Lettera al mio giudice

I’ve had dreams like that, Aleksandra Waliszewska

Questo governo alimenta la mia paranoia o meglio, il colpevole che alimenta la mia paranoia è il Movimento 5 Stelle. Il loro scimmiottare quotidiano mi riporta indietro nel tempo in cose già viste, sentite e lette anche nei libri. Oddio anche La Lega ricorda qualcosa di già sentito e un po’ come il nazismo nello stato primordiale che scandiva parole come “onestà, onore e rettitudine” ma la paranoia ha bisogno di qualcosa di più sottile, qualcosa che distorce la realtà.

Brindisi dai balconi, presentazioni in pure stile televendita, sorrisi e baci sembrano scenari di puro marketing e poi c’è “la Casaleggio Associati” con la sua piattaforma Rousseau. La ciliegina sulla torta è la scheda stile poste-pay per il reddito di cittadinanza, scheda in cui verranno registrati tutti i movimenti e poi c’è Mimmo Parisi. Ma chi cazzo è Mimmo Parisi? Inoltre un paio di settimane fa qualcuno del Movimento diceva che i vicini di casa dei destinatari del reddito dovevano denunciare strani comportamenti di questi ultimi e la paranoia si trasforma in ansia.

La parola che si ripete nel mio cervello è Controllo, pensate un po’ ai dati sensibili che questa scheda potrà contenere e sappiamo che i dati sono soldi, ecco io mi chiedo chi li gestirà questi dati? Insomma sappiamo tutti cosa faceva la Cambridge Analytica di Steve Bannon con i dati o no?

La paranoia è una brutta bestia, lo sa bene anche il protagonista del libro “Lettera al mio giudice” di George Simenon. Il libro è una lunga lettera che scrive un carcerato al suo giudice per trovare comprensione. Il personaggio è accattivante, all’inizio si prova anche pietà. E’ il lettore il suo giudice e dovrà farsi una semplice domanda alla fine del libro “Potrei diventare anch’io un assassino?”.

Un personaggio descritto come quel gran scrittore di Henry James e una situazione altamente esplosiva come quella di Henry Green in Partenza in gruppo ma se nei libri di Green percepisci qualcosa di terribile ma poi non succederá niente, nel libro di Simenon l’omicidio arriva ed è dirompente. La stessa ansia provata quando ho letto quel piccolo capolavoro di Emannel Carrère “La settimana bianca” oppure “Mentre morivo” di quel farabutto di William Faulkner.

E ora che sono sulla terrazza del mio palazzo immersa in una fitta nebbia senza telefonino fissando un paesaggio inesistente e fumando una sigaretta, credo che le domande siano un ottimo inizio per alimentare la paranoia perché dove non si hanno risposte e lì che il cervello inizia a sciogliersi in percorsi senza logica e vedere mostri antichi e demoni già combattuti nella Storia.

Ora vi chiederete “Cosa cazzo fai sulla terrazza se c’è nebbia e non si vede niente?”. La nebbia mi fa sentire al sicuro, nasconde tutto: i demoni, le paure, i rumori arrivano attutiti, le responsabilità, le paranoie.  Ondeggio a tempo di una musica che risuona solo nel mio cervello, mimo i movimenti di una provetta nuotatrice e vorrei che nella nebbia si stagliasse la figura di qualcuno che non c’è più, mi abbracciasse e cadere in un fugace attimo catatonico.

La nebbia è un ottimo luogo per nascondersi da tutto e tutti anche dal Grande Fratello!

Link da riscoprire perché la curiosità non uccise il gatto anzi lo riportò in vita: 

La settimana bianca

Partenza in gruppo

Mentre morivo

 

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2 pensieri su “Lettera al mio giudice

  1. Qualcuno ha detto che nessun politico é di sinistra dopo che ha assunto il potere. Credo sia una profonda verità applicabile a tutti i colori politici ed a tutte le ideologie.
    Ami la nebbia, sento pertanto il dovere di fotografarla attentamente.

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