Trilobiti

Alcune volte non seguo i consigli del mio dott. Kambublus sui libri da leggere, decido autonomamente. Statisticamente le mie decisioni su cosa leggere non ottengono ottimi risultati e mi chiedo sempre, quando morirà il mio dottore, come cazzo farò? Dovrei fargli preparare una lista di libri da leggere e farmela lasciare come testamento, se aggiungesse anche qualche libro sarei la paziente più felice del mondo, in un certo senso diventerei la testimonianza vivente che i libri cambiano la vita e che il suo lavoro da psichiatra ha ottenuto qualcosa.

Ritorniamo alle mie decisioni autonome, quindi mi fisso e vado in libreria come a voler dimostrare che anch’io ho un cervello, diciamo un fiuto letterario, ma la verità è un’altra e non voglio ammetterla: lui è più bravo e non perché è più vecchio ma solo perché è più bravo.

Era da un po’ di tempo che leggevo di un libro di racconti di un americano Breece D’J Pancake e il titolo era interessante Trilobiti. Ho scoperto solo due anni fa che cazzo fossero i trilobiti, grazie naturalmente al fans di Darwin che vive in casa con me. Avevo letto belle parole per questo scrittore morto suicida all’età di 26 anni e come dice il mio ex-collega dai capelli rossi “Staticamente a te piacciono gli scrittori che si suicidano perchè la vita per te è una tristezza”. Io ho cercato di fargli capire che per me la vita non è triste, anzi, è difficile che è un altro concetto e che sono un tipo molto allegro e sorridente o no?

Per acquistarlo ho dovuto pure aspettare perchè era in ristampa da parte della Minimun fax (era stato pubblicato dalla ISBN Edizioni che poi è fallita) insomma sembrava essere il libro per me, quei libri da coda dell’occhio, e alla fine l’ho comprato e ho iniziato a leggerlo.

Seduta del 03.06.2016 Paziente: Anifares

“Non ci vediamo da un po’. Hai iniziato a leggere Zweig?”

“No, veramente volevo parlare di Trilobiti di quello scrittore americano che ha un nome dolce. Non so come spiegarti”

“Ti ascolto”

“Ho terminato il libro ed è triste, insomma ero consapevole che non fosse un libro allegro, è di uno scrittore che si è ucciso a 26 anni. La premesso c’è tutta. Poi tu sai che ho una predilezione per gli scrittori suicidi: Romain Gary, David Foster Wallace, Kennedy Toole, Tristan Egolf, Yasunari Kawabata, Jack London e Virginia Woolf insomma ho letto libri non allegri o no? Ma non è questo il punto. Ricordi quel personaggio di Aldo, Giovanni e Giacomo? Tafazzi? Quello che si dava a bottigliate di plastica sui coglioni?”

“Sì, lo ricordo ma io ho un’altra età. Hai capito cosa voglio dire?”

“Certo, fa parte della mia cultura pop ma lo ricordi. Ecco, Trilobiti è così. La vita dei personaggi è triste ambientato in un posto, sembrerebbe, sfigato come il West Virginia, perchè in fondo chi scrive le recensioni italiane conosce benissimo la sfortuna del West Virginia, vanno sempre in vacanza lì, altro che New York o San Francisco. Posti sperduti dell’America, queste sono le loro destinazioni ma non è questo il punto. Il punto è che letto uno, hai letto tutti gli altri racconti. I personaggi hanno diverso il nome e il lavoro, che poi nel libro sono sempre gli stessi. Ma forse in West Virginia nessuno fa l’insegnante o il falegname? Sono tutti meccanici o minatori e cosa più importante tutti vanno a caccia.  E poi sono tutti primitivi, forse anche qui il titolo del libro è stato scelto ad hoc, bello eh? Non cambia niente. Milioni e milioni di evoluzioni ma no nel West Virginia. Hai visto la pubblicità del gelato Magnum? Donne che in modo sexy divorano il gelato e affianco la pantera o il leone poi alla fine esce la frase “Libera il tuo istinto”. Cazzo, è Darwin dov’è? L’evoluzione? Eh no ci vogliono Trilobiti…”

“Il libro!”

“Sì, il libro. Su 12 racconti ne puoi leggere 4 e ammirare la bravura di questo scrittore. Perché cazzo era bravo. Se vuoi ti faccio le fotocopie di questi 4 e così risparmi 16 euro di carta? E ti risparmi pure le pagine di Joyce Carol Oates che anche qui, ha scritto che il West Virginia è un’area depressa ma lei può dirlo, è americana. Lei sì, però non trovi che sia un po’ offensivo scrivere male di un posto dove tu non ci vivi? Io penso che se vivessi in un posto di merda dovrei essere solo io a scriverne male e no tu, forestiero, io sono l’eletta a sputare nel piatto dove vivo! No no proprio no! Questi intellettuali del cazzo, che passano, esempio, per Frosolone, e dicono Che posto di merda!, anche se a me Frosolone piace a pensarci bene, poi però spunta lo scrittore del Millennio depresso di Frosolone e dicono “E’ frutto del territorio disgraziato”, no no proprio no. Woolf era nata a Londra e Londra mi sembra bellissima eppure Woolf era triste ma non triste come Pancake…”

“Stai andando in iperventilazione mentale. non aprire bocca per cinque secondi. Riordina i pensieri”

“Allora … vedi qui la Oates scrive che Pancake empatizza a tal punto con la gente della sua terra disgraziata che si rimane travolti dai loro destini. che cazzo deve empatizzare? Lui è nato in quella terra. Sarà errore un errore di traduzione? Forse in americano era un’altra parola e qui in Italia si usa tanto la parola empatia. Hai notato che anche le parole vanno di moda in determinati periodi? Ora c’è empatia e domani resilienza. Cazzo, ho scoperto di avere tanta resilienza ma prima la chiamavo, essere paraculo comunque l’empatia è mettersi nei panni di ma lui è il frutto di quella terra ed è qui la sostanziale differenza con gli altri scrittori suicidi. Lui descrive in modo perfetto e con una bellissima scrittura la sua terra e la sua terra disgraziata è piena di morte e assenza di speranza. Ci sei? Wallace, per esempio, descrive il nostro mondo con la sua testa malata facendoti fare anche un sacco di risate, ricordi quando il Dott. James Orin Incandenza si suicida con la testa nel microonde? Tutti i lettori avranno riso. Wallace è uno che serve per evolvere, è uno che ti fa notare queste fottute sfumature. Pancake è un giornalista, un bravo giornalista e poi c’è l’ultima cosa che devo dire, vogliono farci soffrire anzi dobbiamo soffrire perché il mondo è triste. Oddio che il mondo non sia un posto tranquillo lo sappiamo tutti o no? Non c’è bisogno che scassi il cazzo sempre con notizie e libri depressivi. Le notizie belle sono solo quelle con gli animali ma ti rendi conto? Siamo manipolati anche nella tristezza. Eppure io intorno a me vedo tanta gentilezza e allegria però è anche vero, come dice il mio ex collega dai capelli rossi, che io ho il sole dentro”

“A proposito come sta?”

“Bene, ci sentiamo una volta a settimana. Non lavoriamo più insieme. Ha cambiato datore di lavoro. Dovrebbe chiamarmi per ubriacarci ma è troppo preso a voler cambiare il mondo che non ci vedremo per i prossimi mesi e non voglio parlarne. Ritorniamo al libro. Gli addetti all’editoria dicono che abbiamo perso un grande scrittore e loro che ne sanno? Solo perché è un depresso va bene per scrivere e come il cantante dei Radiohead e basta! Dopo due canzoni ti viene voglia di farla finita. Ecco Tafazzi! Facciamoci del male e soffriamo. Meno male che c’è il grande Bukoswki. Lui non descriveva sfigati? Ma ti fai certe risate in Post Office. Non era un alcolizzato? Ma ci prendeva per il culo alla grande e questa cosa, non la sanno fare tutti, ci vuole intelligenza e devi conoscere l’essere umano. Bukoswki era un grande empatizzatore! Si, può dire empatizzatore? Non credo. Diciamo che Darwin sarebbe contento dell’evoluzione del cervello umano leggendo David Foster Wallace. Puoi avere il dono della scrittura ma non sai come sopravvivere, ebbene puoi far parte dell’elite degli scrittori ma il tuo scrivere non cambierà niente anzi ci rendi tutti ancora più depressi. Hai capito cosa voglio dire?”

“Questo libro l’ho letto anch’io e concordo con te su tutto”

“Davvero? E perché non l’hai detto prima? Bene, mi sento meno sola”

“Non devi mai sentirti sola … E questo è un sospiro di sollievo per averti fatto sentire meno sola?”

“No, è un sollievo di gratitudine al mondo. Ti ricordi cosa cantavano i Talk Talk, è una vergogna questa impazienza di cambiare, ecco io non ho nessuna voglia di cambiare e sospiro. E’ sentirsi salva.

“Comunque Stefan Zweig si è suicidato”

“Ah sì?”

Such a shame

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