Mao II

“It’s the end of the world as we know it and I feel fine.
The other night I tripped a nice continental drift divide.
Mount St. Edelite. Leonard Bernstein. Leonid Breshnev, Lenny Bruce and Lester Bangs.
Birthday party, cheesecake, jelly bean, boom!
You symbiotic, patriotic, slam, but neck, right? Right”

Guardiamo la televisione tutti i giorni, chi di più e chi di meno. Alcune scene entrano nel cervello e da lì non se ne vanno più via, forse perché mentre le guardiamo associamo emozioni, pensieri e la maggior parte anche delle domande. Alcune scene non le capiamo proprio forse perché non viviamo in quel paese oppure non riusciamo a comprendere quello che sta succedendo. In altre viviamo “empaticamente” la situazione e rimaniamo lì sotto lo tsunami via etere che sta arrivando e sono proprio quelle che entreranno a far parte del nostro arredo mentale. Io ne possiedo molte, tutte ben conservate, il cadavere che galleggia dopo la strage di Ustica, la voce del piccolo Alfredino nel fosso, i corpi schiacciati dell’Heysel, i bambini che corrono via dalla scuola di Beslan, l’orologio fermo della stazione di Bologna, sono solo alcune ma ne ho molte di più, giuro.

Rimaniamo lì impotenti mentre il nostro cervello registra tutto, anche quello che stavamo facendo nel momento in cui ci siamo fermati per farci fare del “male” dalle immagini in diretta, non possiamo più cancellarle e non possiamo resistere nemmeno quando ritornano inspiegabilmente a galla.

Mao II di Don DeLillo inizia con un matrimonio di massa in uno stadio americano celebrato dal Reverendo Moon e continua presentando i vari personaggi: Bill Gray, uno scrittore eremita, Scott, il suo agente, Karen, la compagna di Scott ed ex adepta del Reverendo Moon, Brita Nillson, fotografa di soli scrittori e infine sullo sfondo abbiamo le città di New York, Londra e Beirut dove è stato preso in ostaggio un giovane poeta da parte di un gruppo di terroristi. E se poi aggiungessimo il dipinto di Andy Warhol su Mao potreste averne la sensazione che il libro sia un miscuglio di tante cose, ma cari miei stiamo parlando di Don DeLillo e quindi quello che ne esce fuori è un piccolo capolavoro.

Un romanzo che parla di letteratura, del ruolo dello scrittore e di come i terroristi influenzano, attraverso il terrore le nostre coscienze. In fondo gli scrittori in Occidente non costituiscono più un pericolo e ci sono rimasti invece i terroristi che con le loro azioni criticano la nostra civiltà. I personaggi, come noi, vivono tempi incerti e pieni di paure e la loro vita esprime un disagio permanente al mondo e agli avvenimenti che si susseguono e nella scrittura ritorna in modo persistente il quadro Mao II quasi a voler farci comprendere le innegabili disfunzioni operate dalla società di massa.

Piccola perla nel libro è la descrizione, come quella del matrimonio iniziale, del funerale nel 1989 dell’Ayatolla Khomeini a Teheran. Karen guarda la televisione e non riesce a distogliere lo sguardo, non comprendendo invece come Brita rimanga indifferente a tutto ciò, in fondo ci siamo anche abituati a ritenere “normali” e “funzionali” avvenimenti che non comprendiamo. Una descrizione potente che solo un grande scrittore è in grado di fare.

E non so se voi è mai successo di entrare a contatto con il terrore cioè di sentire esplodere una bomba per esempio e voi siete lì che cercate un semplice parcheggio? A me sì, è la cosa strana che ebbi la sensazione che fosse un film, continuavo a ripetermi in modo ossessionante “Non sono io, non sono io” anche quando toglievo i calcinacci dalla mia macchina. Era la convinzione errata che certe cose non possano succedere a noi? La strana convinzione che se le cose succedono dall’altra parte del mondo, io sono salva? Vedendo come va il mondo credo di sì. Forse se capissimo tutti, come lo scrittore Bill Gray a metà del libro, che vivere fuori dal mondo non ci salva e che allevare i nostri figli a vivere come tanti atomi non porta a niente, forse alla fine di tutto ciò gli scrittori ritornerebbero a “influenzarci”, forse noi alla fine di tutto questo potremmo parlare di aver speso bene il nostro tempo e di aver reso il mondo un posto migliore.

Ma tanto la fine del mondo è vicina quindi cazzo perché dovremmo fare tutta questa fatica … diamoci al ballo

http://www.youtube.com/watch?v=u2UhvN0k74w&feature=fvwrel

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4 pensieri su “Mao II

  1. ah, tu hai letto nella scelta dello scrittore un riscatto? in effetti potrebbe anche starci, ma non è esplicitato, non mi pare, o se sì non mi è rimasto. Mi pare invece esplicita la sua deriva e la sua stanchezza che persiste fino alla fine, fino alla partenza. Secondo me lui sospettava che il terrorismo fosse una tecnica più efficace del romanzo per far cambiare le cose, altrimenti avrebbe scritto, ( finito il suo romanzo interminabile) non si sarebbe sacrificato e con lui quanto rimaneva di sacro nella figura dello scrittore, le sue spoglie, il retaggio.

    E’ che tutto ( tutti i linguaggi: del corpo e della memoria tra loro due; l’arte e i barboni per la strada; gli eventi religiosi e la tv; la scrittura col mito dello scrittore e col mito dell’allievo; il rito funebre della fotografia; la pittura; i rapporti famigliari, corrosi dall’ego…) in questo romanzo eccezionalmente breve e straodinario, tende ad assotigliarsi: è questo per me il senso di Mao II ( il quadro e l’icona): tendere alla superficie, irrimediabilmente; alla superifcie in quanto è l’unica condizione che esiste e che fa esistere. mah.

    1. Questo libro era un tuo consiglio. Non so dove ne avevamo parlato ma comunque a te era piaciuto tanto e quindi io mi sono regolata di conseguenza poi nei libri ognuno “risponde” a modo suo

      1. non era una critica. come è difficile parlarsi scrivendo. ha qualcosa di sbagliato, come se la prima intenzione non c’entrasse con la seconda, come fossero due cose diverse, anche se usano la stessa sostanza…e questo è una gran bel libro e sono contento ti sia piaciuto. a me è piaciuto anche il suo “punto omega”, ma al momento è piaciuto a me, a lui che lo ha scritto direi, e non ho trovato altri…

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