Zona disagio

Ognuno di noi si è trovato un modo di “perdere” tempo. Chi legge, chi va dal parrucchiere o dall’estetista, chi viaggia o chi ha l’amante insomma qualcosa si deve pur fare. Personalmente oltre a leggere mi piace visitare i luoghi importanti per la Storia specialmente quella militare perché la vittoria di una battaglia cambia il futuro del mondo. La battaglia di Trafalgar nel 1805, la battaglia di Stalingrado del 1942 o la battaglia di Waterloo nel 1815 sono solo degli esempi.

Quando arrivate sopra il leone monumento di Waterloo e guardate il panorama vengono i brividi. Immaginatevi le giubbe rosse e blu pronte per l’attacco, il rumore dei cannoni, il fumo nei polmoni e sentirete anche la paura nell’aria. Mettete un piede sulla spiaggia di Utah Beach in Normandia e guardate l’orizzonte. Il 6 giugno del 1944 qualcuno disse che l’orizzonte era tutto nero, erano le navi della coalizione a renderlo così e il cielo sembrava cadere. Sono posti dove vi sentirete a disagio, un po’ per i tanti morti che ci sono stati ma anche perché siete dei semplici “turisti” e per altri invece quei luoghi hanno un significato diverso. Ricordo ancora quando in un museo in Normandia un anziano canadese davanti ad una teca di vetro mi spiego per un’ora il fucile (caricamento, pulizia, potenza di fuoco) che portava mentre sbarcava sulla Juno Beach quel giorno e negli occhi aveva un’espressione di esaltazione. Non sapevo cosa domandargli, ero davanti ad un pezzo di Storia ma poi la domanda arrivò “Lei quando guarda l’orizzonte adesso cosa vede?” “Io adesso non lo vedo l’orizzonte, i miei occhi sono pieni di lacrime” “Allora l’esaltazione che vedo nei suoi occhi adesso è semplicemente la sua vita che ha continuato?” lui sorrise “Eh già, signorina”.

Questa estate sono andata a Caporetto in Slovenia, ho fatto trekking sulla linea di guerra dove noi italiani abbiamo perso 70.000 giovani e anche qui ho provato una sensazione di disagio. Mio nonno paterno c’era stato a Caporetto con Cadorna e poi si ritrovo con Diaz ma come lui continuava a ripetere “L’importante era essere ritornati a casa e aver difeso l’onore” anche lui ritornò a casa grazie al suo fucile e con qualche medaglia da mettere in una bella vetrinetta. Mio nonno disse che le medaglie le davano a tutti i sopravvissuti e non perché si erano distinti in azioni di guerra. Io non gli credevo, già aver difeso la vita era da premiare con una medaglia.

In questi posti si è tenuta stretta la vita affidandola ad un fucile o ad un elmetto e quando si ritorna da turisti si sente nell’aria quella disperata voglia di vivere mescolata alla morte creando una Zona Disagio.

E questo sentimento deve essere lo stesso che ha provato Jonathan Franzen quando è ritornato nella casa dei suoi genitori per venderla dopo la morte della madre. Ci si sente a disagio perché lì c’è un pezzo della tua storia ma a distanza di anni non gli appartieni più anche se, ti piaccia o non ti piaccia, fai parte di quella casa e di quelle ridicole foto al muro! E che forse non ti discosti più di tanto dai tuoi “odiati” genitori” e che forse non ti discosti più di tanto dai quei giovani che hanno difeso la vita affidandosi ad un fucile e ad un elmetto in fondo una famiglia in una casa si può trasformare in un campo di battaglia dove ognuno cerca la sua zona benessere (il padre di Franzen la cercava aumentando la temperatura degli ambienti) e come quei giovani su a Caporetto cercavano la loro zona benessere forse in una sigaretta, in una lettera all’amata, nella celebrazione di una Messa.

Nella Zona Disagio si staglia la verità a lettere cubitali e l’esaltazione nei tuoi occhi è semplicemente la capacità di convivere ogni giorno con un dolore che ti porti dentro (per Franzen la morte della madre, per il militare canadese la morte dei suoi amici sulla Juno Beach) .

Nella Zona Disagio alimenti il tuo dolore di vivere ma nello stesso tempo affronti la vita con l’esaltazione negli occhi anche per onorare chi ti ha dato la vita e chi la vita la persa per la patria o quei valori che riteneva importante.

Ho letto sull’Espresso n. 46 un articolo di Michela Murgia dove voleva trasformare la parola Patria in Matria per sconfiggere i nazionalismi e difendere l’importanza dello ius soli. Oltre all’avermi fatto fare una bella risata tanto che alla fine mi dolevano le guance e mio marito si è spaventato accorrendo subito nello studio, ho pensato subito a mio nonno sopra a Caporetto che alla mia domanda “Nonno e se invece per combattere per la Patria tu avessi combattuto per la Matria?” e mio nonno abruzzese avrebbe risposto “Patria o Matria sempre a quel posto lo prendevo in quella trincea?” … Riflessioni da radical-chic quindi aria fritta credendo che la trasformazione delle parole modifichi come per magia il mondo e la Storia, peccato che la Storia umana si evolva anche attraverso le guerre, i nazionalismi e la morte che fortunatamente ci circonda e da tutto un senso anche nell’autobiografia di Franzen a questo tempo che noi chiamiamo VITA!

Getway

Annunci

7 pensieri su “Zona disagio

  1. Bel post: quanto a coloro che hanno la ridicola pretesa di cambiare la percezione della realtà semplicemente cambiando le parole, forse credono che gli altri siano altrettanto rintronabili quanto lo sono stati loro. Grave errore quello di proiettare se stessi sugli altri.

    1. Non credi che il proiettare se stessi sugli altri presuppone anche una mancanza di rispetto e un ego infinito? Cmq la sig.ra in questione mi fa troppo ridere, mia sorella s’incazza e mi dice “Ma come fai a ridere?” “E che cazzo dovrei fare? La rabbia fa male solo a me, meglio che rido”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...