Non parliamo la stessa lingua

Spesso si dice che la realtà supera la fantasia ed è vero. Alcune volte viviamo situazioni che sembrano essere uscite dalla fantasia di qualche scrittore. Guardi la scena che stai vivendo e cerchi anche di collegarla allo scrittore che potrebbe scriverla. La scorsa settimana ho vissuto una scena del genere, non posso raccontarla per una questione di privacy, ma posso solo dirvi che era tra un americano, un iracheno e un italiano. Tutti uomini e io lì ad osservali. Potevo fermarli, potevo mediare ma alla fine ho preferito farmi i cazzi miei e mentre loro discutevano cercavo di ricordarmi di chi poteva essere lo stile con cui raccontare questa cosa e poi alla fine ho battuto le mani “Certo lui, Todd Hasak-Lowy”. Il mio collega americano mi ha guardato basito e io “Continuate, continuate pure. Io non ci sono”

Todd Hasak-Lowy con il libro intitolato “Non parliamo la stessa lingua” pubblicato da Minimum fax. Questo libro è una raccolta di 7 racconti, uno più bello dell’altro. Drammi mondiali che camminano affianco a drammi personali. Il primo racconto è “Sul luogo dove sorge il museo dedicato agli ebrei vittime delle persecuzioni naziste”, scusate non vi fa ridere che un ebreo americano e un giornalista fallito israeliano si prendano a pugni nel museo dedicato alle vittime naziste? A me, sì. Poi c’è “Will Power” dove un giornalista deve scrivere un articolo su una società che costringe le persone a non mangiare insomma un personal trainer del cibo. Oppure c’è “La fine del portafogli di Larry” dove sullo sfondo di un conflitto nucleare tra India e Pakistan il protagonista del racconto Larry è disperato perché ha perso il portafogli. Poi c’è “Il compito di questo traduttore” dove il protagonista si trova invischiato in una faida familiare.

Il mio racconto preferito? Tutti perché in ognuno c’è qualcosa che mi ha colpito. Todd Hasak-Llowy dimostra con queste short-stories di avere del talento. Mi piace questo 39enne insegnante di letteratura ebraica di Detroit, Michighan. Mi piace perchè è ironico, io amo l’ironia. Mi piace perchè conosce le debolezze della nostra società occidentale, io amo l’osservazione.  Mi piace perchè tra le sue pagine ho rivisto in alcuni tratti David Foster Wallace. In fondo tutti viviamo gli stessi drammi, tutti hanno le stesse debolezze ma non parliamo la stessa lingua.

Fatevi un bel regalo, comprate questo libro perchè ridere delle proprie angosce fa bene.

http://www.youtube.com/watch?v=xIOqiAPqa3g

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