I manipolatori parte prima

“Chi nella vita manipola viene sempre ucciso!”

Una mia collega è risultata positiva al Covid e quindi per scrupolo decido anch’io di farlo e indovinate? Positiva. Telefono al marito per dargli la lieta notizia e iniziamo ad organizzarci per la convivenza. Telefono a mio figlio sedicenne che all’annuncio risponde “Mamma, non ti preoccupare. Stai tranquilla, andrà tutto bene”. Non capisco se mi sta prendendo per il culo da bravo adolescente o ha trovato la frase per la mamma ansiosa su Instagram.

Arrivo a casa, prendo tablet, acqua e tutto quello che mi serve per la settimana da reclusa poi mi blocco “Cazzo un libro!”. Guardo la libreria nella parte “Libri da leggere” e vedo Il capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff di ben 600 pagine e lo prendo “Ora o mai più”.

Non riesco a capire come possa aver comprato un saggio di una psicologa sociale poi ho un ricordo di un servizio di Presa Diretta di Riccardo Iacona che consigliava questo libro.

Nella mia settimana da quarantena ho organizzato le mie giornate. Mattina e finché c’era luce: allungamento muscoli con musica, lettura libro e notizie, giocare sul tablet. Pomeriggio: serie televisive su Netflix, video chiamate ad amici e famiglia, figlio dietro la porta che invia reels idioti e imprecazioni della positiva tra cui “Tu sei la vergogna di questa famiglia di snob!”

E su tutto aleggiava l’elezione del Presidente della Repubblica, gli italiani che erano reclusi in casa come me, gli italiani in terapia intensiva, gli italiani in Dad, gli italiani in auto sorveglianza, gli italiani che morivano sul lavoro, gli italiani che venivano manganellati dalla polizia, gli italiani che cercano lavoro e i politici impegnati nei loro giochi (e non sono nemmeno tanti bravi) e io che leggo la Zuboff! Se questa non è l’Apocalisse ci manca poco ad esserla.

In questo blog di quart’ordine ho sempre parlato anche dei saggi e credo che il Capitalismo della sorveglianza sia la chiusura di un cerchio iniziato con La classe compiaciuta. Il saggio della Zuboff non è per tutti, diciamolo subito, se non avete studiato un po’ di economia o filosofia non ne uscirete fuori, se non conoscete Burrhus Skinner siete fottuti. Dalla vostra parte però credo che conosciate: Google, Amazon, Apple, Microsoft, Facebook, Cambridge Analytica e anche 1984 di George Orwell alla perfezione e forse vi potete salvare!

Terminato il libro ho sentito il bisogno di farvelo conoscere (leggerlo non è per tutti, ci vuole coraggio) e presentarvelo nel migliore e breve modo possibile e mettervi in guardia dal nostro futuro, io da parte mia guardo con sospetto Alexa di mio figlio ma torniamo al libro.

Google è un’eccellente motore di ricerca ma ad un certo punto non faceva tanti soldi nemmeno con le pubblicità e rischiava di fallire e quindi cosa pensarono i nuovi imprenditori? Ottenere più dati possibili e non solo dai Mi piace e così ebbe inizio “l’estrazione del surplus comportamentale” e in questo rientra tutta la vostra vita che alla fine Google, Facebook e Amazon vi conosce meglio di voi stessi.

A tutto questo surplus aggiungiamo app, videogiochi, telecamere, elettrodomestici smart nelle case e anche nei giocattoli quello che ne esce fuori oltre che ad un Grande Fratello ma ad una specie di Dio che vi osserva e che vi manipola. Il gioco di cui sto parlando è stato già visto con Cambridge Analytica o con le stesse elezioni di Obama oppure quello che avviene in Cina per quanto riguarda il credito sociale che non è niente altro che una puntata di Black Mirror dal titolo “Caduta libera”. Ecco andatevi a cercare questa puntata ed è quello che prospetta la Zuboff (se il libro è troppo per voi, una puntata non vi fa male)

Quello che ci aspetta sembra una società tutto color pastello, tutti sorridenti dove non esiste la rabbia o la frustrazione, tutti uniti nell’amare gli animali o cazzate del genere insomma la disumanizzazione del futuro e dell’essere umano.

E qualche accenno e già iniziato infatti ti chiedi “Ma qui stanno impazzendo tutti?” no no non sono impazziti, siamo monitorati e reindirizzati verso cose superficiali come il festival di Sanremo con i suoi monologhi del cazzo e tutti a dire “Giusto, giusto” ma cazzo giusto questa è solo la superficie!

Tutti sorridenti e vestiti di rosa!

La Zuboff scrive “Il capitalismo della sorveglianza rischia di fare all’umanità quello che il capitalismo industriale ha fatto alla natura”.

E oggi leggo che Zuckemberg potrebbe chiudere Facebook o Instagram in Europa o meglio potrebbe eliminare alcuni servizi di questi social perché l’Europa vuole capire dove vanno a finire i dati dei cittadini europei in U.S.A. ecco noi abbiamo fatto solo una domanda e lui già si prepara e fallo Mark, taglia i servizi se hai il coraggio. Non lo farai mai perché noi siamo la tua merce sfortunatamente.

Siete mai stai sull’Etna? Se ci siete stati capite di cosa stia parlando. Arrivi su questo cazzo di vulcano con tanto vento che ti sposta la postura ecco il Capitalismo della sorveglianza ha lo stesso effetto, migliora la posizione del tuo corpo e se non sentite il peso del vostro corpo? Ah cazzi vostri ma a questo punto non sentirete nemmeno il peso della vostra anima e cosa posso dirvi? Non vestitevi di colore pastello, eliminate le app sul vostro cellulare, non usate elettrodomestici smart e cazzo iniziate ad essere meno ignoranti

P.S: La prossima volta scrivo delle serie televisive e anche lì vi tratterò malissimo

6 pensieri su “I manipolatori parte prima

    1. Black Mirror sarà anche datato ma alcune sue puntate sono spaventosamente reali diciamo che le serie tv come i libri di fantascienza indovinano come l’umanità si rovina. Un esempio, il film Minority Report è tratto da un racconto di Philipp K. Dick e se vedi come usano determinati strumenti per prevedere omicidi o attentati ebbene il libro scritto da Dick non è per niente datato anzi. Questo discorso vale anche per alcune puntate di Black Mirror.
      The Social Dilemma esce fuori sempre dal Sundance Festival, una perla di festival, della dipendenza dei social (nemmeno i video giochi scherzano) ne parla anche la Zuboff

  1. Nel paradigma della cittadina esemplare, che si informa, legge e segue le regole, sei il top (e non ti sto prendendo per il culo, ci tengo a precisare).
    Chiudersi in una stanza e autoinfliggersi un saggio sociologico di 600 pagine presuppone però un severo problema di autostima. Ma non tutto il male vien per nuocere, si dice.
    Il discorso “tanto comunque sanno tutto di te” io ricordo di aver cominciato a sentirlo da ragazzino quarant’anni fa, e forse vigeva anche prima (esisteva l’OVRA, tanto per dire). Ci credo fino a un certo punto, tant’è che organizzazioni sovversive o criminali, dotandosi di adeguati mezzi, hanno nel corso degli anni valicato e sbeffeggiato i protocolli di controllo intrapresi dalle istituzioni.
    Credo invece che esista una inconscia volontà di lasciarsi monitorare che una larga parte di popolazione mondiale abbia, e che sia parallela ad una necessità ontologica di reclamo di identità (“io esisto se tu mi osservi”).
    Poi c’è chi se ne fotte, come me.

    1. La cittadina esemplare arriva dai miei studi universitari e credo che volermi informare nasce anche dall’idea di non farmi fregare e prendere per il culo e come aver imparato l’albanese per capire cosa si diceva la gente quando io stavo in mezzo a loro. Io credo che qui non sia solo un problema di osservarci e monitorarci semplicemente è di non farci pensare più, di affidarci totalmente alle app per qualsiasi cosa, di non partecipare alla vita reale e politica della tua comunità e dove il pensiero critico viene zittito e sottolineo pensiero critico non le polemiche del cazzo che subiamo ogni benedetto anno (presepe nelle scuole, foibe, Sanremo e affini). Mi controllano lo so già, mi spiano ok lo so ma che addormentano il mio pensiero critico embè mi possono giare le palle??

      1. L’addormentamento del pensiero critico è un rischio che non corriamo, o almeno non lo corri tu, non lo corro io e neanche alcuni nell’esigua percentuale.
        Ma nell’esigua percentuale ce la suoniamo, cantiamo e sollazziamo tra noi medesimi, quando non singolarmente. Vi è il pericolo semmai non solo dell’isolamento, ma dell’induzione all’autoisolamento (la mia espressione ricorrente: “non capite un cazzo, mi avete rotto i coglioni e perciò andatevene tutti affanculo”).
        Questo persino io dico che è male. Ma poi lo faccio lo stesso.

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