Tre piccoli libri

Quando andavo alle superiori una mia compagna di classe aveva la capacità di guardare con la coda dell’occhio. Ricordo ancora quando mi chiese di guardare per lei un ragazzo che le piaceva e io mi voltai e lei “Cazzo, con la coda dell’occhio” “Con la coda dell’occhio? E come si fa?” poi mi allenai. Forse è a causa della coda dell’occhio che ho sviluppato un abnorme capacità di studiare il piccolo e di accorgermi di alcune cose. Forse è a causa della coda dell’occhio che mi accorgo subito di alcune cose e mi “fisso”, come dice il mio ex collega dai capelli rossi, però ricordo ancora quando mi chiese la differenza tra discendere e scendere e se non fosse stata per la mia capacità di fissarmi, con il cazzo che avrei avuto la risposta pronta. Dante Alighieri venne utilizzato come esempio e in quel caso lui rimase basito. Lo ricordo ancora e anche lì, lo guardai con la coda dell’occhio mentre andavo via sorridendo.

Questa capacità sembra di averla anche la commissione che sceglie il premio Nobel per la letteratura. Ogni anno escono con nomi nuovi e io lì a chiedermi chi è il “fortunato” e quindi leggo ma non sempre rimango soddisfatta. E’ successo con Patrick Modiano, tutta contenta ho iniziato a leggere Bijou, non ho dubbi, scritto bene ma non mi è piaciuto. quando ho letto la fine del libro mi sono fatte troppe domande: Che fine fa la famiglia? Chi è questa dottoressa? La protagonista è diventata pazza o è morta? E tante altre, il mondo mi produce tante domande che almeno nei libri vorrei essere esente. E come quello scrittore giapponese Murakami, troppo onirico per me, una volta lessi in un suo libro che ad un certo punto compariva l’uomo capra. L’uomo capra? Lo chiusi in tre secondi. A me piace la realtà. Io i libri li leggo per conoscere il mondo e dovete essere chiari perché sono anche un po’ tonta. A me piace la letteratura vittoriana e ho detto tutto! Darò un’altra possibilità al signor Modiano, a Murakami no!

Altro piccolo libro, da coda dell’occhio, è L’ultimo arrivato di Marco Balzano. Lo scrittore ha raccolto le storie di minori che negli anni ’50 e ’60 dal Sud Italia si trasferivano al Nord e dalle loro storie ha scritto questo piccolo libro. Ho pensato alle storie che ascoltavo dai minori extracomunitari che arrivano in Italia dopo viaggi terribili. Un anno fa trovarono un piccolo afghano al porto di Venezia nascosto in una trolley, immaginatevi la faccia dei finanzieri e comunque è storia dei nostri tempi. Il libro è scritto in maniera semplice, certo non è un capolavoro ma almeno ha uno scopo, portare alla ribalta qualcosa che abbiamo dimenticato. Ho scritto questo allo scrittore che non mi ha ancora risposto, forse ha troppo da fare e forse non vuole nessun rapporto con i suoi lettori, vedremo. Una volta scrissi anche alla casa editrice Iperborea per un errore di uno scrittore, anche qui la modalità da coda dell’occhio mi aveva fatto notare una cosa in un libro e mi fu risposto che lo scrittore era così giovane che il suo errore poteva essere perdonato. La risposta non mi piacque, fu una risposta “spocchiosa”. Dovremmo perdonare i giovani scrittori perchè non conoscono il mondo? Proprio no!

Un altro piccolo libro è “Il posto” della francese Annie Ernaux. La lettura di questo libro è partita da un gruppo di Facebook “Billy, il vizio di leggere” che ha deciso di acquistare lo stesso libro nella stessa settimana e il libro è ritornato sotto i riflettori. E’ stato pubblicato dalla casa editrice L’Orma ed è la storia di un uomo della provincia normanna raccontata dalla figlia. Siete mai stati in Normandia? E’ un posto strano anche un po’ triste secondo me e se non ci fosse stato lo sbarco forse non sarebbe nemmeno famosa, ripeto forse. Il libro è un piccolo gioiello (come quello della Gaskell “Il paese delle nobili signore: Cranford“) e capisci che l’uomo è uguale in tutto il mondo, la stessa cosa che mi ha detto una signora belga una volta in treno “Lei crede che gli uomini degli altri paesi siano diversi? Stronzate, gli uomini sono rompicoglioni in tutto il mondo”. Il libro sembra la storia di mio nonno abruzzese con le sue stesse ossessioni, del tipo, che cosa penseranno di noi?

Chissà forse la coda dell’occhio rende un po’ tonti, non si notano le grandi cose e si da importanza a quei particolari che non servono ad un cazzo nella vita?

Yellow

 

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4 pensieri su “Tre piccoli libri

  1. Di Murakami ho iniziato a leggere 19Q4, ci ho messo almeno sei mesi per arrivare a tre quarti, mi sono così tanto i coglioni per quanto è pesante e assurdo che alla fine ho chiuso tutto con un liberatorio: mavaffanculo!

    1. É la stessa cosa che ho pensato io!! Mi fa piacere. L’uomo capra?? Ma ti rendi conto. Ma vaffanculo tu e l’uomo capra. Giuro che daranno a lui il premio Nobel della letteratura scrivo a tutto il mondo. 😊

  2. E finalmente approdo da te. Ti leggo e penso: quando leggo di solito voglio dialogare, sognare, svegliare il torpore del cervello. Mi succedeva ad esempio leggendo Critone (faccio letture strane lo so ;))
    Spesso non condivido l’esaltazione di certe pubblicazioni (best seller/il più venduto) e anche lì mi chiedo, quando, per fortuite combinazioni, mi ritrovo a leggerlo, se sono io incapace di coglierne la grandezza o semplicemente c’è solo una forte spinta di marketing e si ha voglia solo di leggere ciò che già si conosce per non fare alcuno sforzo, magari anche con una facile scrittura mediocre piena di banalità.
    E comunque preferisco il tuo guardare con la coda dell’occhio.

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