Le perizie – Prima parte

Seduta sulla mia poltrona termino “Le Perizie” di William Gaddis, appoggio il secondo volume sul primo e vado a prendere un righello, 8 cm di altezza. Lo guardo, è il mio primo pensiero è stato “Questo libro è un manicomio”. Sono indecisa se rialzarmi e telefonare al dott. Kambublus oppure al mio amico dai capelli rossi o andare di là dalla famiglia e vantarmi dell’impresa (1658 pagine), invece rimango lì a contemplare l’altezza e il cervello produce pensieri. Provo una sensazione di vertigine dovuta alla grandiosità di questo libro e non riesco a fermare il cervello che inizia ad analizzare la scrittura, i personaggi, la trama, la contemporaneità e la costruzione del libro. Cerco di fermare i pensieri inutilmente ma uno si blocca “E ora la letteratura per me non sarà più la stessa, cacchio! Mi sono rovinata l’esistenza un’altra volta”. E’ proprio questa la trappola, una volta che provi qualcosa che ti regala soddisfazione e piacere, andrai alla ricerca disperata di quella sensazione e quando si tratta di istinti animali si definiscono tentazioni ma quando si tratta di qualcosa di superiore allora si diventa selettivi, per la gente comune invece snob e saccente e la narrativa non sarà più la stessa.

Sono sempre bloccata e puntuale arriva il saggio di Stefan Zweig con una semplice domanda “Gaddis, scrittore di romanzi o romanziere?”, romanziere è la giusta risposta perché il suo libro crea un nuovo cosmo, pone accanto al mondo reale un mondo proprio, con propri tipi, proprie leggi di gravitazione e un cielo proprio con proprie costellazioni: dà ad ogni personaggio, ad ogni fatto, tanto della sua natura da farli diventare veri tipi non solo agli occhi suoi, ma anche ai nostri. Questi tipi hanno allora tanto rilievo, da sentirci talvolta tentati di definire col loro nome fatti e persone della vita reale. Il romanziere Gaddis non è altro che il padre di Pynchon, DeLillo, Franzen e David Foster Wallace e tutti loro devono solo inchinarsi alla bravura di quest’uomo che ha creato con genialità non un libro ma una strada su cui noi lettori evolviamo.

Ma anche Gaddis è il figlio di qualcuno e quando ti ritrovi tra le mani  un libro di 1600 pagine subito la mente lo associa all’Ulisse di Joyce ma fortunatamente per me non ha niente di quel libro. Le Perizie scorre veloce tra i suoi personaggi e tra paesi, è molto impegnativo ma non tanto per lo stile ma perché il lettore deve tenere tutto a mente: nomi, situazioni, oggetti, parole e situazioni quindi ci vuole uno sforzo notevole.

Faccio un esempio. Alla pagina 311 viene presentata una donna che ha al polso l’orologio di Topolino e alla pagina 1.282 leggi che una donna si è buttata da una finestra, in una stanza ci sono dei reporter che devono scrivere un articolo sull’accaduto e un giornalista dice “Ho recuperato questo oggetto vicino a lei, nemmeno Minnie lo riconoscerebbe” e tu lettore capisci chi è! E questo è l’esercizio più semplice di tutto il libro. Spesso allo stesso Gaddis veniva chiesto se avesse avuto come esempio Joyce ma lui candidamente rispondeva di no e invece annoverava Dostoesvkij e Eliot ma nelle sue pagine ho ritrovato la grandezza di Balzac, Dickens ma anche Thomas Hardy. Tutti questi grandi maestri frullati e trasformati in un libro che potremmo considerare tranquillamente la prima opera del postmodernismo dove si ride tanto, credetemi si ride tanto e tuttora sorrido quando vedo l’altezza dei due volumi. “L’arcobaleno della gravità” e “Infinite Jest” diventano carta bianca davanti alle Perizie anzi Infinite Jest sembra la continuazione del libro di Gaddis ma perchè ho questo pensiero?

Nel frattempo continuo a guardare e non ho nessuna voglia di alzarmi dalla mia poltrona e ritornare nel mondo reale, mi sento così a mio agio in queste 1.658 pagine.

Ma di cosa parla il libro? E perché sento l’odore di lavanda (che ormai assocerò a questo libro)? Nella prossimo post perché ci vuole tempo e pazienza per le cose belle!

In fondo New York è un’esperienza sociale …, (è una frase che gira spesso nel libro).

Fatemi riprendere da questo capolavoro intanto rimango seduta sulla mia poltrona con uno sguardo perso nel vuoto decidendo cosa fare quando mi alzerò.

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12 pensieri su “Le perizie – Prima parte

    1. Altamente nocive, direi! Comunque io sto ancora pensando alla sciarpa verde 😉 e a Otto ed è proprio questo la grandezza di questo libro per poi non parlare su che base morale si muovono i personaggi … sono ancora persa! E continuerò la conoscenza di Gaddis anzi credo che questo diventerà l’anno di Gaddis

    1. E te pareva!!! Ogni volta che scrivo di uno scrittore tu preferisci sempre un altro libro! Sembri quello “Sì mi piace ma però…” e dammi tempo che divorerò tutto … ah lo sempre detto che sono una rompicogliona precisina!!! 🙂

      1. ah ah lo faccio per farti arrabbiare.
        😉

        e comunque è un peccato che i libri di Gaddis siano praticamente scomparsi dagli scaffali delle librerie.

      2. Il mio amico dai capelli rossi ha una sua teoria sul perchè amano far arrabbiare le donne … ma questo non è il luogo adatto per dare spazio alle paranoie di altri 🙂 . Io avevo pensato si scrivere alla Mondadori per fare ristampare Gaddis (su Amazon cosa 90,00 Euro) che dici possiamo provarci? Già siamo in tre contando anche Tommaso anzi scrivo sui blogger che contano… tipo quelli delle sfide di lettura!!! Loro sì che hanno potere ahahahaha

  1. (mia madre sosteneva che facevo incazzare tutti perché sostanzialmente sono ancora un po’ indietro nel cammino dell’evoluzione….sorrido)…su Gaddis, è un peccato che sia scomparsa anche la Alet che aveva ricominciato a pubblicare Gaddis…le opere Gaddis/alet si trovano ancora a prezzi giusti ma chissà fino a quando…

  2. Pensa che avevo letto di lui tanti anni fa su Nazione Indiana, come al solito mi appunto le cose da fare e poi diventano sostanze volatili…
    Ora ti leggo e penso di essermi persa “qualcosa di buono” , addirittura un capolavoro “sociale”.

  3. “E’ proprio questa la trappola, una volta che provi qualcosa che ti regala soddisfazione e piacere, andrai alla ricerca disperata di quella sensazione e quando si tratta di istinti animali si definiscono tentazioni ma quando si tratta di qualcosa di superiore allora si diventa selettivi, per la gente comune invece snob e saccente e la narrativa non sarà più la stessa.”
    Ecco… questa è una grandissima verità e per questo ho un po’ paura ogni volta che prendo in mano un buon libro…
    Però è proprio questo il bello di leggere, no?
    Crescere. Aprirsi a nuovi pensieri.
    Magico.

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