Miniera. Lavoro. Vivere

“Strano questo posto? Ferma la macchina”

“Ma perché?”

“Perché qui c’è qualcosa che mi piace”

“Sarà un altro posto disperato”

Così per caso ho scoperto una miniera da visitare in Friuli Venezia Giulia. Quando si parla di miniere il mio cervello va alla novella di Giovanni Verga “Rosso Malpelo” e ricordo che è stato il mio primo regalo al mio amico dai capelli rossi americano. Quando ho messo il casco giallo per entrare già avevo le palpebre leggermente aperte e il respiro si è fatto più intenso ma era talmente tanta la curiosità di vivere la miniera che ho messo tutto in ordine prima di salire sul trenino che ci avrebbe portato più giù. Il trenino andava e io pensavo “Chi cazzo mi ha ordinato di salire sopra sto’ coso?”. Sentivo freddo ma sotto quel casco sudavo, affianco a mio figlio sorridevo. Mio marito e il mio amico erano dietro e ad un certo punto sento mio marito chiedere “Ma stai respirando?” “Credo di sì. Sono ancora vivo?”. Ho sorriso, mio marito ha fatto bene a non farmi sedere affianco a lui. Dopo 50 minuti dove sono riuscita a controllarmi per rispetto di mio figlio, volevo uscire al più presto e poi la guida dice che i minatori facevano turni di 8 ore … 8 ore sottoterra? Io sottoterra posso starci sola da morta, ho pensato, tanto di qua esco e non mi perdo come Rosso Malpelo. Ho scoperto che la guida era un ex-minatore e lo guardavo intensamente: “Vuoi smetterla di fissarlo?” “Devo capire prima le caratteristiche fisiche e dopo quelle mentali di chi faceva il minatore” ho risposto a mio marito “Oltre per portare tanti soldi a casa questi sopportavano di tutto e come facevano?” “Ma perché non riesci mai a vedere le cose superficialmente, a te gli abissi ti affascinano. Guarda il tuo amico sta correndo per parlare a quel povero minatore”. Mi sono voltata “Eh no, anch’io” e l’ho raggiunto correndo. Siamo stati con l’ex minatore per 20 minuti.

L’esperienza mi ha fatto pensare a tutti quei romanzi che ho letto sulle condizioni di lavoro e di sfruttamento minorile ma anche i romanzi dove descrivono l’ambiente di lavoro e di tutte quelle relazioni che qualche volta ti rovinano la giornata. Io e il mio amico americano abbiamo scritto una lista in macchina mentre allegramente andavamo incontro alla verde Slovenia e voglio condividerla:

  1. Tempi difficili– Charles Dickens
  2. La giungla – Upton Sinclair
  3. Furore – John Steinbeck
  4. Post-Office – Charles Bukowski
  5. Vivere – Henry Green
  6. Il sogno di una cosa – Pier Paolo Pasolini

Ma il libro “Vivere” di Henry Green in questa lista è il migliore di tutti. Henry Green che ha lavorato in fabbrica come dirigente, visto che il padre ne era il proprietario, possiede una straordinaria capacità di descrizione ma non dal lato delle condizione operaria ma proprio di quelle dinamiche ciniche che si riflettono dei dialoghi e sono proprio i dialoghi l’arma migliore di questo scrittore perché è proprio nelle parole che le persone dicono agli altri il loro modo di Vivere!

Non è un romanzo di denuncia come David Copperfield di Dickens o La Giungla, questo romanzo va in profondità e dove la classe operaia viene snocciolata attraverso le loro parole e non fanno sempre una bella figura perché negli abissi tutti “facciamo un po’ schifo”. I suoi dialoghi sono un bisturi, ecco cosa sono! Grande scrittore questo Henry Green!

Alcune volte la sua scrittura potrebbe risultare noiosa (chi dice che è così, ama la vita easy) ma non è il termine adatto, io direi “impegnativa”, facciamo un esempio, qualche volta nei nostri dialoghi non rimaniamo concentrati e spariamo cazzate oppure le dicono gli altri ma noi non ascoltiamo o meglio non vogliamo impegnarci nell’ascolto perché capire chi si nasconde dietro quelle parole comporterebbe andare negli abissi, ecco Henry Green ti costringe a impegnarti!

Lui – “Potremmo scrivere un racconto su una miniera, che dici?”

Lei – “Certo, sarebbe una continua descrizione medica sui sintomi dell’ansia e simili. Uno scritto da malati quali siamo”

Lui – “Forse hai ragione. Ho l’ansia solo a rivivere il trenino”

Lei – “Ora avrò l’ansia appena vedrò un casco giallo in giro … meno male che degli operai di Fincantieri sono blu”

Lui “Qualche volta anche gialli. Non ti mettere a dondolare nel bus”

King Krule – Easy easy

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