La scopa del sistema

La domanda cruciale: Siamo maturi? Amiamo sinceramente? Questa attualmente bidimensionale membrana, la amiamo abbastanza da consentirle di fuggire da quel contesto opprimente esclusivamente all’interno del quale l’amore originario può venire esercitato e pseudo reciprocato? Riconoscendo la nostra incapacità di penetrare e fertilizzare e permeare e idoneizzare una membrana, un Altro, siamo noi disposti a lasciare l’Altro esca, torni fuori, in un luogo pulito e privo di odori dove esso Altro possa trovare appagamento, pienezza, inveramento di sé?”

David Foster Wallace scrisse “La scopa del sistema” a soli 24 anni. Io a 24 anni lavoravo a Bologna, frequentavo i centri sociali, avevo l’ossessione delle fughe quindi viaggiavo molto per il nord Italia e, cosa più importante, ero bravissima a mettermi alla prova incasinandomi con continui “esperimenti esistenziali”. Ma a 24 anni ero già convinta che avrei avuto difficoltà a gestire il mio rapporto con il mondo e che avrei attirato gente “strana” (avevo intuito femminile a quei tempi). Vi starete chiedendo: cazzo c’entra questo con un libro? C’entra, c’entra perché dopo che ho scoperto Wallace (anche dopo aver conosciuto il dottore Kambublus – ma fra i due c’è un legame), ho capito che non ho niente di strano.

Ma passiamo alla trama. Il libro racconta la vita della famiglia Beadsman e dell’improvvisa sparizione della nonna dall’ospizio con altri 25 persone. Famiglia strana questa con personaggi fuori dal comune, a partire dalla nonna, ex allieva del filosofo Wittgenstein, per poi continuare al figlio Stonecipheco III che amministra la fortuna della famiglia, una società che produce alimenti per l’infanzia. E ora vi presento i suoi tre figli, LaVache e John che abusano di droghe con la speranza di combattere le proprie angosce e poi c’è Lenore che lavora come centralinista per una casa editrice, ha due manie, una per l’igiene personale e la seconda per le Converse nere che indossa sempre. Il perno del libro è la ricerca da parte della nipote della nonna, ma accanto ci sono altre storie che meriterebbero un romanzo a parte, come Vlad l’Impalatore, un pappagallo che ingoia una droga (e poi si scoprirà un nuovo alimento per l’infanzia) e diventa una star di un programma di fanatici religiosi oppure lo psicologo che durante le sue sedute indossa una maschera a gas e ha gravi problemi psicologici forse più dei suoi clienti oppure l’industriale che mangia sempre perché vorrebbe ingoiare tutto l’universo. La trama in alcuni punti è un po’ confusionaria, compresa la fine, ma perdoniamolo Wallace  aveva appena 24 anni, ripeto 24 anni!

Leggendo il libro ho provato la stessa sensazione provata con “Infinite Jest” il sentirmi stranamente a mio agio nelle trame create da Wallace, i suoi personaggi sono la parte crudele di un pensiero, ogni dialogo è frutto di un inquietante ragionamento e ridi, certo ridi perché stai andando al centro dei pensieri, al centro da dove nasce tutto e quando uno dei suoi personaggi dice “Sai, certe volte è piuttosto difficile non essere verbali quando si vive in una famiglia dove tutti chi più che meno hanno la tendenza a vedere la vita come un fenomeno verbale” cazzo capisci che tu sei nel filone giusto, anche se dopo pensi che Wallace si è suicidato e che quindi la cosa è alquanto preoccupante.

Vorresti tirare fuori dal libro un personaggio come LaVache o Lenore per farci due chiacchiere e sentirti finalmente a tuo agio con qualcuno senza attuare i soliti copioni, parlare con qualcuno che pensa che la vita sia un fenomeno verbale e non uno schema da seguire con tappe obbligatorie, parlare con qualcuno che mette al centro la parola, e non tanto per fare sterile conversazione (da qui parte il concetto della socializzazione forzata).

Wallace non è uno scrittore per tutti, bisogna ammetterlo, ci vuole molta attenzione ma vi ripaga. Immaginatevi catapultati in discussioni filosofiche, psicoanalisi, libero arbitrio, ma voi siete, dalla testa ai piedi, imperniati di cultura pop, telefilm americani e marche quindi ditemi un po’, che ne esce fuori: ragionamenti, dubbi, fermate obbligatorie, traiettorie nuove di pensiero, costruzioni verbali di nuova invenzione, tutto questo per capire se il caso di distruggerlo o ripulirlo il sistema, con la scopa naturalmente.

Il lettore è lo spettatore privilegiato che si diverte a guardare la costruzione contemporanea del pensiero di Wittgenstein fatta da un Wallace di appena 24 anni e che cazzo volete di più da un libro? Uno scrittore vi fa entrare nella filosofia con le vostre armi e con le vostre dinamiche di pensiero, cosa volere di più?

Leggere un libro di Wallace è come fare un viaggio. I viaggi, il sesso, i libri servono per smuovere e nel movimento notare dinamiche che sembravano nascoste. Ma alcune volte si rimani infettati dall’indecisione di cosa essere e di cosa diventare, dalle paure, dall’immobilità, dai dubbi, dall’inquietudine di un Altro e il rischio che si corre è quello di indagare. La testa gira, il respiro diventa affanno, l’ansia ti assale per quello che si scopre, ti accorgi anche questa volta che stai vedendo qualcosa d’invisibile. Ma quello che vedi ad un certo punto non piace, ed hai paura, non è intuito, istinto o avere dei super poteri ma è semplicemente “rompere la membrana” e andare verso l’Altro che non è sempre un bene.

Leggete David Foster Wallace perché comprendere che la vita è un fenomeno verbale può realmente cambiarvi l’esistenza.

“Prima che tu vada via, dimmi cosa scoprirai quando leggerai la mia mente?” cantavano The Killers in “Read my mind” …

http://www.youtube.com/watch?v=zc8hbSM1zVo&ob=av2e


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6 pensieri su “La scopa del sistema

  1. Lo so che la mia è una domanda stupida ma ti giro una domanda che è stata fatta una settimana fa anche a me “Adesso che hai letto quasi tutto di Wallace, quale preferisci fra le sue opere e quale meno?” Domanda stupida che attende risposta stupidamente intelligente.

    (e intanto un buon anno soprattutto al figlio)

    1. Non lo so quale cosa migliore abbia scritto DFW. Quello più brutto? Non lo so. Avrei risposto cosi “Non lo so”. Risposta da scema. Mio figlio inizia a leggere e ti assicuro che l’unica cosa che vorrei da lui e quella di diventare un bravo lettore. Speriamo!

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