Come la Madonna arrivò sulla Luna

Quando lavoravo in Kosovo uno dei miei compiti era di quello visitare le famiglie di Peshter (nemmeno gli stessi kossovari sapevano dove si trovasse questo villaggio). Il mio interprete si preoccupava delle precarie condizioni igieniche di queste persone, alla fine ebbe ragione, prendemmo i pidocchi. Fu divertente lavarci i capelli nel bagno di casa mia, lui bestemmiava in albanese e io ridevo come una pazza perché sembravamo due scimmie che si spulciavano. Conoscere le famiglie serviva per fare una mappa dei loro bisogni e così dare vita a progetti mirati. Una volta chiesi ad un vecchio come aveva vissuto durante la guerra e lui iniziò a cantare “Faccetta nera”. Io e il mio interprete rimanemmo in silenzio ad ascoltare tutta la canzone e alla fine dissi “Però è intonato.  Bravo il nonno”. Il mio interprete mi ricambiò con uno sguardo incazzato e si accese una sigaretta. Il vecchio era rimasto fermo all’invasione dell’Albania da parte di Mussolini, stavano tanto in culo al mondo che nemmeno i serbi sapevano che esistessero. Era difficile rinunciare a questi incontri perché ti raccontavano storie strane e idee tutte loro sul mondo. Una sera iniziò a nevicare e sembrasse che dovevamo a rimanere a dormire lì ma il vecchio disse “Voi siete forti. Arriverete a casa ma qualcuno verrà a salvarvi” e fu così. A meta strada rimanemmo impantanati in una specie di buca, avevamo di poco superato l’ora del coprifuoco quando vedemmo una camionetta dei militari svedesi che ci salvò, poi venni a sapere che anche al nipote del vecchio era successa la stessa cosa due giorni prima e anche lì erano arrivati i militari svedesi.

Il libro “Come la Madonna arrivò sulla Luna” di Rolf Bauerdick  racconta la vita in un paesino della Romania. Sullo sfondo c’è anche del regime di Ceausescu e c’è il quindicenne Pavel che racconta e cresce. Ora faccio un paragone, vi è mai successo di cucinare una semplice crostata e poi arriva il grande chef che vi dice  “Aggiungi un po’ di zucchero velato. Aggiungi un po’ di crema alla cannella. Aggiungi un po’ di vaniglia” e tu “Ma è una crostata! Cazzo è una semplice crostata è buona così” e lui “Eh no. Più aggiungi e più diventa avvincente il sapore. Chi mangia deve vivere un’avventura sensoriale” e tu “Ma così non è una crostata!” e lui “Brava hai capito tutto” e tu “Ma vaffanculo”. Ecco questo libro è come la crostata, la storia è bella così, scritta bene, interessante, avvincente ma ad un certo punto viene messo di tutto (omicidi, suicidi, politica, corruzione, sesso) che non è più una storia ma un’accozzaglia dove il lettore ad un certo punto non sa più che su binario si trova.

E poi ho sorriso quando ho letto dietro al libro “ è un romanzo balcanico che mozza il fiato “ ma l’aggettivo balcanico come viene usato? Non è che perché si sanno delle storie di quelle zone e si ricama sopra diventando “eccessivi” si diventa automaticamente “balcanici” . I libri balcanici sono di chi è nato lì, noi che viviamo di qua potremo al massimo scrivere di quello che noi vediamo dei Balcani. Attenzione, non ho detto che è un brutto libro ma in un certo senso alcune storie sono belle così, come le storie di Peshter e sarebbe bene leggerle senza aggiungere altro.

La vita è bella o strana anche così, senza aggiungere zucchero velato o stronzate varie.

 

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2 pensieri su “Come la Madonna arrivò sulla Luna

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