Il figlio

Alcune volte nella vita a causa di alcune situazioni che viviamo ci sentiamo vincitori o vinti, con un collega o con il nostro compagno ci ritroviamo a “combattere” per difendere opinioni o posizioni e a secondo dell’esito proviamo emozioni. Sarà successo anche a voi che qualcuno vi abbia detto “Hai perfettamente ragione” e voi avete gongolato nella vostra ragione sfoderando anche un bel sorriso. Ecco! Io non credo che nella vita ci siano vincitori o vinti e che “combattiamo” tutta una vita per difendere delle posizioni che sono puramente stronzate insomma siamo tutti nella stessa barca. Non mi piace discutere su situazioni che non mi interessano. Non mi piace esprimere opinioni su cose che non vivo direttamente. Potrei essere accusata di menefreghismo? Di non prendere posizioni nella vita e allora? Io non faccio la radical-chic con il culo degli altri, detto in poche parole. Alcune volte in vaporetto o in bus ascolto con attenzione i discorsi degli altri ma non per farmi i fatti loro solo per osservare l’ottusità dell’essere umano. Ieri dietro di me c’era un discorso interessante tra due signore, una delle quali aveva del vero odio verso la cognata che a Natale le aveva regalato una cosa orribile ma era veramente incazzata nera. E’ partita da Natale 2015 per arrivare al 1995 quando era nata la sua prima figlia. “Mia cognata è egoista” “Non ha capito niente di me”, io volevo voltarmi e dirle “Ma vaffanculo tu e tua cognata. Diglielo che il regalo è orribile, diglielo che lei non ti capisce. Cambia prospettiva”. Io ho una cognata con cui non ho niente da dire. Ci schifiamo a vicenda e vivo benissimo! Lei ama il fashion, io schifo il fashion. Lei ama i pettegolezzi, io schifo i pettegolezzi. Lei forse si sentirà anche vincitrice nei miei confronti ma la verità è un’altra: Che cazzo ha vinto? Portare avanti le cose in cui credi, combattere per le cose in cui credi è una pigliata per il culo perché poi ti chiudi e diventi ottuso ma se poi tu fossi il frutto delle tue posizioni nella vita quotidiana e allora sì che la differenza si vede. Esempio: Ami i cani (la parola amare non è scritta a caso) e poi prendi in giro gli esseri umani per come si vestono ebbene per me è sintomo di poco rispetto verso tutti anche verso i tuoi cari cagnolini. Potrei andare avanti con tanti esempi ma in fondo (ma molto in fondo) vi voglio bene e siccome si parla di libri in questa specie di blog passo ad altri argomenti.

Ho già scritto di Philipp Meyer parlando del suo primo libro Ruggine americana e ora mi ritrovo a scrivere del suo secondo libro “Il figlio”. Il libro racconta la storia di una famiglia texana dagli albori fino ai nostri tempi. La storia della famiglia McCullough in Texas che parte dagli indiani poi i messicani per finire con i petrolieri. La storia è raccontata da tre membri della famiglia che hanno affrontato le varie epoche della storia americana. Un indiano Comanche dice ad un certo punto “Pazzi sono i bianchi. Vogliono essere ricchi, proprio come noi, ma non ammettono a se stessi che ti arricchisci solo a spese degli altri. Pensano che quando non vedi le persone che stai deubando, o non le conosci o non ti somigliano, non è proprio come rubare” e questa frase attraversa tutte le fasi storiche della famiglia e quindi alla fine del libro sorge una domanda “Ma vuoi vedere che quella frase che dicono gli anziani: ai miei tempi era tutto diverso, è semplicemente una stronzata?”, parliamoci sinceramente, io ho 45 anni non ho vissuto i tempi passati anzi dei tempi passati conosco solo i libri di storia.

Nel libro di Meyer si parla di quel grande film “Il gigante” con James Dean come di una grande presa per il culo insomma la vita dei petrolieri non era così e alla fine ci credi quando leggi che Meyer per scrivere questo libro ha impiegato cinque anni (cinque anni sono una sicurezza, uno scrittore che pubblica ogni cinque anni significa che se ne fotte dell’editoria) girando in lungo e largo il Texas intervistando anche le pietre e anche chi non conta un cazzo nell’economia insomma gli sfigati di sempre. E poi facciamo un semplice paragone con i libri di Dickens dove la storia è sempre la stessa … vincitori e vinti …  capisci che è sempre la solita storia e che quando gli anziani dicono “bei tempi” era solo perché erano più giovani ma che l’umanità era sempre la solita fogna e questo ti rassicura. Sì, sì. mi rassicura perché penso di non essermi persa niente! Bene, sono contenta, posso vivere come cazzo piace a me.

Meyer è un grande scrittore di quelli dove il secondo libro è migliore del primo! E io continuo la mia vita allegramente aspettando che il mio collega dai capelli rossi si decida a invitarmi a cena!

Buona lettura!

Blue Blood

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3 pensieri su “Il figlio

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