La vita davanti a sé

Ma bisogna capirla, perché la vita era l’unica cosa che le restava. La gente tiene alla vita più che a tutto il resto, è anche buffo se si pensa a tutte le belle cose che ci sono al mondo”

Quando inizio a leggere un libro uso la matita per sottolineare, scrivere affianco, fare disegni o frecce. “La vita davanti a sé”di Romain Gary è un libro che ho sottolineato molto.. Le pagine 89 e 90 sono talmente belle che sono da fotocopiare e metterla in borsa. Il protagonista del libro è Momò un bambino arabo di 10 anni che vive in una specie di casa-famiglia tenuta da un ex prostituta ebrea a Parigi. Il bambino dice di voler scrivere un nuovo “I Miserabili” di Victor Hugo con i personaggi del suo tempo. Personaggi da girone dell’inferno, bambini di prostitute abbandonati, drogati, trans, prostitute, persone che sembrerebbero cadute in povertà e invece non è così, in questo libro sono personaggi capaci di amare, educare e vivere.

Non è un libro denuncia, niente di tutto ciò, non è un libro “stile-Chiesa”. Spiego meglio il concetto “stile-Chiesa”, quando lavoravo nei Balcani mi arrabbiavo molto quando leggevo i racconti che scrivevano i volontari dopo l’esperienza nei campi di lavoro, cazzo quei racconti erano strappalacrime con inutili parole. Quello che i volontari vedevano era semplicemente LA VITA, ma a noi la vita semplice non piace, dobbiamo metterci profumi e colori per renderla più appetitosa e meno insopportabile, dobbiamo rendercela difficile con amori insopportabili e dobbiamo rendercela frenetica giusto per non fermarci a pensare che in fondo cazzo è solo questo.

Questo libro parla di vita, di solitudine davanti alla morte, della vecchiaia che avanza e la vita davanti a sé diventa consapevolezza di quel poco che ti resta. Tutto scritto in modo semplice, qualcuno potrebbe definirlo cinico ma non è così, è semplicemente saggezza che non è nient’altro che conoscenza usata bene. Ora la saggezza si dice che si acquista con l’età, mi dispiace non sono d’accordo perché si parte dall’idea errata che più tempo hai vissuto  e più hai conoscenza del mondo, io non credo che sia così, tanti anziani non sono saggi perché campano 90 anni.

Il dott. Kambublus  su questo libro dice “Chi conosce Walter Ong (Oralità e scrittura), troverà che il testo è intriso dei modi della cultura orale, innanzitutto nel movimento dell’indescrivibile parlato dello stile” ora non ricordo dove ho letto che l’oralità è un senso dell’amore e io sono d’accordo, quindi questo libro si basa sulla saggezza e sull’amore di un bambino di dieci anni che con stile semplice vi racconta la sua vita senza profumi e colori insomma per quello che realmente è.

Qualcuno lo troverà pessimista, altri lo troveranno pieno di speranza e amore e io? Io posso dire che la conoscenza serve sempre anche se fa male dentro.

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2 pensieri su “La vita davanti a sé

  1. “la mia vita schifa” del giovane Momo e “mia infanzia schifa” del giovane Holden.

    Momo e Holden sono amici, ci scommetto, e Madame Rosa prepara il pranzo a entrambi.

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