Undici solitudini

Lui “Sono confuso”

Lei “Benvenuto nel club. Faremo delle magliette”

Ogni mattina per arrivare in ufficio salgo su un autobus dell’ACTV e qualche volta incontro una ragazza che ha un enorme macchia marrone pelosa che le copre metà del viso. Non è una cosa bella da vedere, la ragazza sembra metà essere umano e metà scimmia. La ragazza chiede l’elemosina sui ponti di Venezia, è sempre vestita bene e parla da sola. Non credo che abbia molti amici per colpa di quella macchia e mi chiedo come si faccia a vivere così? Immagino lei da sola che cucina e poi mangia davanti alla televisione accesa. Ogni tanto guarda fuori dalla finestra e tocca il vetro, come fa in autobus, per contare le nuvole o forse gli uccelli, forse controlla il mondo? La guardo e immagino la sua vita ma poi penso che anch’io controllo il mondo. Cazzo, vado in giro per l’Europa con un taccuino dove compilo statistiche inutili e annoto persone con sguardi rassegnati. Nel mondo ci saranno anche i vincenti ma ci sono miliardi di perdenti, di falliti o meglio di sfigati che non hanno nessuna possibilità di emergere ma poi mi chiedo chi cazzo sono i vincenti? Quali sono i parametri per essere definiti “vincenti”? Lavoro, soldi, potere, bellezza? La mattina in autobus mi sale l’angoscia nel vedere tutte quelle persone che vanno a lavorare e ognuno s’isola a modo suo, chi in un libro, chi con le cuffie nelle orecchie, chi gioca al telefonino e chi urla nel telefono a qualcuno che avrà fatto già la sua cazzata mattutina (povero) e io? Guardo la laguna e cerco di rilassarmi. Cerco di perdermi in tutto quel blu e annoto che il ragazzo al mio fianco ha un tatuaggio all’interno del polso sinistro (un leoncino chissà cosa rappresenta?) e legge un libro di Erri De Luca. Vorrei lasciami tutta questa miseria alle spalle e invece sono sempre lì a conviverci e forse ne faccio parte anch’io. E mi viene in mente Richard Yates con il suo libro Undici solitudini dove racconta la vita mediocre di undici personaggi. Uomini, donne e bambini con le loro vite ripetitive cercano un riscatto in una valigia, in disegni fatti con il gesso, in articoli di giornali o in tradimenti. Undici solitudini è una delle migliori raccolte di short-stories che abbia letto. È un libro stupendo. Un capolavoro della letteratura americana. È  intenso nonostante la sua scrittura fredda e essenziale. Richard Yates era uno scrittore crudele e forse per questo motivo non ha avuto il successo che meritava.

Alla fine scendo dall’autobus e cammino per le calli di Venezia e mi riprendo. Aveva ragione il grande Fedor “La bellezza salverà il mondo”. Cazzo, quanto sei bella Venezia senza turisti! Dannatamente bella!

http://www.youtube.com/watch?v=BiVzy_KfY_Y

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10 pensieri su “Undici solitudini

  1. Ho letto anche io quel libro e la penso come te. Aggiungo che un altro libro di Yates “Revolutionary road” è un capolavoro nel descricere le debolezze e sfumature dell’animo umano. Da non perdere anche il film tratto da esso di Sam Mendes, bellissimo.

  2. Ti è piaciuto Easter Parade? Se non l’hai letto, te lo consiglio caldamente; se l’hai letto, cosa ne pensi? Io comprerò al più presto Undici solitudini, che mi era già stato consigliato. Il post mi ha convinto del tutto, considerando pure che mi trovo nel bel mezzo di un’opera di rivalutazione delle short stories: alcune le ho adorate (come i Nove racconti di Salinger, meravigliosi! Ti piace Salinger?, oppure i Racconti di fantasmi di Henry James!), altre tiepidamente gradite, senza che in me scattasse però una totale passione.
    Mi incuriosisce anche la Eudora Welty dei racconti, ma non ho esperienza al riguardo.

    1. Letto anche Easter Parade e che ne penso? Mi è piaciuto. Non ho provato compassione verso le due sorelle. Ho letto Salinger e i suoi racconti ma di Henry James non ho letto niente ma ho letto Eudora Weltyma cmq 11 solitudini è il migliore su tutti. Sono sicura che sarai d’accordo con me… devo pubblicare le mie considerazioni su Revolutionary Road e Easter Parade … lo farò in questi giorni.

  3. Ho letto Revolutionary Road e ho visto anche il film che è davvero bellissimo … avevo anche fatto un post sul libro ma era nell’altro blog … forse dovrei metterlo

  4. sempre belli i tuoi post, a causa del ritmo, hanno una loro voce, ma adesso basta dire cose che sai, quindi? quindi prendo questo libro, mi hai convinto, anche perché le storie lunghe non riesco a leggerle, non ce la faccio. e non ce la faccio per motivi idioti, il primo è che in linea generale, come idea generale, trovo che leggere lui fece, lui girò la chiave lui disse, mi fanno dormire, insomma, tutti i personaggi che si trascinano, che devono essere trascinati a compiere azioni, come morti viventi innervati da dentro, è una cosa veramente stupida, come i film, sai, gli attori nel set, nella realtà del set, ultimamente non riesco a non pensare che quelli che tu vedi che stanno volando o anche solo scopando stanno facendo finta, sono dentro a delle stanze verniciate di verde con niente attorno, ansimano ma hanno gli organi incerottati alla pancia con del nastro, insomma un’altra realtà, celata a differenza della prima, di quella scritta, ma noiosa uguale. Ma allora? di fatto è poco probabile uscire dall’empasse: qualcosa bisogna muovere in un romanzo per darci l’idea che sia vero no?, o che il finto ( è sempre finto) ci decodifichi il vero, non fa questo la letteraura? non ci svela forse che il tramonto è un’invenzione? mah. e così l’attore deve fingere per darci l’idea che stia facendo sul serio…non è semplicissima la faccenda dell’arte, o dell’intrattenimento, ci sono molte cose da digerire, per dire: toh, ecco la vita com’è, e stai indicando un mucchio di fogli che si chiamano libro, o stai indicando un quadro ( tela più colori) o stai indicando un film di due ore, frutto di un lavoro di otto mesi, due anni, e che ne è stato di quelle ore mi chiedo? non contano…mi sono perso, ma non è grave, scrivo per questo, per sollecitare le endorfine, creare le gouste premesse per andare a letto, anci sul divano, che con mia moglie ho litigato e allora voglio difendere il mio orogolio ferito eccetera… vado spesso in libreria ovviamente, entro ed estraggo libri, li apro a caso, dopo la terza parola sono già annoiato, riprovo, niente, è una nausea, qualcosa mi occlude la gola, un tanfo, la rottura di cazzo di dovermi interessare anche a questo tizio che dirà certamente cose più profonde delle mie, che vivrà meglio la sua vita anche quando la spreca, perché il suo modo di sprecare è letteratura il mio solo vita che se ne va affanculo. allora ripongo il libro e mi chiedo se per caso non voglia delle figure invece che delle frasi, no, mi rendo conto che voglio leggere, ma poi ho capito, no, mi rendo conto che ho accettato che è lo spessore del libro che mi spaventa, penso che leggendo tutta quella roba non posso vivere il resto che intanto muta, che mi porterà via troppo tempo dalla registrazione delle mie sensazioni fantastiche, via dai miei microclimi a cui sono molto affezionato e all’interno dei quali posso coltivare le mie eterne malattie tanto carine, insomma troppa roba da leggere è un sacrificio sempre più doloroso per me, non ne vale la pena, nessuno vale tanto, ed è sempre più castrante investire la mia sensibilità per leggere di trame, intrecci, altre trame che portano ad altri intrecci, ad altri e immancabili lui fece lui disse, immancabili come i tergicristallo sulle automobili, cazzo, siamo nel 3000 e ancora quelle bacchette nere tipo zampa di coleottero sul vetro? nessuna soluzione migliore? insomma, allora le storie brevi, mi ero dimenticato di questa possibilità e questo libro mi pare possa andare. mi dici anche che è una scrittura breve, sintetica,no, lo hai detto meglio, scusami ma non mi va di andare a rileggere, racconti brevi e le poesie, che ne leggo tante e quasi sempre in bagno, sono perfette, non le lascio mai a metà come i libri, me le scelgo dense e brevi, arrivano o non arrivano insomma. Al massimo guarda approdo a quei romanzi pieni di spazi bianchi, con i caratteri belli grossi, con quell’alone bianco che mi fa amare le lettere, e fatti di frasi corte per dio, anche per disintossicarmi dal mio abbaiare, dalla mia raucedine, dalla mia logorrea, dalla mia bava sporca e sgrammaticata; frasi brevi come calci nelle palle dati da un nano incazzato di brutto, qualcosa che faccia male ecco, ma che sia bello, perché la bellezza fa male, deve far male e lo fa perché dura un attimo e non si ripeterà mai più sotto quella forma, mai e poi mai, e siccome dura un attimo si deve capire che è questo che rende la bellezza bella per davvero, si deve accettare i conseguenza che è inutile cercare di affondarvici le mani, di insistere, di ripeterla, cercare per esempio di respirare a lungo l’odore della benzina che a me personalmente piace molto, o quello che senti nelle cantine, che mi piace altrettanto, a furia di dai e dai, il profumo svanisce, gli occhi della donna che ami alla lunga si distraggono e tu dal canto tuo i culi delle altre mica ti sono indifferenti, e allora voglio qualcosa di breve e di intenso, ( “ma soprattutto breve caro, che ho fretta” ) e passare ad altro prima che la noia mi indichi lo stesso buco nel quale più o meno le cose s’ingorgano che è un piacere…è che il tempo ci incula a tutti quanti non trovi?, arte e vita vera, quella che nesuno può scrivere, quella che si svolge mentre pensiamo vagamente a qualche torto lontano, al detersivo da comprare, al rumore di un orologio, a una serie sofcata di ricordi, una nebulizzazione di parole formato spray che cala mentre guardiamo le zempe di un cane che camminano con effetto stroboscopico sul marciapiede in un giorno qualunque, roba che non si può scrivere e che se fosse registrata sarebbe un ruore di fondo, una gracchìo, roba del genere, e niente tutto quello che sei diventato sotto la cupola di pensiri inutili mentre ti trasformavi in quello che sei, ecco, tutto giù nel buco allo stesso modo, alla stessa velocità, realtà e fantasia, carne e spirito eccetera, insomma moriremo e non avremo capito un cazzo di cosa è accaduto, di come di quando e del perché, e questo è il succo dell’arte, perché non c’è altro alla fine di cui si possa parlare veramente, no, non c’è niente che sia più interessante di questo, e cioè che siamo fottuti dall’inzio, da sempre, da prima che imparissimo a leggere e questo pensiero da un po’ di tempo in qua mi crea benessere, mi crea quasi una pace, una sorta di ottimismo tragico se si può dire, che fa anhe spazio per altre cosuccie, poco spazio, quello che serve per una storia breve, ma non di più. Per cortesia, abbi pietà, non farmi rileggere, ciao. Dromo.

  5. Io nei libri non cerco le trame… io cerco cose che non si vedono … e non mi va chi scrive per farsi vedere che è bravo e carino anzi chi fa questo gioco (per esempio Paul Auster fa questo effetto) lo lascio stare. Credo che ti piacerebbe anche Romain Gary. Poi voglio sapere il giudizio su 11 solitudini …

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