V.

Una volta all’anno devo leggere un libro di Thomas Pynchon sennò come faccio ad alimentare la mia paranoia? Volevo rileggere Vineland e invece ho letto V. ma lasciamo stare, forse le cose non succedono a caso, non esistono coincidenze sono punti fermi nella tua storia e vengono liquidate come “strane coincidenze” giusto perchè è troppo complicato ragionarci sopra.

V. è il primo romanzo di Pynchon e potrebbe essere un libro per conoscerlo. E’ definito il libro padre del postmodernismo ma in realtà noi sappiamo che prima troviamo Le Perizie di Gaddis e dopo Comma 22 di Heller ma non diciamolo in giro, tanto noi poveri lettori per difenderci dobbiamo fare i tonti.

Abbiamo due principali protagonisti: Benny Profane e Herbert Stencil, mentre il primo è uno schlemihl  l’altro è impegnato nell’inseguire una donna per tutto il mondo che è la causa della morte del padre di Stencil. Il libro è un vortice ma chi legge Pynchon questo già lo sa ed è consapevole di cosa stia affrontando ma è proprio questo lo splendore di un libro di letteratura postmoderna e specialmente in Pynchon. Buttarsi nella storia, nella scienza, nella biologia, nella chirurgia, nella paranoia tutto in 600 pagine e uscirne fuori con la convinzione che ci sia una cospirazione universale contro l’uomo e non lo trovate esaltante? Quando leggo Pynchon ho sempre in mente un quadro di Hyeronimus Bosch. Avete mai visto da vicino i quadri di Bosch? Come vi sentite dopo? Tutti quei piccoli strani esserini che ci sono non vi destabilizzano un po’? Ecco Pynchon ha lo stesso effetto! Se Dickens vi fa sentire un lettore saggio e pacato, Pynchon vi esalta.

C’è un capitolo “La storia di Mondaugen” (è stato pubblicato dalla Rizzoli come libro perché è bellissimo) che racconta la storia del popolo africano Herero in Namibia, storia ripresa in altro suo libro L’arcobaleno della gravità. Il capitolo racconta il genocidio di questo popolo da parte dei dominatori tedeschi (iniziavano ad allenarsi gli amici di Mussolini) è proprio vero che la Storia non insegna e se studiassimo le crisi economiche dei secoli passati forse capiremmo che alcuni episodi contemporanei sono sempre le solite risposte dell’uomo. Per esempio, la ricerca del capro espiatorio inizia già nel Trecento e arriva dritto dritto ai tempi nostri senza nessuna interruzione. I Luddisti ci sono sempre stati ieri e anche oggi come quelli che vanno contro il conformismo. Le guerre vengono fatte per far ripartire l’economia è quello che scrive Pynchon in V. ma non lo scrive in stile accademico o intellettuale, crea un libro e lo butta in fondo lui si nasconde, della serie, tira la pietra e nasconde la mano e su questo suo atteggiamento vorrei scrivere una riflessione.

Ieri leggevo un’intervista ad uno scrittore italiano che vende molti libri. Parlava del Partito Democratico affermando con convinzione che Berlusconi era l’assassino della sinistra, ecco lui non conosce la Storia. La sinistra italiana si uccide da sola non ha bisogno di un assassino ma lo scrittore affermava che lui aveva iniziato a scrivere perché dei suoi amici l’avevano iscritto ad un concorso, bugia, questo scrittore ha partecipato anche a dei corsi di scrittura nella sua città, ha affinato la tecnica e avendo amici della sua città molto importanti inizia a pubblicare. Ora nel partecipare ai corsi di scrittura io non ci vedo niente di male ma perché mai non dirlo? Perché non dire la verità? Non dice la verità perché la vera Storia è noiosa, per nascondere la sua mediocrità come scrittore si trasforma in tutto anche in commentatore politico e spara cazzate.

La mediocrità ha bisogno del marketing, l’eccellenza tira la pietra e nasconde la mano speranzosa che qualcuno raccolga. La mediocrità ha bisogno degli amici e delle socializzazioni, l’eccellenza si nasconde perché conosce come va il mondo, l’eccellenza ha studiato Storia!

W Pynchon!

12 pensieri su “V.

  1. Con Pynchon ho un rapporto di amore totale. L’Arcobaleno è stato un abbraccio e una carezza in un momento durissimo della mia vita. Quando quella sera cominciai a leggerlo scoppiai a piangere e poi quella notte mi ritrovavo già a pagina 200. Li ho letti tutti e dovrei parlare di V. e Vineland e dei suoi racconti ma poi alla fine ho un rapporto di amore fisico per Mason & Dixon e Against the Day. Questi due sono arrivati nel momento meno appropriato per leggere ma poi mi hanno trascinato e mi sono sentito amato.
    Di Pynchon c’è un testo sui Luddisti ma non so più dove l’ho messo.

    1. Ah che bel commento che mi hai scritto!!! Mi sento meno sola, quando parlo di Pynchon mi esalto e iniziano a guardarmi strana… questa da quale pianeta viene? Terra, io vivo con te comunque Mason & Dixon è il prossimo… L’arcobaleno della gravità lo ricordo benissimo e ricordo ancora la sensazione di esaltazione che mi colpì per un mese… effetto Pynchon altro che droga e alcool. Trovami il testo sui Luddisti sennò vengo a casa tua e tu sai che io ti trovo 🙂 … grazie Andrea!

  2. Non conosco questo Pynchon ma sono una piccola ignorante che ha voglia di conoscere e quindi mi segno il nome e inizio a fare ricerche.
    E’ bastata questa frase a convincermi:
    “La mediocrità ha bisogno del marketing, l’eccellenza tira la pietra e nasconde la mano speranzosa che qualcuno raccolga. La mediocrità ha bisogno degli amici e delle socializzazioni, l’eccellenza si nasconde perché conosce come va il mondo, l’eccellenza ha studiato Storia!”

    1. Giá il fatto che Pynchon si nasconde dal mondo é un ottimo elemento per leggerlo poi quando deciderai ti consiglio da dove iniziare e poi non sei un ignorante, la curiosità non é sintomo d’ignoranza!

      1. Da dove dovrei iniziare per Pynchon? Non credo che lo inserirò a breve, ma posso metterlo in lista su Acciobooks e poi vedere come va.
        Sono ignorante nel senso che ignoro tante tante cose e ho la consapevolezza che non riuscirò mai a saziare tutte le mie curiosità. Però è anche stimolante, non ci si annoia mai a leggere cose nuove, ogni lettura ti porta un po’ più lontano, o un po’ più vicino…

      2. Io ti consiglio L’incanto del lotto 49 oppure ancora meglio La battaglia di Mondaugen che poi è un capitolo di V.

      1. Avevo già letto “Un lento apprendistato” anni fa, mi era piaciuto. Aspetto le vacanze di Natale per leggere questo, mi sembra una bella impresa. 😉

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