Oblomov

Terminare il romanzo Oblomov prima d’iniziare un viaggio da la possibilità di chiedersi se viaggiare e vedere altri luoghi sia un’ottima procedura per avanzare nel mondo in modo consapevole. Si dice che sono gli sbagli a far crescere l’uomo, stronzate, io sono sempre stata convinta che fosse osservare il mondo e valutare continuamente, ma poi leggi Oblomov di Goncarov e leggi un’altra procedura.  Oblomov non esce mai dalla sua Pietroburgo e nella sua vita non ha mai viaggiato (nemmeno per andare a vedere una sua tenuta) anzi nelle prime 200 pagine del libro non si alza dal divano ed è il mondo che va da lui sottoforma di vari tipi di esseri umani. L’unico che piace a Oblomov è il suo amico Stoltz. L’amico vorrebbe spingerlo a viaggiare, a conoscere il mondo e forse anche a innamorarsi di una donna. Il nostro Oblomov, invece, non ha nessuna voglia “socializzare”, lui vorrebbe essere lasciato in pace tra la sua polvere e con il suo fidato servo Zakhar.

Il romanzo è ambientato nella Russia del 1860, da qui la certezza che il libro volesse rappresentare una particolare classe dirigente russa (un po’ come tutti i romanzi russi di quei tempi), io penso anzi sono convinta che Oblomov sia qualcosa di più, molto di più. Nel libro “La vita davanti a sé” di Romain Gary c’è questa frase “Il signor Hamil s’era perduto dentro perché la vita fa vivere la gente senza fare una grande attenzione a quello che gli succede” ecco Oblomov non si è perduto, possiede attenzione e vive la sua vita.

Il protagonista di questo libro rappresenta quelle persone buone, semplici, ingenue che non trovano posto in nessuna posizione storica, non c’entra la Russia del 1840 o l’Italia del 2012, c’entra semplicemente la natura umana. Oblomov non è un diverso che soccombe, non è un rassegnato o un passivo. Oblomov capisce le regole e decide la sua tattica. Oblomov s’innamora ma se ne tira fuori. E qui mi sono chiesta perché? Perché un essere umano che incontra l’amore si comporta così? Forse perché amare è troppo impegnativo? Meglio una donna che provoca meno danni emotivi e quindi preferire una semplice o ingenua? E’ meglio una donna che non costringa a conoscersi? Cazzo, non c’è una semplice risposta, sembrerebbe di trovarci davanti a quelle classiche domande esistenziali che hanno rotto tanto le palle nel periodo dell’adolescenza. Domande tipo: “cosa voglio dalla vita?” “perché si vive?” e alcuni di noi quelle domande se le portano ancora dentro e da qui quella che definiamo inquietudine dalla quale non si trova mai pace (che poi si trasforma in angoscia con l’avanzare dell’età perché entra il fattore tempo). Le ultime 20 pagine del libro sono toccanti, sì è il termine esatto è “toccante”. Gli occhi si sono bagnati per l’emozione di leggere un elogio così bello a un’esistenza semplice e umile, a una vita che agli occhi degli altri è inutile, invece non è così perché in fondo nessuna vita è inutile (parlare di bene e male è un’altra questione) anche se vissuta con o senza inquietudine o angoscia.

A una che viaggia per assecondare l’inquietudine questo libro è piaciuto molto perché queste pagine hanno toccato quella pesantezza di vivere (da qui nasce l’inquietudine) E comunque mi è strano scrivere su un treno che va a 360 km l’ora un post su un libro dove il protagonista è uno che non viaggia e mi chiedo se Oblomov fosse nato nei nostri tempi, avrebbe usato internet? Avrebbe potuto vedere il mondo senza muoversi da casa, sicuramente no perché in fondo lui non sa che cos’è l’inquietudine e mi viene da pensare teneramente, beato lui.

http://www.youtube.com/watch?v=Dw17-BEFb3Y&feature=related

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11 pensieri su “Oblomov

  1. due dei libri che hai consigliato negli anni che ho letto. Tutti e due davvero belli, interessanti, con qualcosa da comunicare.

    Oblomov poi è davvero una chicca, pensare ad una vita del genere, meglio, ad un ritiro dalla vita intesa come lotta, socializzazione e movimento. Davvero, oggi sarebbe possibile ?

  2. Oblomov del 2012 se ne fregherebbe altamente di come lo considerano e giudicano … e poi perchè sarebbe un reietto sociale? Solo perchè non fa la lotta? O socializza? Ma scusa dove sta scritto che si debba socializzare oer forza? E poi Oblomov aveva amici e a modo suo socializzava … qua siamo tutti un po’ sfigati o no?

  3. Beh ma la nostra è una società che punta tutto sull’apparenza, se non appari in un certo modo e non sembri in un certo modo sei automaticamente out. Che poi noi ce ne sbattiamo della vulgata maggioritaria è un altro discorso 🙂

    1. Potrebbe dire la stessa cosa Oblomovo “Viaggi, vestiti, cene, amore. Apparire, parlare, socializzare e perchè? Perchè far tutto questo? Il tempo comunque passa per tutti. Poveri sfigati. Affannarsi per cosa? Mah?

  4. Lessi questo libro parecchi anni fa e continuo a considerarlo il “mio” libro, perchè tante volte mi sono sentita Oblomov, ed è stato una consolazione pensarlo. Quella di Oblomov non credo che sia una vera e propria scelta, ma una condizione naturale, insita nell’animo suo e delle persone come lui; in quanto all’inquitudine, non sono convinta fino in fondo che non la provasse, forse non riteneva utile esprimerla. Ma può darsi che la memoria abbia trasformato il ricordo del libro, facendolo adattare alla mia visione delle cose.

    1. Io credo che la sua “pigrizia” fosse voluta e in un certo senso “scelta” e l’inquieta sono io non Oblomov 🙂 … si dice che il libro volesse descrivere un tipo di borghesia russa in fondo c’è chi non ama i cambiamenti e le conseguenze che comportano perchè indietro non si può tornare e tutto questo Oblomov lo sapeva e quindi perchè innamorarsi? Perchè cambiare? Perchè vivere quando il tempo scorre per tutti? Bellissimo libro!!!

  5. Credevo che questo articolo si fosse perso nel trasloco, ma fortunatamente non è così perchè una volta finito Oblomov mi ha colpito una cosa: ho letto qualche commento o recensione al libro, ma l’unica che non giudica il protagonista sei tu. Un punto di vista così originale è difficile da sostenere, soprattutto per un libro come questo.

  6. Io non giudico mai nessuno, cosa difficile da non fare visti i tempi, ma fondamentalmente parto dal concetto di base che io mi faccio i cazzi miei e che ognuno è libero di vivere come vuole basta chenon rompe le palle. Oblomov non faceva male a nessuno e quindi perchè giudicarlo. Ora qualcuno potrebbe dire “il male lo faceva a se stesso” e chi sei tu per dirlo? E se lui piaceva vivere così? Chi siamo per giudicare Oblomov? Certo poi se vedessimo il libro come l’immobilismo della società russa è un’altra cosa ma io leggo i libri per vedere altri mondi, altre persone sai sono alquanto limitata.

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