Via dalla pazza folla

Dieci anni fa ho avuto la fortuna di conoscere un Vescovo di una provincia del Sud del mondo che spesso diceva “La vita è un teatro”. Ora questa espressione detta da un Vescovo suona strana. Noi esseri umani pretendiamo che un Vescovo deve dire le parole di Dio e non un’espressione alla De Filippo invece no, lui iniziava sempre così i suoi discorsi. Un mio ex fidanzato mi disse che lui scappava da me perché la mia vita possedeva qualcosa di troppo teatrale quindi unendo queste due conclusioni mi viene da pensare e da scrivere che io Vivo e quindi, in un certo modo, abbia capito che il destino può fare di me quel che vuole in certe situazioni e accettarlo consapevolmente è l’unico modo per sopravvivere.

Che divertimento leggere “Via dalla pazza folla” dell’inglese Thomas Hardy e anche qui devo ringraziare il dott. Kambublus che suggerisce sempre libri utili per la mia stabilità. Il titolo sembra quello che io penso ogni giorno quando arrivo a Piazzale Roma e cammino per Venezia. Via da questi pazzi ma il problema è che anch’io sono un numero che scende da un bus. Dovevo fare l’eremita da grande e non chi si sporca le mani ogni giorno con sfigati, dovevo andarmene da questa pazza folla ma anche ai confini del mondo mi avrebbero scoperto con telecamere o stronzate varie!

Thomas Hardy nacque in Inghilterra e precisamente nel Dorset. Non voglio farvi una lezione ma questo è un tassello importante nei suoi libri. Hardy decide di andare a Londra a tentar fortuna ma rimane deluso perché nessuna delle sue poesie verrà pubblicata e quindi ritorna a casa. Lui non si arrende e inizia a scrivere romanzi e, forse un po’ tardi, l’Inghilterra riconoscerà a Thomas Hardy la giusta posizione nella letteratura.

Quello che sconvolge di più nella scrittura di Thomas Hardy è che non è coperta dalla polvere del tempo e Virginia Wolf scrisse (nel suo “Diario”, dopo una visita prima della sua morte) “è il riconoscimento delle nuove generazioni a un uomo e ad un’opera che avevano saputo superare vittoriosamente la prova crudele del tempo”. Tutto vero cara Virginia già il titolo racchiude qualcosa di innovativo per quei tempi. Pensateci un po’ su ai titoli che davano ai libri nel passato e invece a quelli del presente. Ora il titolo deve essere accattivante, deve farti incuriosire e quindi comprare. Nel passato la gente guardava chi fosse lo scrittore e del titolo se ne fregava. “Cambiamento di stagione” verrebbe da pensare ma torniamo al libro.

Se la vita è teatro “Via dalla pazza folla” è la sua degna rappresentazione. Inizia in modo drammatico, si sviluppa con l’idea che la fine sarà terribile e invece terminerà con un nuovo equilibrio della comunità rurale dove la storia si svolge. Il Caso colpisce l’uomo ma c’è chi sa difendersi non ha niente da temere come il nostro protagonista Gabriele Oak (ha lo stesso nome di mio figlio forse per questo mi ha fatto subito tenerezza). Gabriele che sa come difendersi. Gabriele che legge tanto e che quando apre bocca sa sempre cosa dire e, cosa più importante, sa sempre cosa fare insomma non sbaglia mai. Bellissimo personaggio!!! L’umile lettore aspetta quasi cinquecento pagine per conoscere la storia di Gabriele e quando la fine arriva tirerà un bel sospiro di sollievo. Il povero Gabriele che si innamorerà, già dalle prime pagine, di una donna Batsceba ma chi è questa questo personaggio? Anche qui Hardy da il meglio di se stesso nella creazione di un personaggio femminile moderno. Altro che svenimenti. Donna indipendente e coraggiosa. Lei s’innamora dell’uomo sbagliato. Non perché sia cattivo ma solo non è l’uomo giusto ma anche qui il Caso farà la sua parte. Poi abbiamo il vicino di casa che per colpa di uno stupido messaggio inizierà un cammino verso una terribile fine e poi abbiamo i discorsi dei villici sullo sfondo che possiedono qualcosa di estremamente divertente e comico. Se Henry James possiede tante sottigliezze Thomas Hardy è pulito di una semplicità quasi disarmante, in alcuni parti quasi poetica potrei dire.

Thomas Hardy ha l’ardire di scrivere un libro su un mondo chiuso ma estremamente infinito perché abbiamo personaggi, fattorie, natura, piogge, morte, nascite, pecore (ah le pecore gonfie sono uno spasso) che danno la possibilità di creare in un micro cosmo di provincia estremamente movimentato forse anche troppo insomma dove c’è l’uomo nasce anche il Caos perché in fondo chi crea il Teatro siamo solo noi con le nostre scelte. Dipende tutto da noi e Gabriele Oak è un esempio chiaro.

Che sconvolgente scoperta questo Hardy scriverei di lui un post interminabile ma è meglio aspettare un secondo libro come “Il sindaco di Canterbridge”.

Buona lettura!

http://www.youtube.com/watch?v=JTkSV7sXz8Y

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