A sangue freddo

I know my rights, I’ve been here all day and it’s time 
For me to go, so let me know if it’s alright 
I just can’t take this, I swear I told you the truth 
She couldn’t scream while I held her close 
I swore I’d never let her go 

“A sangue freddo” di Truman Capote fa parte di quei libri che movimentano la vita o meglio i neuroni. Inizi a leggere e bang! Il gioco è fatto, rimani incollato. Stai fermo nel traffico e tu pensi al libro, stai parlando con un amico e tu pensi al libro, stai in coda del supermercato e tu pensi al libro (finito in 4 giorni). Esiste solo il libro. Non vedi l’ora di tornare a casa per leggerlo ma la cosa bella e che tu del libro già sai tutto, sai la storia, sai chi muore, sai chi sono gli assassini e, cosa più importante, sai la fine. Allora che cos’è che ti conquista? Lo stile di Capote? Certo. L’argomento? Si. La curiosità? Bingo! “Era la prima volta che al pubblico veniva concesso di visitare la tenuta dei Clutter dopo la scoperta dell’eccidio, circostanza che spiegava la presenza di quell’immensa accolta: quelli venuti per curiosità”. Credo che sia proprio la curiosità insieme a quello andare a fondo di Capote con quello stile pulito e freddo, il non rimanere sulla superficie è quello che ti fa incollare al libro.

Capote riesce a vivisezionare tutto: la città, i morti, gli animali, le strade, gli assassini, lo sceriffo, le famiglie, la neve e la giustizia. Da quando inizi il libro pensi, anzi sei sicura che i due assassini che giustiziano un’intera famiglia debbano morire, si lo pensi. Poi alla fine inizi ad essere sballottato tra due pensieri “Devono morire” o “Devono vivere”? Insomma pena di morte si o no per questi due assassini? E non è un discorso politico, etico, religioso è semplicemente un discorso pratico … brutto da dirsi … questi due sono pericolosi per la società? Siamo pratici e non nascondiamoci dietro a tanti paroloni, poniamo bene la domanda: se questi due tornassero in libertà potrebbero uccidere di nuovo? Perché se la risposta fosse positiva, è inutile perdere tempo e soldi. Discorso leggermente antipatico ma qualche volta bisogna farlo. E se dopo uccisi non si prova quel sentimento di liberazione e completamento che tanto sperava lo sceriffo Dewey? Non importa, almeno saremo più sicuri con due psicopatici in meno sulla faccia della terra, vi pare? I nostri figli possono continuare a giocare e noi staremo più tranquilli. Tranquilli, dopo quello che è successo? C’è una parte del libro dove la moglie dello sceriffo chiede al marito semmai riprenderanno una vita normale, il marito non risponde, eh si cari miei, dopo un fatto efferato niente tornerà come prima nemmeno uccidendo gli assassini, nessuna cosa o persona ritornerà come prima.

E poi c’è quel concetto di vendetta, ad un certo punto un condannato dice “Be’, cosa c’è da dire sulla condanna a morte? Io non sono contrario. Si tratta solo di vendetta, ma che c’è di male nella vendetta? È molto importante”… che c’è di male nella vendetta? La vendetta, sentimento primario, sentimento umano e quindi siccome lo Stato è fatto di uomini perché non si può vendicare? Logico o no?

Girando su internet ho visto che questo libro è stato il primo a creare un genere “il romanzo-verità” non credo che fosse l’obiettivo di Capote … obiettivo troppo superficiale per una mente come la sua … l’obiettivo era di trasportare i lettori in un altro mondo (ricordiamo che Capote rimarrà affascinato da uno dei due assassini) che è il mondo dove tutto è “a sangue freddo”.

A sangue freddo loro uccidono e a sangue freddo verranno uccisi dallo Stato. Un mondo dove tutto viene visto dall’esterno, non c’è partecipazione e c’è quel distacco che in alcune situazioni ti salva l’equilibrio e la vita (forse così l’uomo riesce ad uccidere).

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8 pensieri su “A sangue freddo

  1. Anche se commentai già questo articolo, ricommento perchè farlo passare in sordina è imperdonabile, visto il valore del libro.

    Fantastico il lavoro di Capote e funziona proprio come hai detto te : la voglia di finirlo è incredibile, anche considerando che fin dall’inizio sai tutto, chi muore, chi uccide, come finisce…
    L’ho letto fra Madrid e Lisbona, alla sera dopo i giri per musei e monumenti… indicativo di quanto sia accattivante, se dopo una giornata di cammino riuscivo a leggere per un’ora…

  2. Ma l’importante è leggerlo il post, commentarlo è superfluo. Cmq grazie, almeno l’hai fatto per Capote che di pubblicità dalla ultima ruota del carro non ne ha bisogno 😉

  3. “Preghiere esaudite” lo conosci ?

    Ho iniziato a leggerlo ieri, capisco perchè dopo l’uscita di alcuni capitoli sia stato messo al bando da tutta la società che aveva sempre frequentato…

    1. Sì letto ma non lo trovo uno dei migliori lavori di Truman. Fu odiato e capisci anche perchè. Sputare nel piatto dove hai mangiato fino a ieri non è una cosa bella ma è anche vero che Truman non era come loro. Truman li “sfruttava” “studiava” era un piccoletto cinico insomma lui era il più intelligente di tutti.

      1. Confesso che alcuni passaggi volgarissimi del primo capitolo mi fanno morire dal ridere… ti farò sapere una volta terminata la lettura…

        Adesso sto leggendo parecchie cose di Kapuscinski che mi sta prendendo parecchio.

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