Assalonne, Assalonne!

Vi è mai capitato che qualche vostro caro amico si tolga la vita? A me sì. E’ una strana sensazione, di forte stordimento e rimanete inspiegabilmente senza pensare, cosa rara per un essere umano. La testa gira e il vostro corpo è senza peso. Non è una sensazione come l’amore. L’amore vi inebria questa vi prosciuga qualcosa dentro. E’ diverso dal sapere di una morte naturale o tragica, il suicidio vi destabilizza l’esistenza per sempre. Vi fa nascere domande che non avranno mai risposte. Farete vostre teorie psicologiche che non avranno mai un cazzo di riscontro perché la persona in questione ha deciso semplicemente di prendere una corda e d’impiccarsi ad una trave del soffitto perché riteneva la sua vita non degna di essere vissuta. Naturalmente il vostro parere era praticamente l’opposto ma di questo non ne avete mai parlato con lui, a 30 anni si hanno altri pensieri. Allora che si fa? Si cercano parenti e amici dell’amico per conoscere forse una parte dei suoi pensieri nascosti. Inizia così un viaggio nella vita di una persona che non c’è più e si vengono a scoprire cose terribili, e quindi si cerca un altro amico per condividere le cose scoperte e l’altro diventa curioso quasi ansioso però voi non passate tutte le informazioni perché avete il terrore di scoprire qualche verità, tanto si sa che parlando e ragionando le nubi si diradano.

Quentin Compton racconta a Shreve, suo compagno di college, la storia di uomo, un certo Thomas Sutpen. Un uomo che veniva definito “demonio”. Un uomo del Sud che possiede un lato buio della sua esistenza. Chi è Thomas Sutpen? E’ un pragmatico nella scelta dei mezzi per raggiungere i suoi scopi. Egli desidera l’immortalità attraverso l’istituzione di una piantagione. Nessun codice morale del sud o di un altro mondo governa le sue azioni. Avrà due figli ma poi si scoprirà che ha un altro figlio nato da un suo precedente matrimonio. Le vite dei suoi figli saranno segnate da una fine tragica e dolorosa.

“Assalonne, Assalonne” è un libro di William Faulkner e il titolo si riferisce alla biblica storia di Assalonne, figlio di Davide che si ribella contro il padre. Il libro si basa sul racconto del giovane Quentin.

Faulkner è un farabutto e adesso vi spiego il perché. Vi tratta male dalla prima pagina non facendovi capire niente di quello che state leggendo, poi vi scaraventa davanti Thomas Supten che è una personaggio inquietante. A metà del libro siete praticamente rapiti, date la mano al farabutto e dite “Va bene. Portami dovunque”. Muta rassegnazione. Ma tanto lo sapete che la fatica verrà ripagata perché state leggendo il grande Faulkner che vi porta davanti ad una casa che brucia e cazzo il calore lo sentite anche. Un po’ come in “Mentre morivo”, a costruire la bara sotto la pioggia c’eri anche tu. Ho letto un po’ in giro che la scrittura di Faulkner viene definita “barocca” e che significa? Il barocco è uno stile architettonico con fronzoli  che servono solo per appesantire, gli aggettivi di Faulkner servono per “sentire” e “vivere” nel libro, non sono per niente fronzoli, sono le parole giuste per far nascere una sensazione e legarsi per sempre ad un libro.

Il farabutto Faulkner che scrive sempre della sua terra e vi tratta male. Una volta David Foster Wallace parlando ai suoi lettori disse: “scrivere per causare un leggero dolore”. Non ho dubbi, Faulkner ci riesce perfettamente, ma poi a me la vita facile non è mai piaciuta. Si direbbe quasi, a detta degli altri, che sia un tipo coraggioso ma non è così. Penso semplicemente che ho una vita sola e le cose le voglio vedere con i miei occhi perché una vita è degna di essere vissuta fino in fondo nel bene e nel male, anche se un mio caro amico non la pensava come me, peccato.

http://www.youtube.com/watch?v=yTSpvCV34Ok

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