La fine della fine della terra

I selfie sui ponti di Venezia sono le foto più gettonate. Si baciano, ridono, bocche alla Joker o ammiccanti, dita in segni di vittoria, cuori con le dita e coreografie a secondo del destinatario della foto, posizioni strane, sederi e seni pronunciati ma è giusto un click poi in un secondo tornano composti: non sorridono più, i sederi tornano nella posizione anatomica giusta. La gioia che trapelava dal selfie dopo un secondo è noia, giusto lo sfizio di far credere che si è contenti ma che poi hai i cerotti al calcagno perché Venezia ti ha distrutto quello si può anche non fotografare. Ti sei perso nel labirinto veneziano e ti trascini, quello non si fa vedere. “Guarda un ponte! Facciamoci un selfie” è un attimo.

La capacità con cui passano dalla bocca a cuoricino con occhi dolci ad un viso stanco e incazzato è strabiliante, rimango sempre sbalordita, sento un brivido lungo la schiena. Fermiamoci un po’ su quel secondo di cambiamento di stato. Io di un essere umano che passa in un secondo da uno stato emotivo all’altro non mi fido. E’ lo stesso secondo che serve per trascinare il dito sul tuo smartphone. Un solo secondo per mandare avanti le immagini e notizie. Un solo secondo per spingerti dal ponte e farti scomparire. Un solo secondo per essere un assassino. Un solo secondo per far parte di una baby-gang e uccidere un uomo. Un solo secondo per scrivere (non rileggendo) la propaganda della tua vita meravigliosa da ministro. Un solo secondo per riempire il tuo tubo digerente, peccato che quello che mangi esce anche dalla bocca e non solo dal tuo ano. Un solo secondo per tirare il grilletto di una pistola per poi urlare “Mi sono sbagliato” con le mani alzate. Un solo secondo per salutare il Duce mandando affanculo anni di Resistenza!

Ah Misericordia!

Kierkegaard, in Aut-Aut, prende in giro “l’uomo indaffarato”, per il quale darsi da fare è un modo per evitare di guardare a se stesso con sincerità. Magari vi svegliate di notte e vi accorgete di sentirvi soli nel vostro matrimonio, o di dover pensare a ciò che i vostri consumi stanno facendo al pianeta, ma il giorno dopo avete un milione di piccole da fare, e il giorno dopo un altro milione. Finché sarete impegnati  con le piccole cose, non dovrete fermarvi ad affrontare le questioni più grandi. 

Questo piccolo pezzo è tratto dall’ultima raccolta di saggi di Jonathan Franzen dal titolo “La fine della fine della terra”, ecco i saggi servono per fermarci e pensare un po’ chi cazzo siamo ed essere padroni anche di quel misero secondo.

E adesso che viaggiamo su questa strada slovena, ascolto le tue parole che raccontano avventure ai confini con la Bosnia e come sei bravo ad uscire dalle situazioni pericolose. Mi sento inebriata e orgogliosa delle tue confessioni maschili. Sorrido mentre guardo tutte questo verde che circonda la strada. Sono rapita dalla situazione, io che mi sento sempre fuori luogo in questo momento sono di essere consapevole di essere al posto giusto e al momento giusto. Mi volto e in un secondo sono rapita dalla tua bellezza slava. I tuoi capelli biondi sono perfetti con il verde dei prati sloveni. Gli occhi azzurri sono perfetti con i raggi del sole che entrano dal finestrino. Colpita e affondata da cotanta perfezione!

“Perché sorridi?” “Perché ho vissuto un secondo come fosse un’eternità” “Sei una poetessa mancata” e tu sei il mio Narciso!

Dammi un’altra identità in un secondo!

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2 pensieri su “La fine della fine della terra

  1. Tantissimi anni fa sono passata attraverso la Slovenia (allora ancora Jugoslavia, sembra un secolo) e ricordo che mi ha colpito il verde e la bellezza di questa regione.
    Complimenti per il secondo perfetto sulla strada slovena (Faust ci avrebbe venduto l’anima al diavolo…) e per la bella analisi degli pseudo “secondi perfetti” che fanno invariabilmente il paio con i veri secondi infernali.
    Un saluto

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