Il risultato è sempre lo stesso

David Foster Wallace in un’intervista affermava che scriveva per provocare un leggero dolore al lettore quindi io ho sempre pensato che quel dolore fosse un indicatore di qualità e non mi sbagliavo.

Ho letto due piccoli libri totalmente diversi tra di loro. Uno è Vite minuscole di Pierre Michon (scrittore francese con un titolo interessante) e l’altro Episodi incendiari assortiti di David Means (scrittore americano con un titolo esaltante) ma entrambi provocano l’indicatore di qualità.

Vite minuscole è una poesia continua, riferimenti a pittori e scrittori importanti ma con leggerezza e al punto giusto mai a caso. Immagino lo scrittore con un pinzetta e con una lente d’ingrandimento alla ricerca della parola perfetta da inserire nella frase, ore e ore in quest’azione certosina. Una scrittura perfetta e senza una sbavatura. Sono racconti che vanno indietro nel tempo e nella sua famiglia e rispondono alla domanda “Da dove arrivo?”. Io lo darei il Premio Nobel a questo scrittore. Un uomo paziente che cerca di provocare un leggero dolore al lettore e viene da pensare “E’ proprio francese questo qua” e il pensiero va Alla ricerca del tempo perduto di Proust.

Episodi incendiari assortiti non ha niente di poetico. Crudo e duro e non ricorda Carver sia chiaro, con una scrittura che ha l’effetto di un incendio sulla carta e nel tuo cervello e vedo lo scrittore con il ghigno mentre trova la parola esatta. Un uomo selettivo che cerca di farti andare indietro nel tempo in un attimo. E ricordi così all’improvviso di quella volta che con il tuo migliore amico alla fine di un matrimonio con i piedi nella piscina del ristorante parlavi se il matrimonio dei nostri amici avesse resistito al tempo e alle intemperie (il matrimonio è fallito ma fu una bella festa) con un bicchiere di vino tra le mani e se, nell’eventualità ci fossimo sposati chissà che fine avremmo fatto “Una fine di merda” disse il mio amico. Ubriachi come eravamo ridemmo per ben 10 minuti. Io invece ero innamorata del mio migliore amico ma naturalmente lui non lo sapeva … episodio incendiario, direi! Anche qui, piccoli racconti ma con una forza esuberante. Lui è proprio americano, lui guarda avanti nei racconti, parte da un personaggio e poi si aggancia ad un’altra situazione, chiude una scena e ne apre un’altra ancora più forte insomma un genio del racconto. Io darei anche a questo qua il Premio Nobel ma lui non ha chance.

Due libri perfetti con una scrittura come una 5° di reggiseno, io li amo entrambi in fondo il risultato è sempre lo stesso: la lode incondizionata!

E come lettore ti senti come Lemon to a Knife Fight  già dalle prime pagine comprendi che è inutile prepararti alla battaglia cercando di distrarti per difendere l’equilibrio. Le immagini che raccontano ti trascinano e tu non puoi far niente altro che provare quel leggere dolore in fondo non sono mai stata un eroina. Cerco di fuggire ma poi ritorno sempre là e mi stuzzicano l’immaginazione perché cosa cerco come lettrice in un libro? Solo di sentirmi ancora viva e il leggero dolore serve anche a quello! Bisogna soccombere qualche volta, non puoi sempre vincere. Bisogna soccombere davanti a quei dolori che non puoi sconfiggere e cantare le lodi al vincitore.

 

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3 pensieri su “Il risultato è sempre lo stesso

  1. Mi piace il modo in cui ti fai annientare dai libri.
    C’è sempre un libro che ci sta cercando, e quando ci troverà non avrà nessuna pietà per noi.

    1. Annientare mi é sempre piaciuto come verbo e penso che tu abbia trovato la parola esatta (anche tu) in fondo davanti alla bellezza e perfezione di alcuni libri, soccombere é la posizione giusta ma il verbo annientare da anche l’idea del dolore. Bravo!

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