Il mio stile in lockdown

 

 

Sono viva. Non leggo più e ho capito anche il motivo. La lettura è un modo per essere sola, di difendermi dallo tsunami di parole e immagini quotidiane e quindi ora non ne ho bisogno. Cammino 40 minuti al giorno davanti alla tv con Leslie Sansone. Bevo ogni sera la Camomilla con la Melatonina ma non ho nessun effetto secondario tipo visioni o cazzate del genere. Peccato!

I miei capelli sono lunghi e lisci, ho utilizzato il rasoio elettrico con ottimi risultati. Ho aumentato in modo esponenziale la visione di fantascienza e di Rai 5 compresi balletti e opere liriche. Ascolto Sebastiano Barisoni su Radio 24, l’unica apertura sul mondo delle informazioni.

Cerco di gestire al meglio mio figlio quattordicenne proponendogli maschere per il viso e capelli,  pulizie di casa, bombolette spray su oggetti rovinati, andare sulla terrazza per godere un po’ di sole in santa pace e lui mi segue in ogni mia stranezza compresa anche quella di ballare due canzoni al giorno (una scelta da me e una scelta da lui).

Lavoro due volte alla settimana e mi emoziono vedendo Venezia vuota e silenziosa. Un vuoto bellissimo con un peso travolgente. L’altra sera ero sul pontile di Rialto, guardavo il Canal Grande aspettando il vaporetto. All’improvviso mi sono resa conto che sul Canale non c’era nemmeno una barchetta, niente di niente, solo un gabbiano che si lasciava dondolare dall’acqua. Il tramonto, il silenzio e gli occhi inumiditi dalla bellezza (come puttana fragile in cerca d’occasioni, so dove sta il delirio e trema il cuore, trema per un non so, trema per un non so che si trova a volte a caso). Cazzo, come sei perfetta Venezia! Roma, Napoli, Firenze vuote sono il nulla di fronte a Venezia, è l’acqua che fa la differenza mi dispiace, mi sfrego le mani come la strega di Biancaneve perché voi non potete venire a vederla!

Ho un rapporto conflittuale serio con la mascherina e i guanti in lattice.

Una volta alla settimana io e una mia amica via Messenger prepariamo uno spritz e alziamo i calici. Tutti i giorni sempre via Messenger gioco con mia nipote di 4 anni da Milano ridendo come una pazza perché mettiamo i filtri e facciamo quei giochini da dementi sotto lo sguardo indignato di mio marito. Ho creato un account Facebook per mia madre, l’obiettivo dovrebbe essere di video chiamarla ma credo che la quarantena non sarà sufficiente. Rido troppo davanti alle sue domande “Ma non capisco un cazzo di quello che dici?” continua a ripetere e a me fa male la mascella e gli addominali o meglio quelli che dovrebbero essere gli addominali, sia chiaro!

Ho un diario della quarantena dove annoto tutto quello che faccio, sogni e annoto quello che vorrei fare, vedere, ascoltare nei prossimi giorni. Vado in ansia egoisticamente solo al pensiero che tutto questa possa finire con un decreto.

Non sono paranoica, non ho più 24.000 pensieri al secondo, non vado in affanno e tutto fila liscio nel cervello.

Ascolto i C.S.I. mentre sono sulla terrazza e mi accorgo che la mia inquietudine è anche colpa loro. Nelle loro parole e musiche mi sento a casa, stranamente a casa.

Siamo finalmente persi dentro di noi e io persa dentro mi sento bene, finalmente bene!

Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore

8 pensieri su “Il mio stile in lockdown

  1. Che bel post! Anche io non riesco più a dormire, troppe alterazioni, troppo strano tutto. Ma la tua Venezia, ah, vorrei vederla, senza nessuno! Solo troppo, troppo alto il prezzo da pagare.

    1. Certo troppo alto il prezzo… immagina arrivi in stazione i vigili urbani ti fermano e dicono “Tirate fuori l’autocertificazione e mi raccomando distanza di sicurezza” (funziona così ogni mattina a determinati orari anche a sul pontile a Rialto) e tu hai scritto sul penultimo modello SONO VENUTA A VEDERE VENEZIA PERCHE’ UNA SIMPATICA BLOGGER HA SCRITTO CHE ERA SCONVOLGENTE … Il vigile urbano veneziano con mascherina guardandoti con cattiveria negli occhi (perché si capisce anche con la mascherina che ti odiano) ti dice “Signora questo modello non va bene e poi oh Signore Benedetto che cazo di motivo eh? Ma che cazo è na’ Blogger, Alvise?” Alvise è il collega che è naturalmente impegnato con il vecio senza autocertificazione e senza penna che deve andare in ospedale urgentemente e sta perdendo la pazienza perché non si ricorda dove ha messo la carta d’identità e sta tirando fuori dal portafoglio naturalmente mettendo tutto nelle mani di Alvise …. ecco ho iniziato una scena di un cortometraggio!!!! Potrei continuare con 24.000 immagini al secondo ahahahahaha

    1. Anche a me al solo pensiero mi vengono le lacrime agli occhi… il solo pensiero dei turisti a Venezia come negli anni passati accarezzo il lanciafiamme di De Luca

  2. Ti dirò: trattiamo. Lasciatemi due ore di tennis al giorno e poi per me possiamo andare avanti anche due-tre anni.
    Non so dire se la mia giornata e la mia vita siano migliorati, ma mi dà un delirante senso di onnipotenza sapere che ci sono chilometri di fibra ottica tra me e gli scassacazzo con cui posso relazionarmi quotidianamente in mutande e spremuta d’arancia, e levargli la corrente rabbuiando il monitor qualora mi girasse.
    Catastrofe a parte, non è bellissimo?

  3. Meglio precisare, altrimenti qualcuno potrebbe prendermi per matto: provo anche io come tutti orrore e smarrimento. C’è gente che muore. Aspetto che finisca. Intanto non posso fare altro che quello che fanno tutti: scappare e nascondermi.

    1. Il primo commento mi rincuora ma anche il secondo, da parte mia posso dirti che mentre vedevo immagini dai balconi provavo un sincero sentimento d’indignazione (fortunatamente sono a Mestre e qui non canta nessuno, ci sono solo le bandiere e anche quella della pace) io dopo aver ascoltato il numero dei morti (solo Barisoni sia chiaro ascolto ) accendo una candela perché quello che mi fa soffrire è la solitudine di queste persone che nel momento più buio sono da sole e anche i loro parenti non hanno quel conforto vitale ad affrontare la morte …. l’immagine della colonna dei camion militari che lascia Bergamo racchiude tutto questo mio dolore, è un immagine forte.

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