40 anni da quel 23 Novembre

Sebastiano

Ogni giovedì io e la mamma andiamo a comprare la carne nel centro della mia piccola città. Usciamo da casa mano nella mano e attraversiamo la stazione degli autobus, la piazza con una grande fontana con i cigni. Bisogna stare attenti a questi animali. Una volta mi hanno beccato sulla mano, papà ha riso ma non c’era niente da ridere. Alcune volte i genitori sono senza cuore davanti ai piccoli dolori. Andiamo a piedi perché la mia città è piccola, dice la mamma, sarà anche così, però prima di arrivare a casa c’è una salita che mi toglie il fiato, ho solo 9 anni.

Nella macelleria ci sono polli, conigli a testa in giù e pezzi di carne. Nel negozio c’è anche un gallo vivo su una vetrinetta dove ci sono anche le uova. Io penso che avrebbero dovuto mettere una gallina perché è lei che fa tutta la fatica ma il macellaio ha risposto “La gallina non è bella come il gallo”. Ho detto che non è giusto. “Signora state crescendo un’altra femminista!” ha risposto lui. Non so cosa vuol dire la parola “femminista”. La mamma mi ha spiegato che è una donna che difende i propri diritti. Il verbo difendere mi piace. Mio cugino mi difende sempre quando giochiamo al Signore degli anelli, lui è Aragorn e io Frodo. Gli alberi difendono gli occhi dal sole con i rami. Le mamme difendono i cuccioli.

La mamma compra la carne e io osservo il gallo, i colori delle piume, la cresta rossa e le sue zampe che ricordano tanto quelle dei dinosauri. Il gallo però ha una zampa legata per non farlo scappare. A fine giornata viene messo in una gabbia e il giorno dopo ritorna al suo posto. Sulla vetrinetta il gallo mangia e fa la cacca, infatti c’è un po’ di puzza. Lui vede il mondo da lassù. C’è la piazza, la piccola chiesa dedicata a Sant’Anna e il vicolo dove ci sono dei negozi. Vede anche il negozio dove abbiamo comprato i Re Magi, io li metto sul presepe l’8 dicembre e ogni giorno li avvicino alla capanna e il 6 gennaio arrivano puntuali davanti a Gesù.

Io ho dato un nome al gallo, si chiama “Sebastiano” come il protagonista del mio libro preferito. Ogni tanto urla “Chicchirichì’” perché soffre con quella zampetta legata. La mamma mi ha detto che gli animali non hanno i sentimenti, io non sono d’accordo. Il gallo sogna la fuga e forse proprio per questo quando entro nel negozio non mi guarda mai negli occhi. Lui progetta solo la fuga. Ho detto a papà questa cosa dello sguardo e lui mi ha cantato una canzone dove si diceva che la gallina non è un animale intelligente lo si capisce da come guarda la gente. Io ho ripetuto che è un gallo e lui mi ha risposto “Gallo o gallina non è sempre la stessa specie?”. Io non sono d’accordo, anche gli uomini e le donne sono della stesse specie ma io vedo delle differenze. La mamma organizza sempre la giornata a tutti noi della famiglia e papà esegue gli ordini e sono guai se qualcosa non viene fatta come lei vuole. Questa cosa succede anche nella famiglie delle mie amichette e dei miei cugini.

Domenica, abbiamo mangiato a pranzo il pollo con le patate al forno. Io da grande non mangerò nessun tipo di carne perché secondo me gli animali hanno dei sentimenti, forse non sarebbero mai capaci di calcolare il viaggio dei Re Magi sul presepe ma sarebbero lo stesso gentili con Gesù. Mentre guardavamo la televisione è successa una cosa strana. La casa ha cominciato a tremare e qualcuno ha urlato “Il terremoto”.  Mi sono sentita tirare da papà e giù per la tromba delle scale. Arrivati davanti al portone, ho visto gente che piangeva e Generoso, il mio vicino di casa, che stava solo con il pigiama di Goldrake e il papà gli ha dato il suo maglione. Io e mia sorella siamo rimaste con la nonna mentre papà è andato a prendere la macchina nel garage e la mamma è di nuovo salita in casa per prendere delle coperte e i soldi. Mia nonna continua a ripetere di stare calme ma io ho detto “Ma nonna, noi stiamo calme, non abbiamo capito niente” e allora ci ha spiegato cosa fosse il terremoto.

Abbiamo dormito in macchina nel parcheggio dello stadio. C’era molta gente, sembrava quasi una festa, ma la radio parla di morti e macerie. Come sono morti? Forse sono caduti per le scale. Non siamo ritornati subito in casa, abbiamo dovuto aspettare una settimana che i Vigili del Fuoco controllassero l’appartamento, intanto siamo stati in Abruzzo dai nonni paterni. Ritornati in città, papà ci ha portato al centro storico. Non c’era più niente e lì ho capito come era morta le gente, sotto le case. Strano, la casa è un luogo dove mi sento protetta. Non c’era più nemmeno la macelleria e il gallo.

Èun Natale triste. La città ha perso un pezzo, come il signore che vive nel mio palazzo, non ha le gambe e ha sempre uno sguardo triste. “Andiamo a comprare il pollo?” chiede mia madre e siamo andate dove prima c’era la stazione degli autobus. Ora ci sono delle baracche tutte uguali e c’è di nuovo la polleria. Da lontano ho visto la vetrinetta e il gallo. “Èvivo!” urlo “No, è un altro gallo, dell’altro non si sa più niente”. Inizio a piangere “Morto un gallo se ne fa un altro” dice il macellaio. Chissà se vale anche per le persone? Loro se ne vanno chissà dove e a noi rimangono solo fotografie nella testa. Nonna li chiama ricordi, a me invece sembrano come le gomme da masticare che incollo sotto il banco di scuola e non se ne vanno più da lì, rimane sempre l’orma anche quando cadono.

Non sono andata più con mia madre a comprare la carne. Trovo sempre una scusa, non riesco a guardare la città nelle baracche. Non ci sono nemmeno più i cigni nella fontana, in giro si dice che l’hanno mangiati gli zingari. Non si può sostituire il mio gallo con un altro.

Chissà se i ricordi ti appesantiscono la testa?

4 pensieri su “40 anni da quel 23 Novembre

  1. Io invece ho pensato in questo quarantennale del giorno funesto a quanti sono quelli che non c’erano e non sanno nulla. Nulla. Neppure in che giorno accadde.

    1. Certo ma è anche vero che i territori ricordano bene… immagina che solo ora ho scoperto che nel 1990 un aereo andò a finire su una scuola di Casalecchio di Reno e nel 1990 ero abbastanza grande ma non ricordo nulla (ricordo Ustica, Bologna, Alfredino) ma di questo tragico tabula rasa… forse è anche vero che le televisioni o meglio i giornalisti anche loro dimenticano ma sul terremoto in Irpinia ne parlano sempre, un po’ per Pertini, un po’ per Zamberletti e la protezione civile, un po’ per i soldi “rubati” ma anche qui potremmo parlarne per ore come al solito la narrazione è sempre manchevole su certe cose

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