Maracaibo e dintorni

foto di Jean-Pierre Laffont

Quindici anni fa, mio marito e io fummo invitati da un nostro caro amico in un noto locale nella provincia di Salerno per festeggiare il suo compleanno. All’inizio non eravamo molto convinti di partecipare a tale evento per una serie di motivi. Il primo, il compleanno era di sabato e questo significava trovare orde di barbari elettrizzati dal divertimento imposto e il secondo era proprio il locale, allergici già allora della notorietà dei luoghi di divertimento di massa e alle passeggiate del fine settimana in centro per un triste gelato, non eravamo convinti. “Ma dai cediamo qualche volta. Non facciamo gli snob. Potremmo anche divertirci?” dissi e quindi accettammo l’invito.

Il locale era molto bello e fino ad un certo punto eravamo anche convinti di aver fatto la scelta giusta ma poi all’orizzonte si stagliò una figura detta anche “lo zio di Marigliano” e tutto cambiò. Questo pseudo cantante iniziò il suo repertorio da Gianna Gianna di Rino Gaetano a Maracaibo e proprio su questa canzone si aprì lo squarcio. Premetto che non sapevamo l’esistenza di questa canzone e chiesi ad un mio amico “Ma di chi è questa canzone?” e lui “E’ in un film di Jerry Calà ma tu dove vivi?” eh già dove vivo io.

La cosa sconvolgente è che proprio sulle note di questa “famosa” canzone” i clienti si scatenarono. Donne in atteggiamenti conturbanti sulle scale, uomini saltarono sui tavoli e sembravano tanti tifosi allo stadio e cazzo quanto urlavano insieme allo zio di Marigliano. A quel punto decisi di andare in bagno per trovare un po’ di pace e qui un tizio mi offrì una pasticca, era rosa con una faccina sopra. Io credo di averlo solo guardato e lui capì in un attimo che fosse stato meglio non insistere sulla vendita. Ritornando al mio posto ricordo ancora che pensai “Assumo droga per sballarmi su Maracaibo, ma vaffanculo, anche per drogarsi ci vuole un ottimo sottofondo musicale”.

La serata finì e mentre tornavamo in macchina iniziammo a fare le nostre osservazioni. Tra un “povero Rino Gaetano” “Tamarri in piena regola” (Tamarro: Giovane provinciale o di periferia che si sforza di adeguarsi ai modi di vita cittadini, ma in maniera eccessiva e volgare) “Maracaibo non è una città?” “Ah l’importanza culturale di Tony Tammaro” (se non conoscete Tony Tammaro non sapete cosa vi perdete, vi aprirà uno squarcio sulla realtà) arrivammo alla conclusione che l’orrore che avevamo visto almeno era contenuto un un locale come d’altronde alcune mete turistiche ad agosto insomma posti delimitati e ben conosciuti dove tu puoi anche non andare e come ci sbagliavamo!!!

In quindici anni il tamarro o la vrenzola (termine molto abusato della terminologia napoletana, usato in senso dispregiativo. Il termine oggi “vrenzola” viene usato per indicare donne ma anche uomini dall’abbigliamento “trash” e dai modi e il linguaggio sguaiato) hanno avuto un aumento esponenziale in tutti i settori a partire dalla moda e dalla musica insomma sono stati “sdoganati” e pascolano liberi in tutto il mondo.

E quando ho visto Salvini al Papeete beach (il loro slogan è We are the summer, non dobbiamo aggiungere altro) ho sentito “Maracaibo mare forza nove” ad alto volume che suonava nel cervello e mi chiedo, quando è iniziata la loro proliferazione? Certo i social network, il Berlusconismo, la sostituzione dell’essere all’apparire, gli influencer del nulla, i radical-chic della sinistra, gli anni ’80, il turismo di massa, la mancanza di cultura, il pensiero “anche se non hai soldi puoi mangiare a Positano, in fondo siamo tutti uguali”, la mercificazione dell’immagine e dei luoghi ma come possiamo cambiarli? Come smuoverli nella loro convinzione trash? Qualcuno si salverà, altri resteranno nel loro stagno. Se non si capisce la causa, non si può trovare la soluzione o no? E’ inutile scrivere, parlare, discutere se non riusciamo a capire il momento dello sconfinamento. Non avete capito che siamo in guerra contro l’ignoranza e che il futuro lo facciamo adesso?

E in questo squallido guardare scappo via in posti che fortunatamente sono l’esatto contrario del Papeete beach con la convinzione che chi sta al Governo non sa fare, cazzo, nemmeno una bella crisi di governo!!! Sono tamarri anche in questo.

Scappo con William T. Vollmann e non Pynchon quest’anno e anche con Lewis Carroll perché in fondo la letteratura può avere anche la forma di una pasticca rosa che al rientro ti faccia dire: “Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto — altrimenti non saresti venuta qui.” Ecco, appunto!

Sì sì sì No no no

10 pensieri su “Maracaibo e dintorni

  1. E’ irreversibile. Conviene scambiarsi gli indirizzi delle buone tane del Bianconiglio. Consigliami qualcosa di Vollmann, per cominciare (non ho letto niente, manco sapevo che esisteva).
    Buona pasticca

    1. Ah manco io sapevo l’esistenza di Vollmann ma prima un mio amico poi un altro e poi Franzen in un suo saggio insomma tutti a ripetermi Ma tu non hai letto ancora Vollmann? E quindi leggiamo sto’ Vollmann … ti dirò quando uscirò dalla tana è proprio sulle tane devi superare un test 🤔🙂

      1. I test mi danno l’ansia, ma magari più avanti perché no. Ho l’impressione che per me il famoso “confrontarsi” si risolva regolarmente in un disastro, ma prima della sclerotizzazione psico-fisica totale e definitiva ci si può riprovare… 🙂

  2. Eppure nella nostra vita abbiamo già assistito all’ergersi di monumenti ideologici fondati sulle sabbie mobili dell’imbecillitá e dell’opportunismo (il craxismo, il berlusconismo, il renzismo).
    Qui c’è, in aggiunta, un surplus di ignoranza e meschinità che fa ben sperare per l’accelerazione di una rovinosa caduta.
    Io non ho intenzione di scappare, ma conto di saper scansare le macerie e attenderò con piacere l’arrivo di sciacalli e avvoltoi che si avventeranno sui resti.

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