La figlia dell’altra

 Nel 2005 mi trovavo in Albania per lavoro e una suora italiana mi propose di vedere una neonata che avevano ritrovato in un bosco. Bambina fortunata, i boschi in Albania sono inquietanti. La suora propose a me e mio marito di adottare quella bambina, non fu possibile per la solita burocrazia. Rientrata in Italia un pomeriggio con una febbre a 39° guardavo una trasmissione pomeridiana dove l’obiettivo è farti piangere. La conduttrice stava intervistando un ragazzo di 36 anni che aveva scoperto di essere stato adottato e cercava la madre naturale e alla domanda “Scusi, ma lei ha ora ha una bella famiglia, un lavoro insomma un’ottima posizione perché cerca questa persona?” “Mi manca un pezzo della mia storia”.

A.M. Homes nel libro “La figlia dell’altra” anche lei va alla ricerca del suo pezzo di storia. La Homes viene contattata dalla madre naturale e si ritrova un’altra madre e un altro padre. In questo libro lei cerca di raccontare proprio questo, il cammino per ritrovare quel pezzo di vita mancante, quel pezzo del puzzle della sua esistenza. La ritroviamo davanti ad una mamma naturale un po’ strana, davanti ad un padre con un’altra famiglia e il suo stesso sedere, davanti ad un test della paternità e la ritroviamo infine davanti a certificati e documenti.

All’inizio ho letto il libro con un po’ di leggerezza, ho pensato che fosse la solita storia strappalacrime ma poi ad un certo punto mi sono chiesta, cazzo tu lo sai da dove vieni, io lo so chi erano i miei nonni, i miei bisnonni, conosco le malattie della famiglia (mia sorella ipocondriaca ha scritto il manuale della famiglia) e la Homes perché non dovrebbe scoprirlo? Eh sì comprendi questo desiderio di agganciare la storia della famiglia alla Storia del mondo, alla fine l’ho fatto anche io, e voi?

Ogni famiglia possiede episodi “storici” (poi ci sono episodi “della svolta”, ma non è questo il caso), mio nonno paterno che conobbe Ignazio Silone, una mia zia che vide arrivare i tedeschi in casa e quando stavano per rompere la sua costosa cassa con il suo corredo urla “Poortaatee a’ piinzaaa” ma lo urlò come quando un animale sta per morire, i tedeschi si fermarono e aspettarono la pinza.

E poi ho notato un’altra cosa, forse voi lo avete notato prima di me ma si sa io arrivo a certe cose molto più tardi, gli americani sono ossessionati da questo ritrovare le loro origini. Un americano deve sapere cosa facesse il suo bisnonno in Europa, per la maggior parte delle volte era un morto di fame, però lo vuole sapere. Ricordatevi il film “Ogni cosa è illuminata” insomma il protagonista parte dall’America per andare a vedere da dove viene il nonno  insomma se questa non è un ossessione di un popolo non ho altre parole per definirla.

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4 pensieri su “La figlia dell’altra

  1. Io, sebbene comodamente seduta al mio tavolo sulle colline di Los Angeles, so per certo che prima dei miei nonni e bisnonni, i miei avi romani o forse etruschi razzolavano sulle stesse terre dove sono cresciuta. La maggior parte degli americani, nel loro paese nuovo e pieno di speranze, sa di non discendere dagli Indiani d’America. Credo sia un bisogno innato di sapere di cosa sia fatto il nostro dna.

    1. Sì è un bisogno innato hai ragione ma io lo percepisco come una cosa scontata forse per altri popoli con un’altra storia no e mi piace proprio questo …

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