La forma delle cose

“Ha detto che tua hai detto che essi hanno detto che noi abbiamo detto e via e via. Via e via, come le pale del ventilatore che, sul soffitto, continuavano a ruotare; girando e girando, agitando inutilmente l’aria chiusa e stantia, esso emetteva un ticchettio d’orologio, scandiva i secondi nel silenzio”

Ho preso tre decisioni nella mia vita da lettrice. La prima, non comprerò libri di scrittori italiani contemporanei. La seconda, voglio leggere tutto quello che ha scritto Fedor Dostoevskij. La terza, voglio leggere tutto quello che ha scritto Truman Capote e ora inizio il mio post.

Quando avevo 20 anni mi consigliarono di leggere “Per chi suona la campana” di Hemingway. Non mi piacque. Lessi più tardi “Addio alle armi” ma il risultato fu lo stesso del primo. Una mia amica continuava ad insistere e quindi lessi “Il vecchio e il mare”. Non mi piacque, non ho letto più niente di Hemingway. Penserete che è un male e sarà anche un male ma io non lo sopporto. Non mi piaceva per le arie che si dava e se non fosse per lui ora non vedrei ogni anno dei dementi correre davanti a dei tori in un paese che somiglia tanto all’Italia.

Poi ho letto “La forma delle cose” di Truman Capote e nell’introduzione di Reynolds Price il nome di Capote è affianco a quello di Hemingway che usciva sulle copertine del LIFE in foto che lo ritraevano sempre con canne da pesca o un fucile in mano oppure accanto ad un toro in procinto di essere ucciso. Odioso con quell’aria da viaggiatore e da macho insomma da “campatore”. E Capote? Lui invece aveva quella vocina insopportabile e quella faccia da indisponente. Lui che di macho non aveva proprio niente mi piace anche perché odio la caccia, con quest’affermazione non voglio fare la radical-chic che va contro i cacciatori cioè voglio solo dire che io non andrei mai a caccia, però pensandoci meglio se un uomo mi dicesse che è un cacciatore l’idea non mi piacerebbe per niente e comunque non sopporterei nemmeno che avrebbe un cane o un gatto insomma il mondo animale è bandito nella mia attuale esistenza.

“La forma delle cose” è un libro che raccoglie tutti i racconti di Capote che vanno dal 1940 al 1960. C’è il racconto “Miss Bobbit” con un finale indimenticabile oppure il racconto “Miriam” che ha qualcosa di fantastico e poi c’è “Un ricordo di Natale” che è molto conosciuto in America perché esiste anche una versione televisiva, il toccante “Un Natale” e “Un ricordo di mio nonno” e poi c’è “La forma delle cose” che racconta l’incontro su un treno tra una ricca signora e un reduce di guerra e termina con “La donna pagò anche il suo caffè” sei pagine perfette. Questi racconti si potrebbero paragonare a quelli di Cechov per quella gentilezza e raffinatezza ma bisogna aggiungere che io non capisco un cazzo di letteratura quindi è solo un umile pensiero di una lettrice che non sopporta Hemingway ma che stravede per Capote.

Io trovo Capote geniale e lo considero un alieno, di quelle menti troppo avanti rispetto alle altre. Chi non lo apprezza e perché semplicemente non lo capisce anche perché genio lo era davvero, il suo quoziente di intelligenza, ad undici anni, era di 215, il più alto mai registrato nei test di ammissione della Trinity School di New York quindi mi chiedo quanto avesse il mio amico Ernest di quoziente e poi mi chiedo che un tipo come Capote in Italia non potrebbe mai esserci, noi amiamo i tipi come Saviano, Fazio o quello di Emergency, non vivere al centro del mondo genera mostri e qui da noi è pieno.

Truman Capote è uno dei migliori scrittori del Novecento e non leggerlo è un peccato mortale per un cervello.

http://www.youtube.com/watch?v=W9V-Hh0uTaI

 

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4 pensieri su “La forma delle cose

  1. Su Hemingway non sono cosi’ drastico (e’ perche’ sono buono, in fondo). I racconti di Capote me li procuro subito, di lui ho letto solo “A sangue freddo” -che m’e’ piaciuto molto-. Ma la vera perla e’ il video di questi tizi svedesi a me ignoti prima d’ora: splendido sia come immagini che come musica. Ovviamente m’e’ toccato ascoltare e vedere anche la parte II, “Your life your call”. Bellissmo, davvero. Grazie per la segnalazione.

  2. Di recente ho avuto una lunga discussione con un’amica italiana che vive a Los Angeles da soli quattro anni sulla cultura italiana. Vivendo fra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna da piu’ di 20 anni (e con una laurea in lingue e letteratura anglosassone) tendo a leggere piu’ che altro in inglese, autori americani o britannici (il mio periodo russo si e’ un po’ affievolito) pero’ sono curiosa su cio’ che viene pubblicato in Italia. La mia amica mi procura libri di autori italiani e, dopo essermene sciroppata una dozzina, sono giunta alla conclusione che, o sono leggeri leggeri o sono sempre la stessa storia ribollita del “coming of age”. Cambia la regione, la citta’ ma la storia e’ sempre la stessa. La mia percezione e’ che la cultura italiana contemporanea stia attraversando un periodo estremamente buio – e come biasimarla? Mi sbaglio?
    Hemingway e il suo machismo non li ho mai sopportati nemmeno io. Mi hai fatto tornare voglia di Capote del quale non ho letto tantissimo. Hai mai sentito la sua voce? Se no, valla a cercare su YouTube

  3. Sì sì ho sentito la voce di Capote! Che tipo, come lui ne nasce uno ogni 100 anni. E le sue foto? Sempre sorridente ma con quel sorriso quasi per dirti “Io sono un dio e tu?” 🙂 E sulla letteratura italiana contemporanea non ti posso essere d’aiuto sono rimasta un po’ indietro. Leggo molti americani e inglesi li amo particolarmente perchè non riducono i romanzi a “comunisti” e “fascisti” e sono poco autoreferenziali. In Italia prendi un libro e ti ritrovi sempre la politica (quasi tutti da piccoli avevano nonni comunisti … a me erano Dc … ma dove stavano sti’ comunisti?) quando poi di politica non capiscono un cazzo visto come ci siamo ridotti. E chi scrive bene è costretto a scrivere stronzate per vendere. E chi sa scrivere lo spremono per tutto anche ad andare a incontrare Bono Vox a Dublino (Saviano)! Io sono una che non ama particolarmente Calvino o la Fallaci. Trovo nella letteratura italiana sempre quel melodico che caratterizza anche la nostra musica di successo. Quelle parole ovvie incartate bene, quelle melodie sdolcinate che non muovono niente e tutto rimane immobile. L’unico che ho letto tutto è Pasolini, Pirandello oppure Testori ecco questi mi piacevano. Mi piaceva anche Verga. Contemporaneo mi piace Camilleri. Montalbano dice cose da Italiano e mangia anche da Italiano. Grazie Montalbano 😉 La concessione del telefono di Camilleri è un capolavoro italiano e spiega bene come siamo messi… ecco qualcosa di buono esiste. Leggilo se non l’hai ancora fatto!

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