Il sindaco di Casterbridge

“Una sera, sul finire dell’estate, prima che il nostro secolo avesse raggiunto il trentesimo anno, due giovani, un uomo e una donna, che portava in braccio una bambina, s’avvicinavano a piedi al borgo di Weydon-Priors, nel Wessex Superiore. Erano vestiti con semplicità, ma non male, sebbene la densa polvere accumulata sulle scarpe e sugli abiti, evidentemente durante il lungo viaggio, desse ora al loro aspetto un che di frusto che non gli tornava certo di vantaggio.”

La mattina in bus sopra il ponte della Libertà vedo arrivare aerei che atterranno al Marco Polo. Planano lentamente e i fortunati seduti sulla destra vedranno Venezia e quelli a sinistra il petrolchimico di Marghera, che culo! Invece io penso che vorrei andare in quel paese che nessuno conosce altro che Venezia. Mi guardo in giro in bus. Troppa gente per i miei gusti. L’altro ieri sono arrivata a Piazzale Roma davanti a me un muro di persone. Ho messo il piede a terra. Ho fatto una piroetta e sono risalita sul bus che mi ha riportato a casa. Esco in orari strategici. Vado a fare acquisti quando tutti mangiano e leggo molto di più, direi tantissimo. Leggo in bus, in vaporetto, nelle code agli uffici. Mi difendo dalla socializzazione. Ora non pensiate che vivendo al Nord la popolazione sia “fredda” stronzate qui a Venezia e Mestre è come a Napoli. Non ci vuole niente per iniziare a discutere su qualcosa. Non riescono a stare zitti. Non so nelle altre zone ma qui vi assicuro che non c’è nessuna differenza con il Sud.

Ieri mi trovavo sul bus 4l insieme al mio collega americano e leggevo “Il sindaco di Canterbridge” di Thomas Hardy in religioso silenzio. Non amo parlare alle 7,45 a.m. e il mio collega lo sa. Lui legge le notizie americane sul suo ipad e io leggo il mio libro di turno. Avevamo di fronte un signore di 60 anni. Lui guarda il titolo del libro e mi sorride. Io indifferente continuo la lettura. Lui non si arrende “Hardy? Lettura sconosciuta per la maggior parte della gente” “Già” rispondo con il sorriso di ordinanza “Letto e amato. Le piace la letteratura inglese? Ha mai letto Trollope?” e sorride come quasi per dire “Ora ti frego bella signora” e io “Amo la letteratura inglese. Sì letto Trollope. Trovo Lady Anna un capolavoro” “Oh Lady Anna, grande libro ma lei è una lettrice sofisticata”. Mi ha fregato! Alla parola “sofisticata” mi addolcisco. Cedo davanti ai complimenti non dozzinali. Ho sorriso. Il mio collega distoglie lo sguardo dalle notizie e guarda la mia resa. Scusate, non è una cosa di tutti i giorni essere definita “sofisticata”. Il significato di sofisticata è diverso da snob o no? Questo è stato il quesito davanti al caffè e il mio dolce al riso. “Sei snob” dice il mio collega “No, sono sofisticata!” e sono andata avanti fino ad oggi con l’aggettivo “sofisticata”. Sì, sono sofisticata in tutto anche nello scegliere il posto dove andare a nascondermi dal mondo. Sofisticata nelle mie ricerche e nelle mie letture e mi circondo di persone sofisticate come il mio dott. Kambublus, scontrose ma sofisticate. E se l’essere scontrosi sia una risposta per essere sofistificati? Non credo di essere stata chiara. Un essere umano contemporaneo sofisticato non trova cose raffinate ma soltanto produzioni di massa su qualsiasi cosa e quindi s’incazza e da qui si diventa scontrosi e intolleranti e tutto questo per dire che sono intollerante per colpa dei tempi che vivo e quindi io non ho colpa. Sto divagando quindi torno al libro sofisticato che ho letto.

Il sindaco di Casterbridge ha un incipit da lasciarti senza fiato e non si dimentica facilmente. Un uomo e una donna che camminano nella campagna inglese e le prime due pagine presentano una natura inquietante. L’uomo è Michael Henchard e la donna è sua moglie. Dopo tre pagine già sei rapito e il libro non ha nessuna intenzione di lasciarti andare. Michael Henchard è un personaggio che non si dimentica facilmente e un po’ come Gabriele Oak in “Via dalla pazza folla” e così ti ritrovi a pensare che Hardy sia bravissimo nel creare un personaggio, sia bravissimo nel descrivere la campagna inglese con tutti i suoi cambiamenti stagionali, che sia bravissimo nel descrivere gli stati d’animo utilizzando  e quindi potremmo paragonarlo senza nessuna paura di sbagliare a Balzac o a Dickens. La cosa che colpisce  è quella cazzo di padronanza nell’utilizzare le parole, tutte al loro posto in una affascinante sequenza senza avverbi inutili. E ritorna anche qui il Destino, un Destino che non è mai compassionevole anzi si accanisce contro l’uomo e l’uomo soccombe. Se all’inizio di “Via da questa pazza folla” c’è la morte delle pecore del pastore Gabriele Oak nel “Il sindaco di Casterbrige” c’è la vendita della moglie e della figlia. Piccole azioni che portano alla vittoria il Destino e non l’uomo. Ditemi una cosa con sincerità. Nella vostra vita non avete mai commentato la vita di qualcuno o una notizia terminando “Sembra che il Destino si sia accanito contro questa famiglia” non vi è mai successo di dire queste parole? Ora quello che fa Thomas Hardy con grande maestria è descrivervi questo. Volete la trama del libro? Ma dai, andate su Ibs e sarete accontentati ma vi posso solo dire che Michael Henchard diventerà anche sindaco ma sul testamento scriverà“che nessuno si ricordi di me”. Grande personaggio!

Bisogna aver paura dei libri di Thomas Hardy, possiede una concezione della vita dell’uomo non troppo confortante anzi sembra mettere delle continue trappole ai suoi personaggi ma è la vita questa perchè non leggerla? Per paura? Per chiudere gli occhi? Preferisco i libri alle notizie dei telegiornali e poi sono convinta che un po’ perdenti e sfigati lo siamo tutti già solo per il fatto che nasciamo quindi io non ho paura di Thomas Hardy anzi sono contenta perchè almeno questo scrittore è morto naturalmente senza suicidarsi. Sono una perdente sofisticata!

http://www.youtube.com/watch?v=FPvCFWKpLxM

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