L’angoscia del re Salomone

It’s the last thing on my mind
Why you wanna hide it?
I turn the engine over and my body just comes alive and we all just runaway
I knew that when I met you, I’m not gonna let you runaway
I knew that when I held you, I wasn’t lettin go, no no no!
And we’re all just runaways

L’altro giorno parlavo al telefono con una mia amica di un racconto di Cechov intitolato “L’angoscia”. Chiusa la comunicazione mio figlio, chiamata anche la piccola spia del Mossad, ha domandato “Mamma, cos’è l’angoscia?”. Non è semplice spiegare l’angoscia. “Ti ricordi quando ti sei perso al supermercato e piangevi come un disperato? Ecco hai provato l’angoscia” “Ma è una cosa bruttissima”. Sì, è una cosa bruttissima e quando diventerai grande cercherai di contenerla, questo non l’ho detto a mio figlio.

“L’angoscia del re Salomone” di Romain Gary è un libro dove la parola “angoscia” viene scritta a pag. 9 e non vi lascia più. Se siete di quelli che cercano di contenere l’angoscia nascondendola dietro i prodotti e schemi del mondo contemporaneo questo non è il vostro libro ed a questo proposito vorrei fare delle considerazioni estive. Girando un po’ per il bel paese, e non solo, ho notato delle cose veramente interessanti. Primo, il 90% delle donne dai 25 ai 40 anni non hanno i capelli del colore originario, tra colpi di sole e tinture non si capisce con che cazzo di colore sono nate (un mio amico ha detto come si può risolvere il problema, ma lasciamo stare anche lì potremo avere delle sorprese visto le nuove tendenze estetiche). Secondo, il 60% della popolazione dai 20 ai 50 anni possiede un tatuaggio (anche i 60enni lo hanno ma la percentuale è più bassa), è un’ottima cosa da fare ho pensato, così sarà più facile riconoscerti quando muori e non hai documenti, prima c’era l’arcata dei denti ora c’è il tatuaggio, prima una cosa nascosta ora alla luce del sole e non ditemi cazzo che non sono cambiati i tempi. Vi starete chiedendo cosa c’entra tutte queste stronzate con l’angoscia. Non preoccupatevi c’è tutto. Mio figlio al supermercato si è sentito solo e disperato ma se fosse stato con un amichetto non avrebbe reagito così e quindi? L’angoscia pesa di meno quando ci si sente meno soli e allora cari miei cosa si fa per sentirsi meno soli? Si fa quello che fanno gli altri. Si può anche arrivare a pensare che il modello dei consumi odierni si nutre della nostra stessa angoscia, in fondo non si dice che il nostro sistema è come un cane che si morde la coda?

Ma se invece siete di quelli che pensano che “conoscere fa venire meno angoscia” allora questo è il vostro libro ed è un bellissimo libro dove si trova di tutto e tutti insomma un vero e proprio trattato di filosofia ma che straripa di humour ebraico. Dove potreste trovare che per vivere felici dobbiamo vivere nascosti oppure che stiamo insieme ad una persona solo perché in giro non troviamo di meglio, pensalo al contrario cioè che l’altro sta al tuo fianco perché non ha trovato di meglio capisci anche perché ti lasciavano per la biondina sorridente o per la mora casalinga ma qui entriamo in un discorso troppo complicato e nello stesso tempo angosciante e mi dispiace dirlo ma una delle prime regole dell’autodidatta dell’angoscia è prendere le distanze dalle cose angoscianti “Prendere le distanze, allontanarti da ciò che ti tocca o ti fa paura. È una forma di autodifesa. Quando sei angosciato ti allontani dalla cosa riducendola allo stato asciutto in cui essa si trova nel dizionario”. Voi non siete mai fuggiti da qualcosa? In fondo siamo tutti dei fuggitivi

Salomon Rubinstein nel libro crea un’associazione dove le persone telefonano per sentirsi meno sole (c’è ne sono parecchie oggi nel mondo contemporaneo) e perché così tanto “successo”? Semplice, fuori c’è un’umanità fragile che chiede solo da troppo tempo di essere ascoltata e consolata e qui torniamo al racconto bellissimo di Cechov (oppure potremo parlare dei blog ma io preferisco parlare di Cechov). Il protagonista Jona Potapov è un vetturino a cui è morto il figlio, in una notte fredda e nevosa cerca disperatamente qualcuno a cui confidare questo dolore ma non c’è nessuno che voglia ascoltarlo, alla fine parlerà con la sua cavalla ed il racconto termina così “Jona si lascia andare, ed ecco finalmente racconta tutto a lei” non è bellissimo quel “ecco finalmente”? Sembra che l’angoscia si faccia leggera e noi tiriamo un sospiro di sollievo per il povero Jonas e lo tirerete anche voi un bel sospiro di sollievo dopo che terminerete questo libro. Il sospiro di sollievo non lo troverete mai in Richard Yates ma questo scrittore merita un post tutto suo.

Il  sospiro di sollievo  significa che non puoi rifiutarti di vivere e  come dice il signor Rubinstein “Il mondo diventa ogni giorno sempre più pesante da portare”  e trovare un libro, una canzone o una persona che ti toglie un po’ di dolore è sempre una cosa favolosa o no?

http://www.youtube.com/watch?v=AmkBSJd8wKo

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3 pensieri su “L’angoscia del re Salomone

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