Il baseball

Ci sono persone, cose, situazioni che non sembrano quello che sono ma sono molto di più oppure sono cose diverse da quello che crediamo. Per esempio, prendiamo Bob Dylan, lui è solo un cantante? No, è molto di più, rappresenta un pensiero, un periodo storico e poi alla fine ci rappresenta. Altro esempio, il test di Rorschach. Per me sono solo farfalle e cazzate del genere per altri è un vero proprio strumento per definire una personalità. Altro e ultimo esempio, il baseball. Per me il baseball è il gioco dei quattro cantoni (lo dicevano anche in un film italiano ma non ricordo il nome) e per gli americani che cosa rappresenta il baseball? Tanto forse anche troppo, per gli americani il baseball rappresenta la vita e da dove lo si capisce? Leggendo un po’ di scrittori U.S.A. e vedendo qualche film o ascoltando qualche canzone. In quasi ogni film americano c’è il padre che lancia la palla al bimbo oppure tutti hanno una mazza di baseball in casa. Ditemi che mi sbaglio?

Molti sono gli scrittori che parlano di baseball nei loro libri. David Foster Wallace parlava di tennis ma il baseball rappresenta qualcosa di più. Il tennis è la vita ma il baseball è una nazione. Ho finito di leggere “Il migliore” di Malamud e mi sono anche ricordata di Paul Auster, John Fante e poi Don DeLillo con il suo Underworld. I primi tre parlano di persone ma Don DeLillo lui no. Lui crea un capolavoro parlando di una pallina che attraversa gli anni della storia americana. Sì, lui è il vincitore per me, anche se Malamud si difende bene con il suo Roy Hobbes ma DeLillo fa un passo in più. Nel suo Underworld il baseball viene rappresentato come qualcosa che attraversa la storia americana come quasi fosse alla base della sua stessa storia. Malamud, Fante e Auster raccontano la vita atraverso il baseball. DeLillo racconta una nazione attraverso il baseball. Ci sono scrittori che raccontano il loro piccolo mondo ma poi arriva DeLillo che in ogni suo libro racconta il mondo. Non leggere DeLillo è un po’ come non leggere Dickens insomma è peccato!

La cosa che mi piace di più del baseball è la mazza non la pallina con le sue 108 cuciture. Mi ricorda sempre quei pazzi scatenati di Arancia Meccanica e infatti ho anch’io una mazza di softball in alluminio, nera e oro (regalo americano). Mi piace averla e ogni tanto la prendo e immagino che la pallina siano i problemi che ho in quel momento e che vengono lanciati lontano con un colpo alla Roy Hobbes come nel film dove c’è quel gran figo di Robert Redford e chissà se pensano proprio questo i battitori “Vaffanculo mondo”.

Ritornando agli esempi dell’inizio di questo umile post, pensate alle foto, non sono mai semplicemente scatti. Potreste creare storie e pensieri. Guardate la foto di Bob Dylan. Guardate il bambino sul primo scalino, quello con in mano qualcosa. Ecco, lui potrebbe pensare “Ma perchè mamma mi ha messo qua? Io ero tanto contento a sporcarmi dentro al fosso”. I libri sono la stessa cosa. Non è la storia che vi raccontano gli scrittori che fa la differenza, il mondo è pieno di bravissimi cantastorie. La differenza sta nel peso e quantità di pensieri che il vostro cervello produce leggendo un libro. Più pensieri (come le foto, come la musica) e più il libro vi cambia e più il tempo si allarga, si allarga come nel baseball e le sue partite infinite.

https://www.youtube.com/watch?v=firlWO_3nQo

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13 pensieri su “Il baseball

  1. L’arte di vivere in difesa di Chad Harbch è uno splendido romanzo sul baseball, sulla rinuncia, sulla sconfitta, sulla dissoluzione, sulla vittoria, su Moby Dick/Melville, sulla morte.

  2. DeLillo mi piace.
    Se fosse un blog meno serio farei anche una battuta a doppio senso sul fatto che ti pace la mazza ma mi astengo poichè sarebbe fuori luogo.

      1. Sono certo di averti detto qualche anno fa che le battute a doppio senso non mi piacciono, ma di fronte ad una frase come la tua ho vacillato.

  3. ti manca un libro bellissimo, dove il baseball ha una parte molto importante.

    si tratta di “Il gioco di Henry” di Robert Coover, per me un capolavoro

    del tutto d’accordo quello che scrivi alla fine.

    come dichiarazione d’amore ai libri ho scritto qualche mese fa:
    «Ah, i libri! Sono bottiglie lanciate in mare, come nei film di pirati, i migliori sono mappe del tesoro, solo bisogna saper leggere quello che qualcuno, che non ci conosceva, ci ha donato. Credo davvero che quanto più s’allarga la nostra conoscenza dei buoni libri tanto più si restringe la cerchia degli esseri umani la cui compagnia ci è gradita. Noi siamo come nani sulle spalle di giganti e la lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. Una cosa è necessaria: non leggete come fanno i bambini per divertirvi o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere. Risponde qualcuno alla domanda sugli scrittori del momento: “Non so niente della letteratura di oggi, da tempo gli scrittori miei contemporanei sono i greci”. I libri non si scrivono sotto i riflettori e in allegre brigate, ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere e le sue parole rappresentano molti mesi, se non anni, della solitudine di un uomo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine. Un libro è uno specchio. Se ci si guarda una scimmia, quella che compare non è evidentemente l’immagine di un apostolo».

    nessuna parola è mia, ho solo “mischiato” aforismi e pensieri di grandi scrittori.

    1. “Credo davvero che quanto più s’allarga la nostra conoscenza dei buoni libri tanto più si restringe la cerchia degli esseri umani la cui compagnia ci è gradita” questa è mia di chi è?

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