One World

“Perché avevamo vent’anni e cominciavamo a capire che l’invincibilità non esiste. Volevamo radunare quel po’ che ci restava di coraggio e speranza, e confinarlo in un sogno. La bellezza era troppo difficile e la verità in Occidente era morta insieme al Grande Capo Cavallo Pazzo; ci attendeva una vita di piccole sconfitte”

Quando lavoravo nella cooperazione internazionale spesso veniva chiamata a incontri o convegni per raccontare la mia esperienza. Una delle prime cose che facevo quando dovevo parlare davanti alle persone (attività che odio dal più profondo del mio cervello) cercavo sempre di informarmi chi fosse il mio target. Se fossero stati ragazzi delle superiori avevo una dialettica ma se fossero stati adulti avevo un altra dialettica, con i primi ero più buona con i secondi andavo giù duro.

Iniziavo sempre a parlare di un libro e poi mi allacciavo alla mia esperienza, quando il mio target erano adulti il libro da cui partivo era di Peter SingerOne World“. Peter Singer è un filosofo australiano e non usa mezze misure nello spiegare dove stiamo andando e cosa ci potrebbe salvare.

Iniziavo a chiedere se nella platea ci fosse qualcuno che possedeva un SUV oppure avesse nel mobile del bagno antiobiotici che aveva acquistato per precauzione oppure che ad un decimo di febbre ingoiassero medicine. Poi facevo finta di prendere appunti e elencavo i miei dati aggiungendo che la febbre è una risposta del nostro corpo a qualche infezione e quindi dobbiamo aspettare e dare fiducia al nostro corpo. Qualcuno sicuramente pensava nel suo cervello “Ma non ero venuto a sentir parlare dei Balcani?” e invece no caro!

Affermavo con molta convinzione di non essere comunista e tutti ridevano e io aggiungevo “Non ridete perchè lo penserete ma io metto le mani avanti” e poi parlavo della globalizzazione, il libro “One World” gira attorno ad un pensiero: bisogna cambiare l’idea di comunità. I terroristi che distruggono i grattacieli con gli aerei e i proprietari delle auto sportive che contribuiscono all’effetto serra mettono a rischio il futuro dell’umanità non sono tanto diversi. La differenza tra i terroristi e i proprietari è una sola, i terroristi causano morte istantanea, i secondi contribuiscono ad alterazioni lente nel clima del mondo.

“Nel villaggio globale, l’altrui povertà diviene presto un problema di mancanza di mercati per i propri prodotti, di immigrazione illegale, di inquinamento, di malattie contaggiose, insicurezza, fanatismo, terrorismo”

La difficoltà è proprio questa, far comprendere che siamo tutti legati e che abbiamo solo un pianeta e una vita e che l’unica via d’uscita è sentirsi comunità ma qui entra in gioco il capitalismo che si basa sull’individualismo e fa presa sui nostri istinti animali. Le signore in pelliccia o le vecchiette con i diamanti alle dita mi guardavano allarmate e il loro pensiero “Eppure sembrava vestita normale. Non sembra una no-global da manifestazione della pace” ed è qui l’errore, siamo diventati classificabili da come ci vestiamo.

Guardiamo l’ebola, cari miei l’ebola esiste da anni anzi da decenni ma cazzo è in Africa a noi che interessa? Eh già a noi che interessa ma la gente viaggia tantissimo anzi si va alla ricerca di posti selvaggi perchè è figo (direbbe mio figlio). Tutti alla ricerca di posti unici e viaggiamo allegramente inquinando e trasportando tante cose. L’ebola poteva essere fermata prima se avessimo ascoltato l’Africa e chiesto anzi preteso che qualcosa si facesse e invece noi che abbiamo fatto? Abbiamo alzato il tappetto e con la nostra nuovissima scopa abbiamo nascosto la polvere sotto il tappetto e l’ebola nel frattempo si è trasformata. E ora siamo terrorizzati … io ero terrorizzata già da qualche anno e ora sono pronta.

In giro c’è troppa ignoranza e lo scrivo convinta, c’è gente in giro che salva nel cervello informazioni inutili tipo che cos’è il primer per il trucco oppure quanto costa una permanente alle ciglie oppure un po’ di botulino nelle labbra e tutto studiato “Distrarre per non far vedere la polvere”, come diceva David Foster Wallace “Siamo distratti da uno tznami di informazioni” e ci crepiamo sotto le informazioni. Siamo circondati da scrittori e intellettuali che dicono una serie di cose ovvie e tutti lì ad applaudire all’ovvietà. Ma cazzo trattateci male qualche volta, ditelo che siamo una massa di pecoroni e che vogliamo essere comandati perchè far funzionare il cervello costa troppa energia. Diteci la cruda verità e noi vi sbalordiremo.

Bel libro “One World” e mi fa venire in mente il protagonista David Bell di un libro di Don DeLillo. Il libro è Americana. Il protagonista lavora nell’industria della pubblicità e ad un certo punto lascia tutto e con la scusa di preparare uno speciale sugli Indiani d’America gira il suo film. Un film sull’America dice David Bell invece diventa un film sul fallimento di un paese che fuori presenta attraverso la pubblicità un paese felice, contento e all’avanguardia ma invece dentro nasconde una serie di fallimenti (e mi viene in mente la pubblicità della Findus. Il ragazzo dice alla madre che ha un compagno e mangiano tutti allegri e contenti poi io invece mi ritrovo su un bus dove due ragazzini parlano di un loro amico omosessuale utilizzando una dialettica con espressioni non proprio tolleranti nei suoi confronti … aspettiamoci di tutto dal mondo della pubblicità)

Una bella dose di consapevolezza leggere questi due libri!

David Bell fugge e forse anche noi potremmo fuggire da determinate dinamiche, non avendo paura di informare le persone che i Suv inquinano e che viaggiare troppo in aereo inquina e che mangiare troppo fa male in fondo è comprendere che il coltello dalla parte del manico l’abbiamo noi. Noi consumatori, noi fruitori di servizi, noi esseri votanti.

In fondo sono una rivoluzionaria, una che non sta mai zitta, una poco servile ma che aspetta una svolta attraverso la consapevolezza e la creatività e questo post non mi piace per niente ma dal prossimo giuro che cambierò registro.

https://www.youtube.com/watch?v=hamKl-su8PE

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11 pensieri su “One World

  1. Rispondere con un commento alle tue riflessioni è dura. Potrà sembrarti fuori tema, ma mi piacerebbe una tua considerazione. Mentre ti leggevo riflettevo su alcune “abitudini”. Mi capita molto spesso di sentire lamentele sulla mancanza di altruismo, tempo, disponibilità, di converso sono tutti impegnati ad essere “più buoni”, più partecipi alla cosa pubblica, vuoi volontariato, accoglienza al povero immigrato. Fin qui nulla da eccepire, ma alla resa dei conti ognuno si chiude nel proprio microcosmo, la ristretta cerchia di una esistenza confortevole. Del mondo si conosce quello che arriva dai media e si accetta lo slogan come verità. Nessuno indaga, nessuno si sforza di ricercare gli intrecci, tutti viaggiano, tutti hanno accesso all’informazione circolare, ma la realtà è ben altra. Una signora “bene” all’uscita di scuola, parlando con l’amica, indica una mamma filippina “iscriviamo i nostri figli in una scuola privata e adesso anche le domestiche mandano i figli qui”, queste grosso modo le parole. L’altra risponde “guarda che è la moglie di un ingegnere filippino che è stato chiamato alla Maserati per risolvere dei problemi tecnici”. E lei “ah, un ingegnere filippino? Ma ci sono le università anche nelle Filippine?” Forse nel tentativo di essere concisa sono stata prolissa e dispersiva, ma noi siamo a questi livelli. Peter Singer si appella all’impegno collettivo per riscrivere regole che dovrebbero essere improntate ad un’etica globale, ma questo richiede una reale interconnessione che io non riesco a vedere. Perdona se mi riferisco a “casa nostra”, ma come possiamo andare oltre, se basta gridare, come fa una certa politica, che il male dell’Italia è il Sud o l’immigrato e tutti ad applaudire? Il giornalismo è defunto, la cultura è svilita, gl’intellettuali nicchiano. Ad una ragazza Sudafricana le è stato detto “hai difficoltà a vivere qui, immagino quando sei arrivata con tutte queste macchine…” Esiste anche questo, nessuno lo dice, ma è una grossa fetta. Ti chiedo scusa, ma ho scritto d’impulso senza badare a forma o errori. Perdonami. Se sono sgradita basta dirlo.

    1. Si tratta solo di una cosa… siamo ignoranti! Ma io conosco gente che nemmeno sa dove stanno le Fillippine e non sanno nemmeno dove sta la Romania. Non sanno nemmeno il passato di questo paese. Hai visto dopo la trasmissione di REport sulla pizza che è successo? Tutti a preoccuparsi di come si cucina la pizza ora la questione è semplice dobbiamo informarci e noi che qualcosina sappiamo non dobbiamo metterci a fare gli autorefenziali del cazzo “Quante cose so” ma dovremmo interessarci a chi guarda determinate schiefezze in tv ed educarli o meglio accompagnarli anche con cattiveria,,, non so nemmeno io quello che ho scritto. La connessione tra di noi c’è però bisogna farla capire e non è sufficiente il Saviano di turno o il Gramellini… ah quel Pasolini che non esiste più

  2. “Diteci la cruda verità e noi vi sbalordiremo.” Io che sono ottimista aggiungo alla tua frase: “forse”. Tu sii “cattiva” non cambiare registro… egoisticamente (evviva) mi piace leggerti.

    1. Devo cambiare registro cara Santa furiosa sennò corrò il rischio di diventare ancora più paranoica e come il Dott. Kambublus rischio il mio precario equilibrio… aspetterò il prossimo libro

  3. e invece a me sto post piace proprio.
    Americana poi sarà il mio prossimo libro a questo punto.
    Ho letto Underworld e mao II ma mi sa che preferirò questo.

    1. L’ho letto Americana e devo dire che mi è piaciuto.
      Alle volte forse un po troppo viaggionellamericavera, sogni infranti corporations giovani belli e ribelli etc. cosa che comunque non è del tutto negativa.
      Alcuni momenti poi sono memorabili, come i vaneggiamenti radiofonici di Beasley la Bestia e la riunione del venerdì mattina.
      Si, mi è piaciuto.

      1. Anch’io ho avuto la stessa impressione ma forse è proprio così cioè in America questa cosa del sogno americano è molto sentito. A me è piaciuto lo sconosciuto che mandava messaggi in ufficio.

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