Purity

“Ars est bonum fieri”

Jonathan Franzen ha avuto un bel coraggio ad intitolare il suo libro Purity, eh già, proprio un bel coraggio e poi la copertina tutta bianca rende bene l’idea di cosa andremo a leggere nelle 600 pagine. Ditemi cosa vedete quando ascoltate la parola Purezza? La prima immagine? Davanti ai miei occhi compare l’acqua, l’acqua trasparente con qualche bollicina. Mio marito ha risposto “il vino”, il mio collega dai capelli rossi “una cascata d’acqua in montagna” ma vi dirò di più, Franzen ha chiamato la sua protagonista Pip e quindi lo stesso nome del protagonista del libro Grandi speranze di Dickens.

Purity è il Grandi speranze contemporaneo quindi nel libro ci sono le cose che caratterizzano il secondo millennio – nel bene e nel male -, troverete tutto ma proprio tutto. Ma divaghiamo un po’, giusto per allungare questo pietoso post.

Una delle situazioni che spesso trovo a vivere è questa: qualcuno vi racconta un episodio stressante della sua vita quotidiana e cosa dice alla fine del racconto “Io non sono cattiva/o ma se il mondo è cattivo io mi adeguo e divento cattivo anch’io!” oppure “Le persone sono cattive” e qua si sbaglia, in un certo senso. Primo, leggendo Dostoevskij e altri, si capisce che i demoni sono dentro di noi insomma per non scomodare la letteratura vediamo la mera fantascienza, noi abbiamo il lato oscuro o no? Noi siamo il bene e il male e quindi nasciamo cattivi e non diventiamo. Per compiere azioni cattive non ci vuole niente, sono quelle più a portata di mano, le più superficiali. Sentiamo l’attacco e abbiamo due possibilità: il silenzio o l’azione. Stare zitti è vista come una sconfitta, cazzo, invece io sono convinta che stare zitti sia una grande arma in alcuni situazioni. l’altra possibilità è compiere azioni che causano dolore quindi ferire chi abbiamo di fronte e sentirci vincitori. Che bellezza sentirsi vittoriosi! Come piace al nostro ego sentirsi così. E la purezza? E l’essere trasparenti? No in questo millennio non è possibile, costa “troppa fatica” quindi è fatica ma non impossibile? Ma in una società dove puoi comprare quasi tutto e dove ti senti libero, la fatica di essere trasparenti dov’è andata? Direi, affanculo! Ed è qua tutta la questione, cosa pretendiamo dagli altri se i primi a non essere trasparenti siamo noi e cosa pretendiamo dagli altri quando i primi a compiere azioni non chiare siamo noi. Sottostiamo agli imbrogli che vediamo perché l’imbroglio non costa fatica, sottostiamo alle leggi di mercato perché costa fatica non farlo, cerchiamo gente sincera con una lanterna perché non racconteremo mai i nostri segreti sporchi ad una persona sporca, diciamo che siamo cattivi perché ci dobbiamo difendere dai cattivi, stronzate solo stronzate, la verità è una sola “Facile e poco impegnativo”. Essere puri significa scoperchiare il vaso di Pandora e alla fine trovare pure una via d’uscita degna della parola, Franzen direbbe, “rimestare il cervello con un cucchiaio di legno” bella immagine! E quindi, cari miei, qua nessuno è puro! Ma potremmo compiere azioni pure?

Guardate l’immagine messa all’inizio di questo post. I due in ginocchio provocano la polizia (l’immagine viene dall’Ucraina, ricordate l’Ucraina?) ma compiono un’azione che io definirei pura. Ecco il libro di Franzen è tutta in questa immagine (non guardate la copertina di Einaudi, anzi non prendetela proprio in considerazione) qua la questione è semplice, non è da domandarsi “Siamo puri?” secondo me no, partendo dal concetto che dentro abbiamo il lato oscuro, ma possiamo fare azioni pure e sentirci meno sporchi? Sia Pip di Franzen e sia Pip di Dickens non sono trasparenti ma compiono azioni da puri.

Ho scritto molto su Franzen e lo trovo sempre interessante leggerlo perché ha una grande capacità, osservare le piccole cose per descrivere le grandi e in Purity fa esprimere questo concetto ad un suo personaggio perché Franzen è così e anche quando nel libro un personaggio si suicida, io penso che sia il suo amico David Foster Wallace. E poi mi piace perchè Franzen è un moralista e non lo era anche Dickens? Io non vedo niente di strano che lo scrittore faccia la sua morale in fondo si esprime attraverso la scrittura e tu, lettore, puoi sentirti libero anche di mandarlo a quel paese. Insomma Franzen è uno che si espone (è stato accusato di essere un misogino come Bukowski, che casino quando si attaccano le femministe!) è un coraggioso e i coraggiosi, di questi tempi, devono essere sempre letti e stimati.

Io leggendo Purity ho visto sotto un’altra luce anche i comportamenti delle persone che mi stanno affianco e quindi questo, cari miei, è un libro utile, forse qualche lettore s’incazzerà ma credo solo per un motivo, si rivede nei personaggi e non piace a nessuno quando qualcuno ti punta il dito contro, come il personaggio di Mr. Bucket in Casa Desolata di Dickens ma come questo personaggio, anche Franzen chiude il cerchio e scopre il colpevole!

No-one here is alone

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4 pensieri su “Purity

  1. Ars est bonum fieri (è un arte diventare buoni….forse lo scriveva Seneca…ma il liceo è troppo lontano per esserne sicuro…)..è proprio vero. Condivido..Mi hai proprio incuriosito…lo leggerò

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