Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa

“Il problema, nella letteratura come nella vita, dice don Crispin, è che alla fine uno finisce sempre per diventare uno stronzo”

 Io non sono nata asociale ci sono diventata, anzi quand’ero bambina e dopo adolescente amavo stare in compagnia e poi qualcosa si è rotto, iniziai a vedere gli esseri umani come qualcosa di pericoloso per il mio equilibrio e tutto questo è iniziato verso i 18 anni. Il mondo non mi sembrava più un posto “bellissimo”. Le persone parlavano e io non capivo un cazzo, per esempio, qualcuno diceva “Dobbiamo andare alla festa di G. perché ci vanno tutti e noi non possiamo mancare” e il mio pensiero era “Che cazzo me ne frega della festa di G.” oppure “Mi sono comprato il Moncler” e io “Che cazzo è il Moncler?” semplicemente iniziavo a sentire le persone come una grande imposizione alla mia semplice vita. Dovevo fare cose o andare in posti che non me fregava un cazzo,  iniziavo ad essere insofferente verso la cultura di massa e, cosa più importante, non mi piaceva essere “manipolata”. Tutti questi pensierini mi hanno portato a scappare da chi mi voleva imporre qualcosa e iniziai a fare volontariato (nessuno imponeva il volontariato). Volevo vederli gli sfigati che non imponevano niente. Ho continuato a fare volontariato fino ad arrivare a conoscere la guerra e a vedere i morti chiusi nei teli.

Ho conosciuto così il marciume del mondo diventando ancora più asociale. Nel marciume non arriva la cultura di massa perché non si può renderlo bello. Mi sono difesa andando in quella parte di mondo che nessuno voleva vedere. Ogni tanto mi vendico, quando trovo qualcuno che dice “la vita è una cosa meravigliosa” in quel momento metto in atto una vera e propria procedura per fargli realmente vedere altri pezzi di vita. La maggior parte delle volte faccio leva sui sensi di colpa dell’uomo occidentale e funziona sempre. Mi ricordo quando lavoravo in Kosovo io e il mio interprete croato quando incontravamo i volontari italiani che dopo due giorni capivano tutto (una donna mi disse che anche lei sarebbe partita come me per 1.000 euro al mese), li portavamo nei posti più terribili, manicomio o centro di disabili e  qualcuno piangeva e ci pregava di portalo via da quel girone dell’inferno, non era bello o chic vedere persone mangiare nelle ciotole come i cani. Eravamo stronzi? Sì

Facendo questo lavoro fuggo da quella che viene definita “la cultura di massa”. Obiettivo della cultura di massa è anche nascondere il marciume bombardandoci di mode, tecnologia e informazioni per farci distrarre ma anche chi non fa il mio lavoro possiede ancora un’arma e sapete qual è, secondo Jonathan Franzen? La letteratura! Sì, la letteratura può aiutarci ad andare sotto la superficie delle cose ma tutto questo ha un prezzo, richiede solitudine e fatica. La buona letteratura va contro quell’ottimismo d’ordinanza della società occidentale dice Franzen nel suo libro “Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa”. Non amo particolarmente Franzen ma in questi saggi mi sono ritrovata e forse alla fine ho anche compreso, udite udite, di non essere asociale ma di fuggire solo dall’imperante cultura di massa che m’impone anche di socializzare su internet e di fare la coda per avere l’i-pad.

Io voglio stare sola perché così sopravvivo dal frastuono e dalle distrazioni della cultura di massa. Io voglio stare sola perché così sono consapevole di quello che sento e vedo. Io voglio stare sola leggendo perché è l’unica arma che ho.

Buona lettura!

http://www.youtube.com/watch?v=qJ_PMvjmC6M

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11 pensieri su “Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa

  1. mah, io leggo, e scrivo, cioè scribacchio, poesie e raccontini e da solo ci sto un sacco di tempo, forse più di te, a occhio e croce, nel senso proprio di monte ore intendo e forse anche da più tempo andando indietro…e allora? allora niente. A me questo denigrare la cultura di massa mi pare una bufala, una tendenza intellettualoide, che ha un po’ stufato, come il nichilismo no? Non che non esista, non che non ammazzerei la gente che parla per frasi fatte, ma cristo, guardale, sono poveretti come noi, anche a loro hanno pulito il pupù che sgocciolava, ma non ti fa pensare tutto questo? non ti rende più morbida o non ti fa sperare in una sparizione totale delle classi alto e basso, intelligente e ignorante, per l’amore di una democratica morte generale visto che siamo tutti, e dico tutti, spacciati e ridicoli in ogni cosa che facciamo fin nei più piccoli dettagli? ma ognuno a modo suo è contagiato dai propri miti, ne abbiamo bisogno, e tr questi capeggia anche l’idea che la cultura di massa è nociva, e lo siamo contagiati e in maniera irreversibile. Il guaio è che non fa nemmeno poi così schifo, tutto sommato ci fa vivere, ci dà ciò di cui abbiamo bisogno e se il bisogno è indotto, pazienza. E’ l’unico modo che noi, qui, abbiamo di vivere non ce n’è altri, non esistono modelli alternativi se non durante le vacanze o per gente ricca, o molto eccellente in qualcosa. Per noi, che siamo mediocri, nella media, la cultura di massa è il nostro latte, il nostro seno, la nostra fonte di reddito, il nostre specchio, inutile sputarci sopra. Questo lo diceva anche Hesse, che detesto, ma ora mi fa comodo tirare fuori, lui e il suo lupo della steppa. La letteratura, sì, certo, leggere fa bene, nessuno può negarlo e chi lo fa è un cretino, ma non basta. Leggere alla fine cos’è? No davvero, alla fine non è solo la prova che la vita, la tua e quella anche dello scrittore, non ci basta? O pensiamo ancora che leggendo si sappia di più? Ma più di che? Poi bisogna vedere cosa uno legge e tu leggi roba seria e forse dovrei cominciare anche io. Ma quando leggo roba seria più di dirmi che è meglio che la pianti di scrivere, non arrivo più in là. Cioè davvero esistono scrittori che ti hanno cambiato la vita? Tu chiudi il libro e apri gli occhi e da quel momento tu capisci eccetera? cioè momenti di catarsi o roba simile? Tu leggi Faulkner, ok, e dimmi alla fine cosa è che sapevi ora che non sapevi anche prima? Morirai, morirò, con un immaginario più ricco, fine. A me la letteratura la vita me l’ha fondamentalmente peggiorata. E’ già qualcosa, è vero. A sedici anni Dostoevskij a me l’ha distrutta, mi venisse un cancro quando l’ho preso in mano, lui e quel cazzo di sottosuolo. La letteratura, ti dico io cos’è, è nociva, è pericolosa, è tossica, la letteratura seria è un maledetto burrone con al di là proprio niente, lo scrittore ti ci porta per mano e là ti lascia solo e sai perché ti ci lascia? perché non ha risposte nemmeno lui, il che è umano, preferibile alle cagate che ci propinano coloro che dicono di sapere, ma ora, adesso che abbiamo raschiato il fondo, che sappiamo di morire e basta, una volta finito di fare il critico, di mostrare agli altri che sei bello sensibile e profondo e fuori dagli schemi e maturo e pieno di umorismo e molto ma molto umile, dimmi, cosa hai veramente da guadagnare leggendo? E’ una domanda meno cretina di quel che appare, almeno per me, rileggila. E lo scrittore? Oh, lo scrittore che è riuscito a fare lo scrittore, è uno che se la gode, soprattutto se statunitense. Hai visto in che cazzo di case vivono? C’è un documentario su rai 5 mi pare, un giornalista che se ne va in giro a fare interviste a gente tosta come Ford, Ellis, Roth: come sono cari questi scrittori che parlano di incomunicabilità, morte, e disperazione, dentro a ville da paura, davvero. Da paura. Se le meritano? Certo! Non è questo, è che noi, mentre tu io leggiamo del dolore e della morte loro stanno dentro a quelle case, ci scopano, si divertono, si masturbano e fanno un sacco di soldi. Bellissimo. Quanto li invidio. Insomma, ironia a parte, non credo affatto, o non credo più, nella liberazione dalla morte tramite l’arte quale ultima resistenza attiva eccetera. Non credo in niente: paternità, politica, arte, amore, sentimenti, in ogni ingrediente che noi immettiamo nel mondo immettiamo inconsapevolmente o meno una scimmiottatura di qualcosa o di qualcuno, tutta una merda della quale ci hanno imbottito, dai nostri genitori ai genitori dei nostri genitori, le nostre paure indotte, il nostro puzzo di chiesa più o meno evoluto, più o meno new age, il nostro credere in qualche morale che ci si è piantata nel cervello chissà per quale stupido motivo. La realtà è che se hai un figlio, se hai un’auto, un mutuo, una tv in casa, un marito poi, un lavoro con orari, tasse, e tutto l’armamentario, magari sbaglio, per carità, ma temo che una fiction, perché è tale, non ti salverà da un bel cazzo di niente, se non dal passare qualche ora piacevole. Almeno così è come la vedo io. E se non è così, ne sono felice, dico sul serio. L’unica cosa che forse, e dico forse, ma forse forse aiuta, è crearlo un libro, l’unico prodotto intellettuale degno di chiamarsi tale, l’unico lavoro intellettuale esistente, e sai a chi serve? A te che lo fai e per il solo tempo in cui lo fai…e l’ipad, scusami, ma è un oggetto formidabile.
    Dromo.

    1. Sono consapevole che l’ipad sia un grande oggetto ma a me non serve e non sopporto chi vuole fartelo passare per indispensabile e farti credere che sei un coglione a non averlo. La vita è molto più semplice di quello che vogliono farti credere ed è una vera schifezza. A me non m’interessa che gli scrittori vivono in case belle perchè io non spenderei mai soldi in una casa bella e costosa. Leggere fa male come dice il padre di qualcuno in un libro (Musica rock a Vittula) porta alla pazzia e peggio di una droga e poi io devo perdere tempo in qualche modo e poi quando leggo nessuno mi rompe le palle (figlio, marito, lavoro) niente esiste e la stessa cosa avviene quando scrivo questi schfosi post perchè lo faccio? Perchè sono semplicemente umana. Non vedo fiction per passare qualche ora piacevole perchè io di piacevole non trovo niente se non stare sola. Non leggo per sapere di più, leggo per sentire di più. Io non trovo il modo alternativo di vivere, io trovo il MIO modo di vivere. La parola alternativo mi fa troppo ridere e di alternativi veri non ne vedo. Gli alternativi non si vedono perchè semplicemente si fanno i cazzi loro, si nascondono e siamo tutti dei poveracci ma tutti tutti!!! Non so se ho risposto al tuo embolo 🙂

  2. Ah, senti, se ti piace Camus, nello Straniero, leggi il Postino suona sempre due volte, di J. Cain. A di la’ della non poca cosa che Camus ha detto che questo scrittore e’ per lui il miglior scrittore americano, il personaggio del libro, Chambers mi pare, ora non ricordo bene, e’ il prototipo del personaggio dello straniero. ( sempre a detta dal francese). Ora, ho letto il libro ed è un noir coi contro cazzi, bello secco e duro e pieno di inventiva e senza quei fronzoli di questo svedese jo nesbo, che spiega e rispiega tutto, per filo e per segno, persino il killer spiega tutto ma proprio tutto alla vittima ( il lettore) prima di far esplodere il colpo che ovviamente non esplode mai perché all’ultimo momento ecc…leggilo, due ore, una sassata. Dromo.

    1. Ho preso nota dei tuoi libri ma quello di Nesbo mi manca il titolo. Moriremo tutti? Certo certo anche i ricchi, gli stronzi, i buoni ma proprio tutti tutti …

      1. lascia perdere nesbo. Meglio sul genere uomini che odiano le donne, per me almeno. Piuttosto visto che sei una “fan” di wallace mentre a me fa venir sonno, e conosci franzen, – si scrive così?- questo ha scritto un libro su wallace, che era suo amico, leggo. È andato su un’isola con le sue ceneri a scrivere cose senz’altro molto intelligenti e profonde. Il titolo credo sia “la possibilità di un’isola” ma lo conoscerai senz’altro, se no che fan saresti? 🙂
        Dromo

      2. Lo conosco lo conosco ma non lo comprerò!!! Ho iniziato a leggerlo in libreria e non mi ha convinto. Basta con sto’ Wallace morto

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