Fool

And I may go to places I have never been to just to find
The deepest desires in my mind. We only know what we see
‘Cause we’re always fast asleep
Is it so hard not to believe
That we’ll never know

 Una mia collega non è venuta a lavorare per 10 giorni perché aveva contratto la mononucleosi, quando è rientrata mi sono sincerata della sua salute e lei mi ha risposto “E’ assurdo prenderla dovresti andare in giro con i guanti oppure mangiare ai ristoranti con le posate o bicchiere portati da casa. Ma non puoi andare con un sacchetto con le tue posate ti pare? Ti prenderebbero per una strana!”. Io volevo rispondere che il nostro collega americano va in giro per il mondo con un sacchetto rosso con dentro: coltello, cucchiaio, cucchiaino, forchetta, bicchiere e un fazzoletto di stoffa. Qualche volta vado a mangiare al ristorante con lui e dovreste vedere la faccia del cameriere di turno quando dice di portare via le posate perché lui viaggia attrezzato. Alcuni camerieri però insistono dicendo che sono lavate a 100° ma lui niente non cede, deve mangiare con le sue posate. Ma tutto questo alla mia collega non l’ho detto per non alimentare comportamenti strani e non ho detto al mio collega americano che tra di noi c’è una persona che ha preso la mononucleosi perché renderebbe la mia vita lavorativa ingestibile. Non la toccherebbe più e si metterebbe a quella che lui reputa “distanza di sicurezza” e forse ha anche ragione.

Nella vita le persone che non riusciamo a definirli li chiamiamo “strani” o “matti” e se partissimo dal pensiero che la letteratura racconta la vita quindi la letteratura è piena di fools. Il primo che mi viene in mente è Jack Isidore protagonista di Confessioni di un artista di merda di Philip K. Dick. Poi c’è Benjamin Compson che è in L’urlo e il furore di William Faulkner. Poi il principe Myskin in L’Idiota di Fedor Dostoevskij. Poi c’è Toby in Vacanze Matte di Richard Powell. Poi Holly Golightly in Colazione da Tiffany di Truman Capote. Poi c’è Ignatius Jacques Reilly in Una banda di idioti di John Kennedy Toole. Qualcuno l’avrò dimenticato. Tutti sembrano rifare il verso  in parte alla figura del matto di Shakespeare. Il matto di Shakespeare che possiede il potere con le sue parole e gesta di dare un cambio alla storia che stiamo leggendo.

I fools sono intoccabili perché sono “diversi” e quindi degni di amore, quell’amore dimostrato dallo stesso scrittore quando li descrive nelle righe del libro. Amore che non chiede niente in cambio, Amore che è adorazione come quella di Ralph Touchett in Ritratto di signora di H. James verso quella povera stronza di Isabel Archer. I fools sono imperfetti, sono quelli “usciti male” ma che guardano e vivono da altre angolazioni la vita e forse sono quelle giuste per sopportare l’esistenza? Non lo so … ma io amo le imperfezioni!

http://www.youtube.com/watch?v=sKyK1Mme9Sc

capelli rossi!!

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11 pensieri su “Fool

  1. Mi fai venire in mente Oblomov, descritto “amorevolmente” da Goncarov, e la sua vita vissuta da un’altra angolazione:il divano. Bellissima, umanissima figura di uomo imperfetto.

    1. Anch’io avevo pensato a Oblomov ma lui non è matto secondo me. Lui non è imperfetto anche se la maggioranza dei lettori crede il contrario. L’Oblovismo non è pigrizia. Oblomov non cambia la storia del libro. Lui è sul divano quasi sempre nel libro anzi è coerente con se stesso dall’inizio alla fine ed è proprio alla fine che scopri l’amore di Goncarov verso il suo personaggio come dici tu del resto. Oblomov mostra un altro modo di vivere ma lui è sempre fermo. Per esempio se paragonassimo Jack Isidore di Dick con Oblomov embè il primo è proprio matto, crede agli Ufo e con i suoi comportamenti porta alla disgregazione di una famiglia (già precaria fin dall’inizio del libro) oppure Benjamin che è un vero e proprio ritardato insomma l’imperfezione esiste ed è forse qualche neurone mancante o in più oppure forme lievi di autismo come in Toby che non capisce le persone.

      1. Capisco quello che vuoi dire, ed hai ragione. In fondo quella di Oblomov è una scelta di vita che non deriva da “rotelle” fuori posto, ma da aver coscientemente trovato un posto nel mondo!

  2. Il protagonista di “Figlio di Dio”, di McCarthy, di cui hai gia’ parlato, dovrebbe essere nell’elenco.

    Hai sentito l’ultimo disco di Patti Smith? Ha anche questo pezzo che mi pare a tema:

    Barney

    1. Hai ragione! Dimenticato … aggiungerò 🙂 conosco il pezzo di Patti Smith e ci sono anche i Blur con Fool’s day ma io cercavo qualcosa che fosse più romantica ed esprimesse Amore …

  3. Beh, io Ignatius Reilly lo inviterei a cena una settimana sì e una no… A patto che si portasse dietro la signorina Trixie. Dopo Ignatius, il concetto stesso di “idiot savant” dovrebbe essere ridefinito. 😉

    1. Invitarlo a pranzo? Non so, dovrei gestirmi quel suo problemino 😉 ma cmq mio amico lo sarebbe sicuro anzi io li cerco i fools e quando non ci riesco li faccio diventare io con le mie paranoie e i miei discorsi.

      1. Effettivamente, potrebbe essere un commensale impegnativo… perlomeno in spazi chiusi.
        Beh, se in questo sito si diventa fools, sono contento di essermi abbonato. Troverò ottima compagnia. 🙂

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