Facebook è la realtà – Prima puntata

Mia sorella dice che Facebook non è la realtà e che ci nascondiamo dietro una tastiera pubblicando falsità. All’inizio ho pensato che fosse così ma poi ragionando sopra e, cosa più importante, leggendo e osservando ho cambiato opinione.

Tutto è partito dalla lettura di Il Cerchio di Dave Eggers e poi continuando con Jonathan Franzen, la paranoia e il mio osservare sono arrivati ai massimi livelli. Ascoltare comunicazioni telefoniche, sporgersi a destra e sinistra per osservare cosa guardasse il mio compagno di viaggio sul suo telefonino, contare in bus o vaporetto quante persone leggono un libro o guardano il cellulare, guardare chi si fa i selfie e in quanto tempo lo condivide sui social-network, cosa cazzo guardano sul telefonino chi scende dal vaporetto e rallenta tutta la fila (qui le mie maledizioni sono molte alte, devo fare uno sforzo abnorme per contenermi) insomma quello che ho osservato e ascoltato non è stata una bella cosa. Quello che guardiamo di più sui nostri telefonini è Facebook, questo social-network batte tutto e tutti e lo guardiamo già alle 7 di mattina e continuiamo tutta la giornata e sappiate che ho tutto annotato.

E io? Anch’io ho un account Facebook (ora congelato) e lo studio che ho fatto da un lato erano gli altri ma dall’altro lato ero io e quindi ho annotato delle cose su di me anche alla luce dei libri che ho letto e il risultato è stato devastante (ripeto su di me, non sto parlando di voi).

Oltre alla perdita di tempo (scrivevo quando iniziavo e quando finivo) ho scritto anche lo stato d’animo dopo la lettura di post e commenti e dopo tre mesi lo stato d’animo vincente era MUTA RASSEGNAZIONE insomma mandavo sempre una sana imprecazione e i miei post erano sulla stessa falsa riga (aumento notevole di cazzo e vaffanculo) e quindi mi sono fatta una semplice domanda: Ma io sono così? E prendendo in prestito una frase del filosofo Sgalambro “Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi. Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi” in una canzone di Battiato, ho avuto la visione di me uguale agli anziani incazzati che incontro tutti i giorni e non mi è piaciuta! I post condivisi dai miei amici spesso e volentieri erano bufale e io, dopo accurate ricerche, cercavo di fare comprendere che la notizia non fossa vera e mi rispondevano che ero una complottista. E basta con questa parola! Parte dalla stessa radice, ignoranza, sana ignoranza e come quando difendi i lavoratori o i poveri ti dicono che sei comunista! I lavoratori e i poveri in Italia sembrano essere categorie solo di dialettica comunista ma vi assicuro che non è così, sono sempre una laureata in Scienze Politiche, cazzo!

Ma il fenomeno più appariscente su di me è stato l’appiattimento che subivo, non osservavo e non mi dedicavo ai miei pensieri e ragionamenti che affollano il mio cervello e quindi il 2 gennaio ho disattivato il mio account e all’inizio dicevo che l’avevo fatto perché Facebook non è la realtà ma poi è successa una cosa qui a Venezia e ho cambiato prospettiva.

Una settimana fa nel Canal Grande si è suicidato un migrante ghanese. Il ragazzo si è buttato in acqua e sul canale si è scatenato l’inferno. Ognuno ha detta la sua, o meglio ha urlato la sua. Le frasi erano più o meno così: “Africa”, “Dategli un salvagente”, “Meglio lasciarlo morire, tanto ormai…”, “Vuole morire” insomma tutti dicevano la loro ma nessuno ha preso una barca per andare a tirarlo da fuori all’acqua gelida, certo sono stati lanciati dei salvagenti dal marinaio di un vaporetto ma niente di più insomma è la messa in scena di Facebook. Tutti a dire la loro ma nessuno fa niente o pensa. Tutti fermi in quell’istante terribile ed è lo stesso che succede in Facebook, ognuno parla ma poi non pensa e non entra in azione. Lamento su lamento e ripiegamento su se stessi e immobilità imperante e quindi ritornando a me penso che “quando non coincide più l’immagine che hai di te con quello che realmente sei, cominci a detestare i processi meccanici e i tuoi comportamenti”  e credo che abbia fatto bene a spingere quel tasto sulla casella “DISATTIVA”.

La realtà è spietatamente questa ma io devo essere consapevole e non farmi venire la gobba per un smartphone e poi non potevo perdere “tempo” ho da leggere 1600 pagine di un libro che pretende attenzione e, fatemelo dire, intelligenza e dove l’odore di lavanda abbonda. Ci vuole attenzione, molta attenzione nel vivere e un continuo lavoro di farsi domande ma diciamolo è un bel vivere, nonostante gli altri esseri umani!

La prossima puntata il titolo sarà: Come si fa a stare un mese senza Facebook?

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20 pensieri su “Facebook è la realtà – Prima puntata

  1. E’ un sacco di tempo che mi domando perché nessuno scrive su questi argomenti. Perché nessuno analizza seriamente questa questione e a cosa porterà l’uso prolungato di questo mezzo di comunicazione nella società. I danni in parte, come hai fatto notare sono già evidenti, ma nell’allungo? Se Marx avesse avuto un profilo social, avrebbe scritto Il Capitale in 140 battute? E’ possibile comunicare qualcosa di incisivo in questo modo? Cosa provoca l’assuefazione da like nella nostra autostima? Cosa studieranno domani a scuola i nostri figli, i libri di questi quattro sfigati che pubblicano grazie al loro giro di followers? Perché la gente frequenta certi giri di cretini elevati a epigoni delle masse? Mi viene in mente Lui è tornato, e un episodio di Black Mirror e sinceramente credo proprio che spieghino bene l’epilogo. Complimenti.

    1. Sull’argomento dei like ti consiglio di leggere Franzen e già i nostri figli leggono libri scritti dai youtuber (mi sembra che sia un nuovo lavoro) e la gente frequenta i cretini perché è più semplice ma poi la gente siamo noi quindi mio caro i danni sono già ben radicati e l’unica cosa da fare è farsi delle domande e andare avanti … Il Cerchio di Eggers rende bene l’idea di quello che ci aspetta … immagina che il libro ha portato modifiche nella società e anche gli smartphone lo stanno facendo, il problema non è l’oggetto, il problema siamo noi come sempre!

  2. Pur apprezzando Serafina, di queste cose non è la prima a scriverne.
    Anticipano già Wendy Griswold in e Reingold, quest’ultimo soprattutto per quanto riguarda i fenomeni di polarizzazione.
    Tutti libri che vengono molto prima di fb, tweeter, istagram etc.
    Segno che i segni sono sempre evidenti per chi sa leggerli.
    Comunque, Serafina, tanto di capello (in italica lingua)

    1. Ma io lo so che tanti più cervelloni di me ma io mi affido alla narrativa e faccio esperimenti dove la cavia sono io! Se la lettura ha modificato il nostro cervello anche gli smartphone lo faranno ma la domanda è: la trasformazione porterà un miglioramento all’evoluzione? Secondo il mio osservare no

      1. Serafina ti annovero tra quelli che sanno leggere i segni 😉.
        Mica è necessario leggere i manuali dei cervelloni: 1984 per esempio è narrativa, ma il “bispensiero” non è forse una visione anticipata dei moderni “fatti alternativi” e di una realtà in cui non c’è una realtà fattuale, ma solo il pensiero/opinione coerente con l’ortodossia della mia “isola di pensiero”.
        Quello che volevo dire è che di quello che hai scritto tu (in manuali di sociologia o in testi di latteratura) qualcuno ha parlato perché, come te, coglie i medesimi segni.

  3. Buongiorno!

    Sto giustappunto leggendo “Il cerchio” e già nelle prime 100 pagine c’è un bel dialogo fra la protagonista e il suo ex-fidanzato che coglie molto bene alcuni aspetti davvero negativi dei social network.
    Personalmente ho eliminato (dopo 6-7 anni di uso e l’ultimo quasi di abuso) Facebook e, nel mio piccolo, noto che la mia vita è certamente migliorata. Perdo meno tempo in “cazzate” e aggiornamenti in momenti di noia o di attesa, leggo di più e guardo più film.
    Certamente il cattivo utilizzo che ne facevo era colpa mia, così come il dover comunicare agli altri cosa pensavo di un argomento era certamente narcisismo, però c’è qualcosa di dannatamente pericoloso in questi strumenti… partono con il nobile fine di mantenere contatti e fare da volano ad eventi (anche interessanti) e si trasformano in qualcos’altro di irreale e contrario alla vita reale.
    Quante birre in meno con gli amici abbiamo bevuto, quante chiaccherate “dal vivo” in meno abbiamo avuto, quanto tempo perso?

    Ora non mi ricordo in quale numero e chi fosse l’autore, ma su Internazionale (a novembre o ad inizio dicembre) ho letto un bell’articolo sull’argomento… appena lo ritrovo vi scrivo titolo e penna…

    1. Ah finalmente sei tornato!! Infatti la colpa è solo mia e ammetterlo (in un paese dove la colpa è sempre degli altri) mi sembra un bel passo avanti. Io vorrei solo che gli altri si fermassero un attimo a pensarci… ecco solo questo! Grazie Andrea e fammi sapere dell’articolo… comunque Il Cerchio non è sempre bello ma rende bene l’idea e dopo la notizia che il fondatore di Fb vorrebbe candidarsi alla Casa Bianca il rischio sembra sempre più vicino… dopo fammi sapere del libro! tu hai fatto il mio stesso cammino però al contrario, diciamo che il tuo grado di consapevolezza è più alto del mio 🙂

      1. Non saprei se il mio grado di consapevolezza è così alto!

        Vorrei cercare di limitare di più l’utilizzo di whatsapp ma mi è rimasta un po’ attaccato questo “senso di sbagliato” nel rispondere alle persone dopo troppo tempo ed essere sconnesso mi provoca un po’ disagio.

        E poi mi sono tolto da Facebook ma dopo alcuni mesi mi sono iscritto ad Instagram, che però riesco ad utilizzare meglio, collegandomi solo un paio di volte al giorno e soprattutto per guardare belle foto, dai profili di grandi fotografi, di National Geographic, di Life… e per informarmi un po’ dagli account di Sky, Sky Sport e altri media… e posto solo foto di paesaggi liguri, che mi pare un piccolo omaggio alle bellezze della mia regione.
        Praticamente non ci sono chat, i commenti sono ridotti al minimo… insomma mi pare diverso oppure sono solo diverso io e lo sto utilizzando in una maniera appropriata, cosa che non mi riusciva più con Facebook (che, comunque, ha caratteristiche implicita differente).

        Ho “spulciato” i primi Internazionale che avevo in casa ma non ho trovato l’articolo, ora devo attaccare quelli più recenti del 2016… e poi ti giro l’articolo di cui ti parlavo!

  4. In parte condivido quello che dici (e preferisco come te un buon libro alle milleuno stupide sciocchezze messe in risalto su fb); dall’altro però mi chiedo sempre quanto sia colpa del mezzo e quanto dell’utente. Fondamentalmente Fb è uno strumento valido (utilizzato anche per lavoro e con ottimi risultati); è l’uso che se ne è fatto che lo snaturato e reso un “pericolo sociale”. Come al solito gli strumenti offrono la possibilità di scegliere (come è accaduto decenni fa col telecomando della TV), ora sta alle persone il suo giusto (o migliore) utilizzo. Sicuramente tutti si sentono in diritto di parlare ed essere tuttologhi, lo schermo costituisce un buon alibi anche al più insicuro. Questo però ha fatto si che cadessero regole e tabù finendo in una giungla dove i valori fondanti della società sono andati a farsi friggere. Ed è tutto estremamente triste. Un mondo composto (quasi tutto) da egonarcisi, onniscenti, collezionisti di like (come se poi fossero il metro di riferimento della vita vera…). Ma per fortuna, abbiamo dalla nostra la possibiltià di disattivare l’account e tornare a “rimirar le stelle”…

    Ora però sono curioso di conoscere il titolo del tuo libro che odora di lavanda !

    1. Il titolo del libro al prossimo post e comunque ho terminato le sue 1600 pagine e ancora mi gira la testa 🙂 io credo che la colpa sia dell’utente ma alcune volte è anche dal tipo di tecnologia … questo social-network si basa sull’apparire e sulla velocità e quindi l’uomo viene stimolato su quella strada. Ora sto leggendo un saggio dal titolo “Le rivoluzioni del libro” e già dalle prime pagine si comprende come la stampa sia stata un tassello importante per le idee di Lutero oppure la stessa nascita della scienza moderna anche FB è un cambiamento e mi chiedo, guardando adesso, quali potrebbero essere le rivoluzioni o meglio qual è cambiamenti porteranno… io in questo momento mi sento più un Luddista 🙂 … il fatto che non si usano più le mani per creare ma solo un dito ecco il nostro cervello come cambierà? Ho letto un interessante saggio sulla lettura Proust e il calamaro di Maryanne Wolf che ti consiglio vivamente di leggere perché è sempre nel cervello la risposta di tutto 🙂 il cervello è molto duttile e come al solito noi lo sfruttiamo poco…

      1. Sicuramente di questi tempi tutti andrebbero rieducati alla riflessione ed allo spirito critico. Non si può vivere di superficialità come accade perlopiù sulle pagine di fb. Ma qui entriamo in un sentiero spinoso dove le critiche da muovere e i mondi da esplorare sarebbero tanti e tutti da far risalire allo stato penoso in cui è stata relegata la nostra cultura e la società

  5. Ho finito “Il cerchio” e ho pure trovato l’articolo!

    Sul libro vorrei rimuginare un attimo però poi mi farebbe piacere scambiare quattro parole, l’articolo invece si intitola “Per tornare umani” di Andrew Sullivan, pubblicato su Internazionale 1183 8.12.2016.
    Se non riesci a trovarlo te lo scannerizzo venerdì quando torno in ufficio dopo due giorni di trasferta e te lo mando via e-mail.
    A parte la situazione personale dell’autore e alcune soluzioni per me assolutamente impraticabili e bizzarre (la meditazione, ad esempio), ha alcuni spunti davvero interessanti e alcune riflessioni ben centrate…

  6. Riflettere è già un passo avanti.
    Io sono su Facebook più di quanto vorrei e con meno piacere di quanto mi piacerebbe trarne.
    Ho pensato mille volte di tirarmene fuori, poi però ho l’account di lavoro e la gente si trova bene a contattarmi su Facebook, perchè chiedere informazioni così sembra essere meno impegnativo, anche se non si rendono conto che ho le loro vite ad un click di distanza. Vaglielo a spiegare!
    Negli anni ho imparato ad usarlo, almeno penso di aver imparato.
    Innanzitutto ho eliminato le “amicizie” che erano solo conoscenti curiosi dei fatti miei, o collezionisti di “amici” (quelli che vanno in giro a dire “sai, su Facebook ho 4853 amici” ) e ho messo diverse restrizioni sul profilo, badando bene, quando pubblico, a farlo in modo che sia visibile solo a chi voglio che veda.
    Pubblico pochissimo, almeno sul mio profilo personale (su quello del blog invece un po’ più spesso).
    Commento raramente e solo cose che vale la pena commentare. Vale sempre la regola che scrivo quello che sarei capace di dire anche di persona.
    Per me Facebook non è servito a riallacciare rapporti persi da tempo, ma il contrario: amicizie vere su Facebook si sono spente gradualmente in modo triste.
    Quello che non mi piace è la sensazione di tristezza che mi lascia Facebook. E’ triste constatare la pochezza di certa gente. E’ triste leggere certi commenti acidissimi fatti da persone tristissime. E’ triste la caccia ossessiva ai like, come se ne andasse della propria vita.
    Ti racconto un episodio.
    Domenica mia madre ci ha portati a mangiare fuori per festeggiare il suo 65esimo compleanno. C’era la mia famiglia e mia sorella, separata, con le due bambine, più l’unica zia rimasta in vita di mia madre. Una cosa intima. Io ero seduta di fronte a mia sorella e mio padre e loro hanno passato il pranzo attaccati ai rispettivi cellulari. Mio padre (70 anni) è drogato di whatsapp, manda video in modo compulsivo a tutti i suoi contatti, io sto pensando di bloccarlo!
    Mia sorella era invece impegnata su Facebook. Poi quando siamo tornati a casa ho visto che per tutto il tempo non ha fatto altro che pubblicare foto su quanto si stesse divertendo e godendo la famiglia, collezionando commenti di auguri per mia madre (nessuno chiama per fare gli auguri, ma su Facebook è gratis) e like per la bella famiglia. La verità è che lei li con noi non voleva stare, era offesa con mia madre perchè non è stato invitato il suo nuovo fidanzato, offesa con me perchè seguo una dieta diversa dalla sua, offesa e col muso. Però su Facebook stava dando una immagine FALSA della sua giornata. Non è tristissimo?
    Ecco… Facebook è triste.
    Non posso mollarlo, ma posso allontanarmene gradualmente ogni giorno un po’.
    E proprio oggi ho letto questo post http://www.pagina99.it/2017/02/20/ore-tempo-social-network-schermi-libri/ su quanti libri potrei leggere se non perdessi tempo su Facebook…. se non è uno stimolo questo!!!

    1. Infatti Facebook è triste è molto triste e io mi sentivo rassegnata… ora dopo un mese di chiusura anzi quasi due mi sento meglio… ho di nuovo il senso dell’umorismo e la mia cattiveria è ritornata alle stelle, poi avevo Le Perizie da leggere non potevo perdere tempo e quindi leggendo il tuo interessante link ho fatto bene 🙂

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