Open

Quando avevo 5 anni camminavo un po’ sulle punte e mentre camminavo “buttavo” i piedi un po’ all’interno. Mia madre mi portò da uno specialista che dopo avermi visitato disse “E’ tutto a posto con il tempo tornerà normale”. Lo specialista un po’ si è sbagliato, non cammino più sulle punte (qualche volta mi succede ancora) ma il piede destro quando cammino lo “butto” ancora all’interno e anche quando mi fermo i piedi sono sempre all’interno, “come una bambina timida” dice qualcuno. A 6 anni frequentai un corso di tennis, mi piaceva il tennis e ho giocato fino a 14 anni (partecipai anche a dei tornei arrivando sempre seconda) e mi piace il rumore della pallina sulla corde della racchetta.  Il tennis è uno sport solitario (il mio essere asociale si dimostra anche nelle scelte sportive, chiedetemi quali sono i miei sport e risponderò: tennis, ciclismo e nuoto). L’avversario è lontano ma devi  ”combatterlo” considerando una marea di variabili tra cui la più decisiva è il tuo cervello. Sei sul campo e parli con te stesso per capire la strategia oppure per capire perché cazzo stai perdendo e maledici il giorno in cui hai deciso di giocare a tennis. Non gioco a tennis da una ventina d’anni, non ho più con chi giocare ma mi hanno regalato Open di Andre Agassi (aiutato dal Premio Pultizer J. R. Moehringer)

La prima volta che vidi Agassi giocare pensai “Ma chi è questo buzzurro?” e poi notai come camminava. Cazzo, cammina come me e gioca a tennis! E quindi decisi di seguire Agassi nella sua carriera. Il migliore era Sampras ma Agassi possedeva qualcosa di diverso, qualcosa che lo rendeva più umano, camminava e aveva gli occhi grandi come me. Mio padre quando lo vide disse “Questo è americano sicuro! Tu portami a casa uno come questo e io ti caccio fuori di casa”. I genitori sono sempre ossessionati dell’estetica e dai titoli. La laurea, per esempio, è un buon titolo e poi chi se ne frega se è un imbroglione, almeno possiede un titolo. A me dell’estetica e dei titoli non me ne ha mai fregato un cazzo e forse anche per questo quando mi chiamano “dott.ssa” rimango un po’ sconcertata! Ma ritorniamo ad Agassi. Lui di titoli non ne ha, ha preso un diploma per corrispondenza e non aveva possibilità di scegliere perché il padre vide che aveva talento e quindi decise che doveva essere un campione.

Open non è la solita autobiografia e le prime 53 pagine sono veramente perfette. Open non è la storia di un tennista, è la storia di un uomo alla ricerca di un equilibrio in questo mondo, è la storia di un debole ma che quando prende la racchetta in mano ed entra a Wimbledon capisce che lì è il suo posto e da lì non se ne vuole proprio andare anche se è consapevole di non farcela. E’ la storia di un uomo che dice ad un certo punto “L’immagine è tutto” e capisce che si è rovinato almeno per 15 anni, lo capisce e cazzo decide di giocare senza parrucchino.

Agassi si è allenato in una scuola come quella descritta da David Foster Wallace in Infinite Jest e ci sono molte similitudini tra quello che ha scritto lo scrittore con quello che scrive il tennista quasi a farci comprendere che il tennis è come la vita. Alla fine si è sempre soli davanti alle vittorie e alle sconfitte e si è sempre soli quando si decide come muoversi durante l’esistenza. Sei sempre lì a parlare da solo dicendo come comportarsi e sei sempre lì da solo a preparare la prossima strategia per salvarti. Sei sempre lì a dirti che non devi andare in panico e di rimanere calmo. Sei sempre lì a sentirti a disagio ma quando poi trovi un posto dove stranamente ti senti a tuo agio da lì non vuoi più andartene.

Eh sì il tennis è come la vita, tutta una questione di testa altro che muscoli, tutta una questione di resistenza e tutta una questione di equilibrio ma che fatica! Open descrive la fatica di vivere e mi piace Agassi  perché se Roger Federer è la perfezione del tennis i perfetti mi stanno antipatici.

Io amo le imperfezioni! Bentornato Andre Agassi …

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=3gh7a-SgPHQ

http://bamborino-imbuto.blogspot.it/2012/09/david-foster-wallace.html      Infinite Jest

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11 pensieri su “Open

  1. Anche a me l’hanno regalato ma non l’ho ancora letto. Però devo confessare che non ho mai amato un granchè il tennis di Agassi però mi piacerebbe leggere un libro con protagonista Bollettieri.

  2. Un libro su Bollettieri? Non lo so … non è che mi convinca tanto però nel libro di Agassi si parla della sua scuola che sta sopra una collina. Mi ricorda qualcosa e qualcuno.

  3. Agassi era un grande… molto meglio di Sampras, troppo pacato, troppo perfetto… un po’ come Federer e Djokovic, uno che spacca una racchetta dalla rabbia lo trovo molto più affidabile…

  4. “Il nuovo taglio a spazzola, le scarpe da ginnastica nere e la nuova maglietta stile combattente della resistenza francese di Agassi l’hanno reso, agli Open di quest’anno, molto più popolare presso i fan maschi e appena appena meno sexy e affascinante presso le femmine. (Il sex-simbolismo di Agassi è un fenomeno profondamente misterioso per la maggior parte dei maschi di mia conoscenza perché abbiamo tutti ben presente che Agassi in realtà è un piccoleto con la faccia schiacciata e la testa dalla strana forma [messa ancora più in risalto dal taglio a spazzola] che cammina strusciando un po’ i piedi e buttandoli in dentro come uno scolaretto con le mutande incastrate in mezzo alle chiappe; e non riusciamo proprio a capacitarci del fascino e della presa che Agassi esercita sulle donne).

    1. La ricordavo ma non volevo metterla nel post … ho pensato che DFW era semplicemente invidioso di Agassi (ma poi nel libro Open c’è scritto che lui delle volte ha giocato anche senza mutante) 😉

  5. Eccolo. il libro OPEN mi è un po’ caduto quando ho avvertito i salti mortali che lo scrittore ha dovuto compiere per non dire la verità riguardo alle metanfetamine. si avverte proprio. nel libro c’è una menzogna più piccola per coprire quella più grande, ovvero che quelle sostanze ( miracolose) lui le avrebbe prese proprio per giocarci meglio, ma questo non è arrivato a dirlo. Viene venduta, al suo pubblico, e alla nostra memoria, come un inevitabile effetto di bagordi solitari. Ovviamente non ne so niente, non conosco Agassi, figuriamoci. Ma il libro, fino a quel punto, delinea così bene una psicologia di un uomo che arrivato dove si trovava, cioè in crisi, sia sul piano sportivo che su quello personale, è “assolutamente logico” assumere roba del genere per risalire. Mi ricordo quando venne pizzicato in flagrante, e lo scandalo fu enorme, e quello che non si inventò con la stampa. Anche la scuola, che venne costruita in concomitanza con la denuncia dell’ATP, a suo tempo fu percepita, almeno da me, come il tentativo di ristabilire comunque un’immagine. Alla stregua del Papa Buono di oggi, in un momento in cui la chiesa ha necessità di ristabilire la sua immagine. Voglio dire che, al di là del lato positivo innegabile e dello sforzo compiuto, quella scuola gli fu consigliata per non essere annientato dalle opinioni ed essere cacciato dai campi ( si parla di centinaia di milioni di dollari, all’anno). Nel libro non si parla, ma solo si accenna, e una sola volta, a figure pagate ( dalla Nike) per la sua immagine. Il rapporto con queste era stato tanto stretto quasi quanto quello che ebbe con i suoi allenatori, almeno fino al tempo in cui la Nike era il suo sponsor ( mi pare fino ai 28 anni, forse meno). Così anche l’ultimissima parte mi ha appena stancato. Ovviamente sono stati tolti i veri bagordi riducendo il suo campo sentimentale alle due relazioni ufficiali. Quindi, dal punto in cui mischia un po’ le carte con le metanfetamine e le ultime parti, con la scuola e il “fin troppo” giusto messaggio educativo, il resto della biografia la trovo molto bella e avvincente. Soprattutto la lotta col corpo e il suo invecchiamento progressivo, il rapporto col padre poi è straordinario, e le amicizie perfette come in un film, come vorremmo che fossero. Ma ci sta. La descrizione degli incontri è incredibile, in tre righe, sei, emozionanti. Tutti.
    il finale con la partitella al campo in fondo alla strada con la moglie ( forse la più grande tennista di tutti i tempi e con un culo strepitoso, la guardavo per quello ) è quasi un racconto a sé.

    come biografia di un atleta, o stralcio di biografia, consiglio vivamente LA SFIDA, di Norman Mailer. Il racconto dell’evento sportivo più incredibile che sia mai stato disputato da due essere umani. Mi riferisco a Muhammad Alì contro Foreman, a Kinshasa, nel 1974. Un mese direi, raccontato proprio da questo scrittore attore, ex giornalista sportivo, amico del campione, e presente a quell’evento che segnò la storia di uno sport, di un uomo e della sua lotta contro un paese intero, sia in veste di liberatore, sia in veste di un grande mago autodidatta di comunicazione di massa. Un atleta totale, come mai nessuno è riuscito più a essere; l’unico che è riuscito, secondo me, a fondere il necessario egoismo e auto affermazione con una politica radicale, che parlava al cuore della gente ( gli afroamericani ). Un connubio che di per sé risulta stridente, come per un poeta decadente che si interessi dei valori civili e di politica ( giusto uno per tutti: Pasolini). Insomma questo incontro di pugilato è arte. E’ un quadro di Francis Bacon, eccede in ogni sua parte, il senso lo si percepisce dopo, il senso degli errori, tutti voluti e allo stesso tempo inventati sul momento, sostenuti solo da un’intenzione che solo lui vedeva, così come Bacon aveva l’intenzione di fare una figura umana ma senza sapere come farla, come catturarla in maniera anti convenzionale; Alì fa quello che non dovrebbe fare un pugile, e facendolo fa qualcosa di inaspettato, che non ti aspetti, che non capisci. Poi quando è il momento tutto ti appare chiaro, al mondo intero apparve chiaramente che lui era il più grande. Nella diretta la gente lo dava perdente. Quel cazzo di colosso di Foreman lo stava letteralmente picchiando con dei ganci mostruosi. Ganci sui fianchi che Foreman era capace di sferrare per due ore di seguito su di un sacco che, alla fine dell’allenamento, era piegato. Hai mai dato pugni a un sacco di allenamento? Bé ti garantisco che è duro, non lo muovi. Lui per due ore di seguito, senza fermarsi, lo piegava creando attorno a sè un lago di sudore del diametro di due metri. Ogni anno lo vedo almeno quattro o cinque volte questo incontro e i brividi arrivano immancabili. Tu lo guardi e non ci credi. Come certi tiri di Agassi. Quelle risposte al fulmicotone che inchiodavano l’avversario nel punto in cui era mezzo secondo dopo la battuta. Già, la pallina lui mica aspettava che scendesse, come fa il 99% dei tennisti, si sa. Durante l’incontro i suoi collaboratori più stretti non sapevano che fare, gli dicevano, “togliti dalle corde, togliti dalle corde” ( ogni grande atleta ha attorno a se grandi persone che a volte dicono cose banali). Invece lui andava alle corde e si faceva menare. E’ una vittoria del cervello, di psicologia, e di grande potenza fisica. Tu lo guardi e davvero non puoi credere a quello che ha compiuto, ma soprattutto, al come ci è riuscito. Il libro parte da prima, con i rapporti con l’islam, la cia, gli allenamenti, il suo rapporto con il suo entourage, con i giornalisti, le donne, le abitudini, per arrivare lì, al punto di maggior fulgore, al momento della verità, in questa impresa di pura bellezza estetica ai confini con la volontà di assassinio.

    ciao, Dromo.

    1. Non mi piace la boxe … troppo vicini gli atleti per i miei gusti. Trovo il tennis più “cervellotico” e più distante però una biografia su Muhammad Alì la leggerei perchè comunque sport o non sport è un personaggio insomma uno che lascia il segno anche adesso che non combatte più con i guantoni

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