La mia guerra all’indifferenza – Parte terza

Lavoro nella cooperazione sociale da anni e questo fa comprendere che il verbo cooperare per me ha un significato quasi divino. Il verbo competere non esiste nel mio vocabolario ma con il passare degli anni ho notato un peggioramento della cooperazione sociale anche dal punto di vista dei rapporti umani. Saranno i tempi difficili in cui viviamo, oppure paghiamo gli sbagli del passato, non lo so oppure sono semplicemente stanca di combattere su due fronti.

Nella prefazione del libro “La mia guerra all’indifferenza” di Jean-Sélim Kanaan ho trovato questo “Chiunque viva almeno un giorno nel mondo dei dimenticati capisce al volo il significato del titolo: descrive tutta la rabbia e il senso d’impotenza che si prova davanti alle devastazioni fisiche e morali provocate dai conflitti” ma io credo che ognuno di noi porti avanti nel suo piccolo la lotta all’indifferenza, ognuno combatte su due fronti.

Lavorare in un conflitto e poi tornare a casa nell’indifferenza più totale provoca gravi problemi esistenziali. Come ristabilire l’ordine? JeanSélim Kanaan nel suo semplice libro voleva provarci a cambiare il mondo e denuncia anche la stessa indifferenza delle persone che lavorano all’interno delle organizzazioni internazionali e nel sociale ed è questo il punto fondamentale della questione.

La questione è semplice, non siamo abituati a cooperare ma ha competere e di chi è la colpa? La colpa è dell’essere umano, il singolo, di voi e di me e perché siamo abituati ha competere? Si chiama sopravvivenza, un po’ come gli animali che devono cacciare per mangiare, noi godiamo nella competizione, ci mostra come siamo forti e bravi. La sopravvivenza, invece, è quella cosa per cui chiudiamo le frontiere. La sopravvivenza è quella che ci chiude nei propri istinti animali e non ci fa cooperare rendendo sterile il nostro vivere ma anche quello degli altri (e forse per questo amiamo tanto i cani e gatti). La sopravvivenza è come continuare a ripetere da parte di alcuni intellettuali che il nuovo è uno schifo e non capiscono che il mondo sta cambiando, forse anche in meglio e ognuno deve fare la sua parte (ricordate la difficoltà dei pittori impressionisti a emergere? Uguale). La paura di perdere la propria posizione si chiama sopravvivenza e con i sensi di colpa rovinano l’esistenza.

JeanSélim non aveva paura di perdere la propria posizione, lui sapeva quanto valeva e non doveva dimostrare a nessuno di essere bravo e forte. Lui aveva un talento, non giudicava. Lui ci stava nella Storia del mondo, come ci stiamo tutti del resto. Era l’atteggiamento che lo rendeva unico. Aveva le armi per uscire dal caos: consapevolezza e compassione. “Io so chi sono e non ti giudico, ti ascolto e vediamo insieme cosa possiamo fare”. I tempi stanno cambiando e anch’io, fortunatamente.

Ricordo ancora quando per la prima volta mi presentarono il mio collega dai capelli rossi. Un cooperante vero si riconosce subito da come ti accoglie. Lui invece si ricorda invece di quando lo chiamai in un corridoio buio e sembrava che quella voce lo conoscesse da anni. Certo che ti conoscevo da anni, avevo letto di te nel libro di JeanSélim Kanaan.

E poi dicono che leggere non serve a un cazzo! Serve, serve quando la massa celebrale è presente.

Buon cambiamento a tutti, io intanto vado a salutare il mio collega che lavorerà in un altro posto, ma resterà a vivere in questa città e quindi dovremmo affrontare un successivo cambiamento, ma siamo pronti, rimarrà sempre il mio amico dai capelli rossi.

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6 pensieri su “La mia guerra all’indifferenza – Parte terza

  1. Individuare le cause dei nostri atteggiamenti è già un passo avanti e sulle soluzioni? Ognuno deve trovarle ma il mondo ha bisogno di cambiamento sennò diamo spazio a gente come Selvaggia Lucarelli che afferma che si è fatta due palle con la Cristoforetti oppure Eco che dice cose da vecchio e sinceramente non voglio!!! La coerenza è facile se pensi un po’ prima di fare o scegliere, è difficile se non sai chi cazzo sei 🙂 mica facile vivere ma abbiamo solo questo!!!

  2. Che il mondo abbia bisogno di un cambiamento, altrochè! Dai tempi di Platone, anzi da Adamo ed Eva, ci hanno provato Budda, Gesù Cristo, gli Illuministi, Marx giusto per fare qualche nome. Però adesso siamo ancora qui col mondo che deve cambiare!!!! D’altra parte, nel contempo, mi rendo conto che il mondo deve cambiare 🙂
    D’accordissimo sul tuo concetto di coerenza, il fatto è che proprio uno conoscendosi può scoprire di essere coerentemente incoerente.
    Al di là delle mie chiose, lasciale perdere… apprezzo le tue analisi.
    Sento che sei uno spirito pratico, abituato all’azione e quindi a decidere, e a non perderti in fronzoli.
    E questo è già un buon punto di partenza in un mondo di parole.

  3. Conosco un poco il tuo mondo (lo lambisco da fuori senza mai però esservi entrato in maniera diretta). Mai come in questi giorni il termine Cooperazione è abusato ed utilizzato nei comizi senza alcun utilizzo concreto. Purtroppo l’egocentrismo e la competizione (questo è il termine giusto!) prevalgono su tutto. L’io (solo Io) è tornato alla grande calpestando ogni diritto ed ogni rispetto.
    Ammiro molto chi comete e il tuo amico dai capelli rossi, anche nel proprio piccolo, riesce a gestire nel quotidiano uno spazio materiale per l’aiuto ai più deboli.

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