Mi ritorno in mente

“La lingua che parliamo influenza il nostro pensiero e il nostro cervello. Alla nascita, quindi, il cervello non sarebbe una “cassetta degli attrezzi”, uguale per tutti, ma una “macchina utensile” capace di fabbricare gli strumenti necessari alla persona a seconda dell’ambiente in cui nasce. La diversità delle lingue è cruciale quindi per capire che ruolo ha il linguaggio nella cognizione umana.” Questo è il riassunto di un articolo pubblicato sul New Scientist di giugno da Nicholas Evans e Stephen Levinson (il primodell’Australian National University di Canberra e il secondo dell’Istitituto Max Planck di Psicolinguistica di Nimega, nei Paesi Bassi) che ha suscitato molte polemiche nella comunità dei linguisti.

“La lingua che uno parla è un esempio di un complesso di conoscenze non codificate. In conseguenza dell’apprendimento di una lingua c’è una parte del cervello che si modifica. Non in maniera vistosa, ma comunque si modifica. Una parte della regione temporale dell’emisfero sinistro di un italiano è leggermente diversa dalla corrispondente regione di un inglese o di un tedesco” questo invece si trova a pag. 129 del libro “Mi ritorno in mente” del genetista  Edoardo Boncinelli pubblicato a febbraio 2010 dalla Longanesi.

Boncinelli continua scrivendo “La nostra individualità ha tre fonti principali: una fonte genetica, una fonte ambientale e una fonte puramente casuale. Ciascuno di noi è il risultato del concorso di tre fonti di diversità ed è per questo che nessuno è identico a nessun altro, nel cervello ma non solo”. Allora ho ragione quando parlo delle differenze di ambiente (vedi King nel blog)? Allora ho ragione quando parlo di cervelli modello base e cervelli con accessori? Poi ci sono anche i super cervelli ma quelli sono una rarità!

Non è facile scrivere le mie considerazioni su questo libro e quindi perdonatemi se non capirete un cazzo di quello che ho scritto.

Boncinelli nella prima parte del libro spiega come funziona il nostro cervello parlando di molecole, circuiti elettronici, neuroni che trasmettono informazioni (perché questo fanno i neuroni), neuroni specchio e corteccia celebrale per arrivare nella seconda parte del libro a scrivere di emozioni, amore romantico e coscienza.

Voi non ci crederete ma anche le emozioni esistono per un motivo, “quello stato alterato del corpo” serve a qualcosa. La letteratura è piena di personaggi trasportati da emozioni, anzi è proprio a questi personaggi che ci affezioniamo di più. Nella vita quotidiana, invece, le persone razionali vengono considerate fredde e calcolatrici e un po’ messe da parte. Diciamo la verità, a noi piacciono i tipi “che ci fanno emozionare” ed è proprio per questo che Heathcliff di Cime Tempestose viene sempre ricordato dai lettori (nel bene e nel male). E la ragione? La ragione è sempre la soluzione per la confusione.

Nei tempi passati s’esaltava la razionalità ora invece s’esalta l’emozione e forse, nella sua affannosa ricerca si posiziona anche la malattia dell’acquisto e la spettacolarizzazione. Come puoi non emozionarti comprando l’i-pad? Come puoi non emozionarti vestendoti alla cow-boy girl? Ti assicuro che indossare gli stivali in estate è un’emozione unica. Ma questo avviene solo in quelle parti del mondo dove non pensano a come procurarsi il cibo e cosa più importante a come evitare bombe o poliziotti corrotti, insomma a come non morire. In altre parti del mondo le emozioni sono assicurate e non c’è bisogno di fare bungee jumping o buttarsi con un paracadute per sentire quel sobbalzo emotivo. Volete emozioni forti e non confezionate? Una settimana a Kabul o Baghdad, no, no è poco, anzi un anno! E questa devo raccontarla sennò sto male. Quando partii per il Kosovo , un capo scout (questo lo scrivo solo per farvi capire il livello del volontariato nella verde Irpinia – che di bello ha solo il verde) disse che anche lei sarebbe partita per 1.000,00 euro al mese, allora che aspettate? Cazzo, partite!

Scusatemi, dov’ero rimasta? Ah sì, l’amore! Perché produciamo più dopamina? Perché soffriamo in seguito ad un abbandono? Anche l’amore deve rimanere nel vago e nell’imprecisato? “L’uomo ama vivere nel vago, nel mistero e nell’ignoranza e ci sono tante persone e tante istituzioni che si sono assunte il compito di spingerlo in questa direzione” scrive Boncinelli e quindi anche l’amore è tutto chimica? Anche il sesso è tutta chimica? Sembrerebbe di sì! Affanculo il concetto “l’uomo o la donna della mia vita” e affanculo l’arte commerciale che sguazza nella melma dell’ignoranza. Lo sapevo che l’amore di una vita non esiste, però non ditelo in giro direbbero che siete cattivi e voglio ricordarvi che la cattiveria non va di moda.

Boncinelli scrive “la vita nel suo complesso è infatti sostanzialmente esplorazione. L’esplorazione, e per la sua parte il gioco, sono componenti essenziali del comportamento degli animali superiori e dell’uomo e dove i segnali provenienti dal mondo esterno in ogni dato momento sono scomposti in una collezione di stimoli percettivi utili per la sopravvivenza, quest’azione viene chiamata categorizzazione percettiva”. Sopravvivere per non soccombere. Sopravvivere come qualsiasi animale che deve lottare ogni giorno per non morire, ma noi la morte invece l’abbiamo cancellata dal nostro vocabolario. Dobbiamo sopravvivere per “consumare” e non per combattere la morte. E proprio sul consumo è stato pubblicato un libro (Baby consumatori pubblicato da Nuovi Mondi) scritto da Ed Mayo (fondatore di Fairtrade) e Agnes Nairn (studiosa) sugli acchiappabambini, e questi ultimi non sono né dei mostri e né dei pedofili ma esperti che cercano di mettere le mani sulla grossa fetta di mercato rappresentata dai consumi di minori. E come acchiappano i bambini? Con trappole sotto forma di giochini online o il reclutamento per fargli inserire commenti entusiasti su alcuni prodotti nei blog frequentati dai coetanei, che cazzo pensavate che i social-network servissero solo per farvi trovare gli amici? Quando cliccate quel cazzo di “MI PIACE” state per entrare nel mondo degli esperti che vi studiano e v’incastrano, amici miei. Osservate con attenzione cosa vi esce sullo schermo a destra e in alto, ecco quelli sono i vostri gusti.

Ed il libro conclude con la domanda “Ed io chi sono?”  ah bella domanda, veramente una bella domanda.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...