Il ponte della Ghisolfa

Il ponte della Ghisolfa si trova a Milano e sotto passano i binari della ferrovia e fin qui sembrerebbe tutto normale ma il ponte della Ghisolfa è anche il nome di un circolo anarchico milanese che difende la memoria di Pinelli (ricordate la storia o avete bisogno di qualche elemento? Pinelli era un ferroviere anarchico che viene arrestato per la strage di Piazza Fontana e morirà nella questura di Milano, ricordate?) ma “Il ponte della Ghisolfa” è anche il titolo di un libro di Giovanni Testori pubblicato nel 1958 che raccoglie 19 racconti ed in più questo ponte si trova in una scena del film “Rocco e i suoi fratelli” insomma se non si è ancora capito rappresenta molto di più di una costruzione.

Io da brava ignorante conoscevo Pasolini e non Testori e meno male che mi hanno regalato questo libro per colmare la mia ennesima ignoranza. Il fatto che questo post sia stato scritto dopo quello di Pasolini non è un caso. Entrambi erano “di sinistra” e non avevano la tessera del partito ed un motivo ci sarà, mi viene in mente anche il matematico napoletano Caccioppoli, anche lui era malvisto dal PCI insomma la domanda da farsi è, ma a quei tempi quali erano i parametri per avere ‘sta cazzo di tessera? Dovevano essere belli, non omosessuali e non dovevano dare troppo fastidio? Forse dovevano essere tutti come Calvino? Io non lo so, qualcuno potrebbe illuminarmi.

Avete mai visto un quadro dell’americano Edward Hopper? Quello che mi colpisce nei suoi quadri è la capacità di dipingere la luce, ecco la scrittura di Testori nel Ponte della Ghisolfa ha la capacità d’illuminare luoghi come il ponte, le fabbriche e le persone. Luoghi anonimi ma che la luce-scrittura di Testori investe di significato. Certo direte voi, la scrittura a quello serve, certo, rispondo io, ma non tutti ci riescono.

Le storie raccontate da Testori rappresentano “il mondo della periferia milanese, popolato di poveri diavoli che tirano la carretta in fabbrica o a bottega ma anche di sfaccendati pronti a tutto, di prostitute e ragazzi di vita, di ladri e macrò con licenza di ricattare se non proprio di uccidere, di aspiranti campioni sportivi e di torbidi nouveaux riches”, Testori illumina la Milano “dalle belle speranze”, che poi diventerà la Milano “da bere”. I protagonisti, come quelli di Pasolini, fanno di tutto, ma proprio di tutto, per migliorare la propria esistenza ma non sono per niente dolci e sognatori anzi sono spietati e cinici (vedete “Rocco e i suoi fratelli”) e penso che forse l’ambiente ha la sua importanza o no? Volete mettere Milano piene di fabbriche, dal cielo grigio e le montagne del Friuli? A vivere in mezzo ai boschi si è meno competitivi, sì è vero c’è il padrone ma cazzo lo è sempre stato nobile e ricco. Mi viene in mente un test che feci una volta per entrare in un corso, la domanda era, ti piacerebbe essere:

  1. Il numero 2 in una grande città;
  2. Il numero 1 in una piccola città;
  3. Dipende

La maggior parte dei concorrenti scrisse 2 e capisco anche il perché, l’importante è emergere ma in una montagna dove cazzo vuoi emergere e cosa più importante chi cazzo vede che emergi? Ma torniamo a Testori.

Questo però non è un libro “storico” anzi è un errore pensarlo. È un libro sull’esistenza e quando Testori scrive “Chi muore giace e chi vive, fece allora a se stesso, si dà pace. O va in niente, come stava andando a lui. Perché a guardar bene anche quello era un modo di darsi pace. Dopotutto la questione, fece per concludere, si riduce a quello che uno può fare o non può fare: a quello e basta” ecco la questione è solo questo, quello che uno può fare e quello che non può fare, e qui potrei scrivere per ore, perché si potrebbe parlare di quello che uno è, e quello che uno non è, perché si potrebbe parlare di quello che si vuole e quello che non si vuole, perché si potrebbe parlare se vuoi darti pace o non vuoi darti pace insomma alla fine non si capisce più un cazzo e ti riduci a combattere per essere il numero uno in una piccola città e tutti lì a sgomitare per un posto al sole o meglio un posto in prima classe ma la domanda che mi faccio è, ma vale la pena voler vivere sempre in prima classe in tutto? Non è meglio vivere in terza classe dove c’è più confusione e hai sempre l’impressione che il treno stia deragliando?

Annunci

8 pensieri su “Il ponte della Ghisolfa

  1. 1, Il Ponte della Ghisolfa difende la memoria di Pinelli proprio perché Pinelli era membro del Circolo.
    2. La faccenda del primo e del secondo, forse se non mi ricordo male viene da Tacito, ma sono sicuro che era il brano che ho dovuto tradurre la prima volta che ho fatto gli esami di quinta Ginnasio. La prima volta, perché mi hanno bocciato e l’ho dovuto rifare l’anno dopo. La storia riguarda Giulio Cesare che passando con le sue legioni per un villaggio fangoso e miserabile della Gallia disse al suo luogotenente, preferirei essere il primo qui che il secondo a Roma, e io avevo capito giusto il latino, ma mi sembrava una tale scemenza che mi sono detto, no, ho capito sbagliato, e così ho tradotto come mi sembrava più ragionevole. Cioè, non ho mai avuto la vocazione al comando e ai test rispondo da sfigato.
    3. Ciao.

  2. Testori è un autore troppo spesso dimenticato e si dovrebbe leggerlo anche solo per avvicinarsi, scoprire o riscoprire una città splendida come Milano, piena di difetti ma spesso sconosciuta ai più. poi sono di parte perchè adoro Milano, ci ho passato tanto tempo, pur se negli ultimi anni è indubbio che qualcosa si sia rotto però anche no.

  3. Non so, secondo me la Milano da bere c’è ancora, solo meno raccontata, al di là della movida, eccetera. Milano è una metrapolitano che si sta trasformando anche architettonicamente, quartieri che cambiano profondamente, in centro così come in periferia, non voglio dire in male o in peggio, perchè è più complessa la situazione. Ci vorrebbe qualcuno che la sapesse raccontare, al di là delle solite questioni, come la movida, uno dice Milano e l’altro risponde movida e non se ne può più.

  4. Da quello che dicono fonti a me vicine “La Milano da bere non esiste più” ma esiste una Milano più europea e quindi più metropoli con tutti i suoi pro e contro certo è una situazione complessa. A me piace Milano però viverci sarà un po’ differente non credi?

  5. Sai che quasi tutte le persone che conosco, sia quelle che abitano in zone periferiche non proprio facili o quelle che abitano in zone già più accettabili, non se ne andrebbero mai da da Milano? Io ci ho vissuto per un po’ di tempo e mi manca.

    (poi sulla milano da bere, dipende cosa intendiamo, perchè ecco, ehm, fonti a me vicinissime potrebbero dire il contrario…organizziamo un tour?)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...