Svenire? Fedor insegna

Io e mio amico dai capelli rossi non lavoriamo più insieme da un anno ma ogni tanto ci vediamo per una cena o aperitivo rigorosamente a Venezia. Lui lavora sempre nel sociale, io no. Quando ho deciso di lasciare gli sfigati lui non era d’accordo e ha sentenziato “Ti do tempo un anno e dopo ti mancheranno. Ti cercherai qualcosa da fare”. Da un mese vado a Marghera per fare volontariato nel guardaroba della Caritas ma lui non lo sa, non mi piace quando le persone con quel viso saccente dicono “Avevo ragione” e a maggior ragione lui con quei suoi odiosi capelli rossi e le lentiggini che mi guarda e alza solo il lato sinistro della bocca. Non parla ma si capisce il messaggio che sta lanciando ma le cose non si possono nascondere e l’altro giorno ha scoperto tutto.

E’ venuto al guardaroba per accompagnare due immigrati a cercare dei vestiti. Lo vedo attraversare la strada sorridente come sempre. La responsabile mi dice “Apri la porta, deve essere l’appuntamento delle 9.00”. Vorrei svenire, sì potrei inventarmi uno svenimento, in tre secondi calcolo dove cadere per non farmi male e come alzare gli occhi al cielo insomma ne ho letti di svenimenti in Dostoevskij, cazzo sono preparata. Oppure mi nascondo dietro la porta? Sì mi nascondo.

Lui entra per primo e guardo da dietro i suoi capelli rossi e noto che stanno diminuendo al centro della testa.  Saluta e si presenta intanto a me gira la testa. Ho voglia di fumare ma la sensazione del velluto sui polpastrelli è più forte. La responsabile dice “Certo vi aspettavamo adesso  ti aiutiamo”. Io rimango immobile. “Ma che fai dietro la porta? Esci fuori”. Cazzo, mi sposto leggermente mentre lui si volta. Io cerco di sorridere ma viene fuori più la faccia di un pesce. Stringo le labbra e le sposto a destra e alzo la manina destra in segno di saluto. Lui mi guarda e spalanca gli occhi. Non ci vediamo e sentiamo da due mesi. “E’ la nostra nuova volontaria. E’ molto brava … ” dice la responsabile “Ma stonata” continua lui “La conosco, abbiamo lavorato insieme prima che mi abbandonasse” e non ride “Vuoi uscire da dietro questa porta?”. Questo è il momento per svenire? Calcolo che se svenissi adesso, la responsabile penserebbe che tra noi due c’è stato qualcosa quindi desisto forse è meglio dopo. Chiudo la porta “Cosa vi serve ragazzi?”.

Ecco la strategia, non guardo lui e mi rivolgo solo ai ragazzi insomma la soluzione è meno scenografica dello svenimento ma è più coerente. Non calcolarlo, non guardarlo, lui nella stanza non c’è. Faccio vedere pantaloni, scarpe, magliette e lui non sposta lo sguardo da me e anche mentre parla con la responsabile guarda sempre me. Mi tremano le mani e lui lo vede. “Sei emozionata di vedermi cara volontaria?” “Stai perdendo i capelli lo sai? Ti ho visto da dietro e l’ho notato”. Ridono tutti tranne lui e io. “Potevi scrivermelo che facevi la volontaria o no?” domanda e io “Mica devo dirti tutte le decisioni che prendo o no?” rispondo mentre metto i vestiti nelle buste. “Vi conoscete da tanto tempo” domanda la responsabile. Io dico “no” e lui dice “sì”.

Ora potrei svenire mi sembra il momento adatto “Ognuno ha la sua modalità di misurare il tempo” dico mentre sorrido alla responsabile. Lui non sorride, ha le mani appoggiate alla scrivania sembra quasi pronto per azzannarmi al collo. “Chi ti ha fatto cambiare idea? Chi ti ha convinto a ritornare?” “Sono come Anne Elliot in Persuasione. Potrei dire la mia consapevolezza” e sorrido, lui no. Stacca le mani dalla scrivania, ora mi azzanna e io svengo. Ecco, ora è più consono lo svenimento e invece dice “Ora dobbiamo andare. Grazie e arrivederci a tutti”. Io lo seguo, usciamo fuori, lui si volta e con l’indice puntato dice “Sei una falsa. No, no ho chiuso con gli sfigati e poi ti ritrovo qua. E che cazzo c’entra che sto perdendo i capelli?” “Mi dovresti ringraziare che comunque ho notato questa cosa invece di puntarmi l’indice” “Ah, certo. Della serie, mi preoccupo per te. Si chiama vecchiaia” “Sai quando hai detto che andavi a correre, ecco volevo dirtelo ma non avevo il coraggio. L’università di Kiev ha stabilito che correre non fa bene al bulbo del capello rosso. Il bulbo viene attratto dalla forza di gravità più velocemente e così comincia la calvizie”. Pausa. “A te David Foster Wallace ti ha rovinato l’esistenza ora si è aggiunto anche Gaddis, sei diventata anche comica?” “Quando andiamo a cena insieme così mi dirai – Avevo ragione – e chiudiamo questo patetico cerchio?” “Io non vado a cena con i falsi e il patetico cerchio è stato creato dal tuo orgoglio del cazzo” e si allontana e io urlo “Aspetterò con estrema ansia una tua telefonata” “Non scrivere niente sul blog. Ti chiamo in questi giorni” “Va bene” rispondo “E non andare a correre”, lui si volta e sorride.

Ora che vedrà il post i tempi si allungheranno e io non vedrò la sua faccia “Avevo ragione”, che si deve fare per non sentirsi umiliata!

Erase/Rewind

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8 pensieri su “Svenire? Fedor insegna

    1. Da vicino siamo tutti strani diceva Massimo Troisi e comunque sempre molto intriganti per chi come me “cataloga” tutto e comunque anche gli esseri umani morti sono molto interessanti, diciamo che dalla nostra specie c’è sempre da imparare

  1. io vado una volta alla settimana alla Caritas per cercare libri usati, vestiti usati.
    chissà magari faccio quattrocento chilometri per la Caritas dove stai.
    😉

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