere in tutt’altro posto in quel preciso momento. Vorrei essere tra le braccia di qualcuno che mi tranquillizza accarezzandomi i capelli e sussurrandomi “Va tutto bene” con questa canzone che faccia da sottofondo alla scena:

http://www.youtube.com/watch?v=xAUAFKZFeBg

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