La mia guerra all’indifferrenza – Parte prima –

Sono le 11 e al bar dell’aeroporto di Venezia bevo una camomilla. Il ragazzo del bar domanda “Paura di volare?” “No, devo incontrare una persona”. Il ragazzo insiste “Fidanzato? Marito? Capo?”. Avrei voglia di rispondere “E’ una donna” ma sorrido e dico “No, un amico che torna da una una guerra” “Brutta cosa la guerra” mi risponde il ragazzo. Credo di aver fatto un bellissimo sorriso alzando la testa dalla tazza perchè lui mi ha risposto con un occhiolino.

Sono nervosa e forse si vede. Non comunico con il mio amico da un paio di mesi però so che è vivo, prendo notizie dalla sorella (a sua insaputa). Ho saputo che viene a Mestre per riaprire casa e io sono qui con un libro ad aspettarlo davanti a queste maledette porte e cazzo, non mi sono preparata nemmeno due parole di benvenuto. Lo vedo, istintivamente vorrei chiamarlo ma invece lo seguo in silenzio. E’ dimagrito e si è fatto crescere la barba. Sono tentata di andarmene e mentro mi giro per imboccare un’altra porta sento dietro le mie spalle “Ma dove cazzo vuoi andare?”, mi volto “Non mi dai nemmeno un bacio di benvenuto”. Non ho resistito, l’ho abbracciato forte e lui mi ha dato un bacio sulla fronte “Stai attento! Lo sai che nella barba proliferano i germi?” ho detto mentre mi ripulivo la fronte con la mano. Mi ha guardato basito “Ho sperato che in questi mesi tu fossi leggermente migliorata. Noto, con estrema gioia, che non è successo. Hai distrutto in un attimo uno dei nostri rari momenti di felicità. Ma cosa più importante: che cazzo hai fatto ai capelli?” “Sto facendomi crescere un carciofo. Ti piace?” “Sembri un cartone animato giapponese” “Potremmo dire che i nostri momenti di felicità sono questi? Baci e abbracci sono rari momenti di normalità” e faccio l’occhiolino “E cos’è questo? Mi sei mancata, lo sai?” “lo so” dico abbassando lo sguardo “Ora dovresti dire che anche io ti sono mancato quindi?” “Diciamo che sono sopravvissuta e quindi ti ho portato un libro scritto da Jean-Sèlim Kanaan” e scarico il libro nelle sue mani.

Siamo saliti sul bus che ci riporta a casa. Vorrei domandargli tante cose sulla Siria, Libano, su lui e sulla guerra ma so cosa si prova quando si rientra a casa da posti orrendi. Si prova confusione e un sentimento di smarrimento spazio-temporale. Ti gira la testa e non capisci dove sei e, cosa più importante, dove potresti stare per fermare tutto ciò. Si è adeguato alla morte e vi assicuro non è cosa facile.

Lui guarda fuori dal finestrino e io ho provo una tenerezza infinità. Prendo la sua mano “Sono contenta che tu sia tornato e non sai quanto mi sei mancato ma per favore elimina questa barba” “Pranzo alla Vite Rossa?” “Certo ho prenotato” dico io sorridendo “Io faccio fuori la barba ma tu, per favore, vai dal parrucchiere?” “Va bene” “E ti prego, ora mi addormento ma tienimi la mano. Non lasciarmi”.

https://www.youtube.com/watch?v=bpOSxM0rNPM

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6 pensieri su “La mia guerra all’indifferrenza – Parte prima –

    1. Diciamo che ho il caschetto dei Beatles dove però i capelli vanno un po’ dove vogliono! Insomma un carciofo e nonostante stia con la piastra a cercarli di indirizzarli in modo meno selvatico non serve a niente quindi ci vuole un taglio deciso!!!

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