Leggero movimento

La salita non mi toglie il fiato, è una salita dolce come l’aria che respiri alla 6 di mattina. I miei polmoni nonostante le sigarette non sono in affanno. Salgo sui pedali perché mi piace sentire la bici e il mio corpo dondolare verso destra e sinistra. La musica nelle mie orecchie accompagna il movimento. Ho visto questo posto con il binocolo dalla mia casa che si trova sulla collina di fronte. E’ da due giorni che lo guardo. Ho studiato la salita, ho calcolato il percorso, ho visto i punti di riferimenti, ho disegnato una cartina e ora mi arrampico in un posto sperduto dell’Istria.

Mentre salgo penso a Sir John Franklin che cercava il passaggio a Nord-Ovest con il suo equipaggio, penso a Vollmann ma all’improvviso arriva il tuo viso, cazzo, perchè? La fatica dovrebbe farti concentrare sul corpo, i runners dicono che sentono i muscoli faticare, io non sento niente. Ho solo il cervello che fa strani collegamenti fra paesaggi, persone e situazioni. Visioni future, passate, false e vado in confusione. Alzo il volume della musica con la certezza che tutto questo movimento celebrale finisca.

Arrivo ad un incrocio e tiro fuori la cartina, devo voltare a destra e così faccio. Manca poco, una lepre mi attraversa la strada. La strada è in leggera discesa, pedalo più forte, “se uscisse una macchina adesso farei un bel salto”, cerco di tenere a bada i miei pensieri catastrofici, mi concentro sul campanile che finalmente vedo, la mia ricerca è finita.

E’ un cimitero! Butto la bici sul muretto di cinta. Entro e in mezzo alle lapidi c’è la chiesa con il suo campanile con sopra una croce di ferro che pende sulla sinistra. Piego la testa a sinistra per guardarla dalla sua prospettiva. E’ proprio la croce che mi aveva incuriosito. Una croce storta è una croce dimenticata. Inizio a camminare tra le lapidi, osservo i nomi, le date di nascita e di morte, faccio i calcoli a che età sono morti, ci sono nomi slavi ma anche italiani, intere famiglie, marito e moglie, bambini pochi.

Arrivo al lato opposto dell’entrata e il vento si fa più forte, il muretto di cinta arriva alle mie spalle e non riesco a guardare oltre. Mi arrampico, ora sono in piedi e davanti si apre un mare verde brillante, niente strade e case all’orizzonte immersi in un silenzio eterno. Avrei voglia di urlare ma non mi sembra il caso in un cimitero. Sento un rumore alle mie spalle, c’è una signora che sistema dei fiori, mi guarda, le sorrido e lei ricambia. Inizio a produrre pensieri su cosa pensa la signora ma fermo tutto, il vortice adesso no, ritorno al paesaggio.

Non voglio scendere da qui e vorrei che anche tu guardassi tutto questo perché sei un nostalgico ma caparbio come sei non l’ammetteresti mai. Averti ritrovato non so se mi faccia bene o male, una cosa è certa, alimenti la mia eterna inquietudine, l’inquietudine è come il dolore in fondo, devi imparare a conviverci. Non colpisce tutti ma una volta “malato” non ti lascia più. Puoi essere estroverso, allegro, socievole, divertente ma l’inquietudine è sempre lì in qualche parte del tuo cervello e crea pensieri, visioni tutte sue. Parte dal cervello ma è posizionata al centro dello stomaco. Sei ben consapevole dove colpire per provocare dolore però mi chiedo se il provocare tutto questo un giorno non ti faccia male perché io in fondo inquieta lo sono sempre con o senza di te, perché io nel tempo ho capito che guardare sempre avanti l’unica soluzione per non fare della nostalgia un macigno troppo pesante. Io sono inquieta e tu sei nostalgico. L’inquietudine ti accompagna sempre e ti rende mobile. La nostalgia ti rende immobile. Alla fine come è successo nel passato, io andrò avanti e tu rimarrai indietro. Grazie del tuo rientro.

Scendo dal muretto, torno a casa ma prima decido di scattare una foto veloce perché la mia inquietudine mi ha portato fin qua per poter scoprire un cimitero alla fine di una strada  e alla fine della valle, sorrido, sembra quasi la metafora della vita.

Arriva un messaggio sul cellulare “Salvini non c’è più” ecco ritorniamo alla base! Saluto la signora con un “Ciao”, lei ricambia.

Torno indietro alla vita reale dopo aver dato da mangiare un po’ alla mia inquietudine, per un po’ starai buona, stronza!

Backflip

 

 

6 pensieri su “Leggero movimento

  1. Ho apprezzato molto questo tuo scritto. Penso alle mie visioni istriane. All’inquietudine.
    L’inquietudine non è condivisibile, o almeno non è opportuno condividerla, è come lo spazzolino da denti, anche perchè difficilmente uno capirebbe quella di un altro.
    Però mi piace l’idea di qualcuno che rincorre la propria, sui pedali, anzichè fuggirla.

    1. Ho sorriso leggendo il tuo paragone sulla condivisione dell’inquietudine ma hai ragione. In Istria ho sempre tante visioni secondo me è il silenzio perenne che si trova in alcuni paesi.

    1. Infatti sotto l’aspetto letterario va bene ma ti assicuro che nella realtà è roba da prendere il nostalgico è buttarlo nel verde brillante 🙂

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